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Dalla Francia prove di fiducia per la ricerca russa sul vaccino

Putin ha annunciato che in Russia è stato creato il primo vaccino anti-coronavirus, il cui test è stato effettuato persino sulla figlia del presidente stesso. Circa 20 Paesi hanno già richiesto più di un miliardo di dosi. La rivista francese “Atlantico” ha chiesto a Stéphane Gayet, medico e docente presso l’Università di Strasburgo, di riflettere sull’efficacia dello “Sputnik V” e sulla componente politica della “corsa ai vaccini”.

Secondo Gayet quando il discorso verte sulla Russia e in particolare su Vladimir Putin, dobbiamo aspettarci di tutto. La Russia di oggi non è più una grande potenza, nel migliore dei casi è una potenza di medio livello, ed è poco rispetto all’Europa, alla Cina e agli USA. Tuttavia dispone di una élite intellettuale molto forte e di un avanzato know how in campi come gli armamenti, lo spazio e le biotecnologie.

Vladimir Putin è uno stratega e un politico capace. La Russia è presente nei teatri di operazioni militari da cui può trarre dei vantaggi in una prospettiva di medio termine. Si occupa attivamente dello sviluppo di nuove armi e di ricerche aerospaziali. E anche se di questo si parla meno, la Russia ha ottenuto molto nella sfera delle biotecnologie. Ad ogni modo, tutto ciò avviene a discapito della popolazione, che solitamente rimane sacrificata allo sviluppo del Paese. In Russia hanno mantenuto certe abitudini sovietiche: oggi i suoi vertici non pensano troppo alla democrazia e al benessere dei cittadini, ma si limitano a fare quanto basta per crearne l’illusione e per evitare le proteste.

L’imprudenza è qualcosa di estraneo a Putin – specifica Gayet – il quale si assume solo rischi ben calcolati. Se uno scienziato che occupa un posto da dirigente gli dicesse “Potete anunciare che abbiamo creato un vaccino efficace!”, e poi questo non si rivela come promesso, allora non invidierei il destino di quell’uomo… Qualcosa del genere accade in Cina, dove le persone scompaiono senza che si sappia cosa sia accaduto loro.

È bene ricordare che il vaccino è un farmaco. In Europa, l’elaborazione, la fabbricazione e la vendita dei farmaci, compresi quindi i vaccini, è regolata da una legislazione severa e complessa. La Federazione Russa rientra nel novero dei 192 Stati membri dell’OMS, ed è così obbligata a finanziare l’organizzazione e a trasmetterle i dati sanitari. In ogni caso l’OMS non definisce un quadro giuridico avente forza di legge  per le attività mediche e di ricerca: perciò la Russia agisce come ritiene opportuno. Si intende, noi ci attendiamo trasparenza dagli specialisti russi, ma questi sono tenuti a rispettare almeno i propri regolamenti. Questo spiega in parte anche la loro grande rapidità di azione rispetto ai Paesi europei, frenati dalla moltitudine di regole dell’Unione Europea (che generano non poco scontento).

E allora, se la Russia ha dichiarato di aver creato un vaccino contro il covid-19, attualmente al terzo stadio, bisogna dare qualche spiegazione.

Dopo aver elaborato la sostanza che potrà in seguito diventare il farmaco, essa deve passare attraverso quattro fasi (più ancora un’altra) di test clinici, prima di poter iniziare ad essere venduta. La fase 0 è quella pre-clinica in cui vengono valutate l’efficacia e la tossicità sugli animali. La fase 1 è la valutazione della tollerabilità da parte di un individuo sano (o di uno malato in caso di malattie molto gravi). La fase 2 è la verifica dell’efficacia farmalocogica sulle persone malate (in totale alcune decine di individui: la prima parte ha l’obiettivo di trovare la dose minima efficace, mentre la seconda di trovare la dose ottimale). La fase 3 prevede la verifica dell’efficacia clinica su alcune centinaia o migliaia di pazienti. La fase 4 valuta il farmaco dopo che hanno iniziato a venderlo (effetti collaterali, controllo farmacologico, strategia terapeutica).

Il vaccino si trova ufficialmente nella terza fase, implicando perciò che siano andate bene la sperimentazione sugli animali, la prova di tolleranza umana e di efficacia farmacologica (stimolazione del sistema immunitario), mentre adesso viene verificata la sua efficacia clinica su un gran numero di pazienti.

Considerato tutto ciò, il vaccino dovrebbe essere sicuro. Per rendere le sue parole convincenti, Vladimir Putin ha addirittura detto che il vaccino è stato iniettato su sua figlia. È una mossa molto abile, che conferma nuovamente la bravura politica di questo capo di Stato. Comunque sia, le sue parole non danno la garanzia che il vaccino fornisca veramente una difesa contro il virus, ma confermano semplicemente che ora si sta svolgendo la terza fase.

– Come è stato elaborato il vaccino?

