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Danimarca: via tutte le restrizioni anti-COVID e maggior rigore verso l’immigrazione

La Danimarca è ufficialmente il primo Paese dell’Unione Europea ad aver tolto le misure restrittive anti-COVID: dal 10 settembre i danesi sono tornati alla vera normalità pre-pandemia. Già il 27 agosto il Ministero della Sanità scriveva sul sito ufficiale che il COVID non rappresentava più una malattia grave per la società. Il ministro Magnus Heunicke dà il merito alla percentuale di cittadini vaccinati (circa i tre quarti della popolazione) e sottolinea che il governo ha mantenuto la promessa di togliere quelle misure restrittive divenute non più necessarie; tuttavia avverte che non essendo ancora usciti del tutto dall’epidemia, il governo saprà agire velocemente qualora il virus tornasse a minacciare il funzionamento della società danese. La Danimarca era stata il primo Paese UE a imporre il Green Pass nel mese di aprile, ma ora lo ha tolto pure per l’ingresso in locali con vasto pubblico come discoteche e stadi. Secondo i dati ufficiali dell’OMS, su una popolazione di circa 5 milioni e 800mila persone, a partire dal 3 gennaio 2020 vi sono stati 350mila casi confermati di contagio e 2600 decessi. Così, ora si presenta il problema della gestione del surplus di vaccini. Come deciso dal Ministero della Sanità, dal 14 settembre lo Statens Serum Insititut, l’ente statale danese che si occupa della ricerca, della lotta e della prevenzione delle malattie infettive (e anche delle malattie congenite e delle armi di distruzione di massa), è autorizzato a evadere richieste di vaccini Johnson&Johnson da soggetti privati, come ad esempio aziende che vogliano offrirlo ai propri dipendenti. L’iniziativa è stata pensata soprattutto per chi finora non poteva avere accesso al programma nazionale di vaccinazione, come ad esempio i marinai di varie nazionalità, i turisti e i danesi residenti all’estero. Con questo sistema, il Ministero prevede di andare avanti fino a esaurire le scorte oppure fino alla scadenza stessa dei vaccini nel 2023.

In politica interna il governo di centro-sinistra, intanto, prosegue nella sua linea rigorosa verso l’immigrazione. L’obiettivo dichiarato dalla premier Matte Frederiksen è quello di agevolare l’integrazione dei migranti nella società danese. Per farlo, la nuova idea è richiedere un minimo di 37 ore di lavoro settimanali a coloro che hanno ricevuto i sussidi statali per tre o quattro anni senza però aver raggiunto un buon livello di lingua danese; la misura è rivolta in particolare alle donne di provenienza non occidentale. La ratio è quella di smettere di concedere aiuto agli immigrati senza chiedere nulla in cambio e di indurre questi ultimi ad essere utili alla Danimarca col proprio lavoro o altrimenti di lavorare per ottenere dei benefici dallo Stato. Inoltre, il governo – sostenuto dai Socialdemocratici – dopo aver fatto crollato il numero delle domande di asilo (dalle 21mila del 2015 alle 851 del 2021) ha fissato l’obiettivo di arrivare a zero richieste.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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