– Pochi si sono stupiti del fatto che il vaccino sia frutto delle nuove tecnologie di questo settore. Al momento attuale esiste uno spettro piuttosto ampio di metodiche di creazione di un vaccino antivirale. Schematicamente, possiamo evidenziare quattro gruppi. La replicazione virale è la moltiplicazione del virus con l’aiuto di cellule da esso contagiate. Si parla di un tipo particolare di “fotocopiatura” del virus.

1. I vaccini antivirali più semplici si compongono di cellule patogene virali complete, coltivate appositamente e inattivate per togliere loro la facoltà di replicarsi. Un vaccino del genere genera la risposta del sistema immunitario senza infezione. Si tratta ad esempio del vaccino per la poliomelite anteriore acuta e l’epatite virale A. Sono necessarie alcune iniezioni.

2. Esistono vaccini con la capacità di moltiplicarsi, ma senza le caratteristiche patogene del ceppo virale. Vi sono diversi metodi di ottenimento del ceppo con la facoltà di replicarsi, che non sia patogeno e che costruisca l’immunità. Il vantaggio di questo vaccino è che favorisce attivamente la formazione dell’immunità e richiede poche iniezioni (spesso una sola). Sono questi i vaccini (da un agente attenuato) contro il morbillo, la rosolia, gli orecchioni, la varicella e la febbre gialla. Essi generano una risposta del sistema immunitario con l’aiuto dell’infezione, ma sono controindicati in caso di sistema immunitario depresso o di gravidanza. In casi molto rari possono persino provocare un’infezione pesante.

3. I tipi più nuovi di vaccino consistono solo di quella parte di virus capace di formare l’immunità: è l’attuale vaccino contro l’influenza (anticorpi superficiali), l’epatite B e il papilloma. Essi hanno una migliore tollerabilità rispetto ai vaccini inattivati e non hanno i difetti dei vaccini da agente attenuato. Ma come si può facilmente intuire, la loro fabbricazione richiede un processo più lungo e complesso.

4. I vaccini di ultima generazione si basano sulla genetica e sui più recenti conseguimenti nel campo delle biotecnologie. Alcuni di essi si compongono solamente di acido nucleico (DNA o RNA), altri si riproducono tramite ricombinazione genetica. Il principio della ricombinazione sottintende la creazione di un virus ibrido (capace di moltiplicarsi, non un virus patogeno con elementi di un altro virus patogeno) che provochi l’infezione e che vada a costituire l’immunità con l’aiuto di materiale del virus da cui vogliamo difenderci. I vaccini ricombinanti ricordano i vaccini con agente attenuato, ma la loro creazione è di gran lunga più difficile. Vengono definiti vaccini basati su vettore virale. Ad esempio, al virus attenuato del vaccino possono far acquisire i geni o gli antigeni di un virus patogeno che provoca una malattia assolutamente differente. Tali vaccini dovranno rappresentare il futuro delle vaccinazioni, sono molto promettenti, ma nella pratica non è così semplice perchè la loro fabbricazione è molto complicata. Un vaccino simile era stato elaborato contro la febbre dengue, ma la sua efficacia non si è rivelata molto buona. Si parla, inoltre, di virus capaci di moltiplicarsi: questo genera determinati timori. L’ultima scoperta in questo campo è la creazione di un vaccino ibrido con replicazione limitata: il ceppo del virus ibrido contagia le cellule, ma il ciclo virale non arriva fino alla fine e si interrompe dopo la stimolazione del sistema immunitario, quindi l’infezione vera e propria non avviene. Qui si usa più spesso l’adenovirus. Proprio questa tecnologia è stata applicata dagli specialisti russi.

– È lecito attendersi che il vaccino venga presto commercializzato?

– Come possiamo vedere, questo vaccino si basa sulle ultime scoperte nel campo delle biotecnologie. Esso deve avere una buona tollerabilità (con la replicazione limitata del virus, il rischio di infezione non dovrebbe nemmeno esistere in linea di principio), ma bisogna necessariamente attendere la fine della terza fase dei testi clinici per convincersi di questa qualità, così come della sua efficacia.

Occorre notare che gli specialisti cinesi stanno conducendo un lavoro lungo la stessa linea, ovvero stanno preparando un vaccino basato su adenovirus. È uno dei motivi che hanno spinto Vladimir Putin a far uscire la notizia un po’ in anticipo. Per quanto riguarda le ricerche russe, il vaccino potrà essere ottenuto non prima dell’inizio del prossimo anno e sarebbe pure un’ottima tempistica. Alcuni Paesi hanno già risposto alla dichiarazione della Russia presentando i primi ordinativi di vaccino.

Voglio sottolineare che gli scienziati francesi che stanno lavorando sul vaccino basato sul vettore virale replicante, con l’utilizzo del vaccino contro il morbillo (Istituto Pasteur), sono al momento alla prima fase delle ricerche.

Credo che la Russia abbia rafforzato la sua posizione nella corsa mondiale al vaccino contro il Covid-19. L’OMS ha reagito invitando gli scienziati russi ad essere prudenti: la notizia cambia davvero la situazione nel confronto globale e per di più in un modo piuttosto allarmante.

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