I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

Dalla Finlandia sei scenari sulla scomparsa dell’umanità

Yleisradio Oy, la radiotelevisione finlandese di Stato, si è rivolta a un ricercatore scientifico specializzato in scenari futuri per sapere quali siano i modi più probabili in cui l’umanità perirà. Una pandemia? Un supervulcano? La rivolta delle macchine intelligenti? L’esperto commenta sei possibilità e dichiara quale, secondo lui, è l’apocalisse che più ci minaccia da vicino.

Infografica – Biografia dell’intervistato

L’umanità è fragile e a ogni angolo è insidiata da molti pericoli. Ma quali sono le probabilità che essa perisca in una nube di cenere radioattiva o che venga annientata da un qualche tipo di robot? A questa domanda risponde Karim Jebari, futurologo dell’Istituto svedese di ricerche sul futuro, commentando i differenti scenari che potrebbero portare alla scomparsa dell’umanità.

Crisi climatica

Sebbene la crisi climatica con il suo aumento della temperatura e la crescita del livello dei mari potrebbe avere delle conseguenze immani per l’umanità, Jebari ritiene che essa non costituisca una minaccia per la nostra specie: il rischio che essa conduca alla fine della razza umana è incredibilmente ridotto. L’unico scenario che potrebbe avere un esito fatale per noi si avrebbe qualora il clima della Terra diventasse caldo come quello di Venere: ma si tratta solamente di una teoria tra quelle che elaborano gli amanti del genere “fine-del-mondo”, e non ha alcun fondamento fattuale, assicura Jebari.

Il cambiamento climatico, tuttavia, favorisce l’insorgere di altri pericoli, come ad  esempio guerre e pandemie. Inoltre può influire negativamente sull’andamento economico, cosa che a sua volta provoca ulteriori problemi (come, appunto, le pandemie). Credo che il cambiamento climatico sia un problema grave non perché le alte temperature e gli incendi nelle foreste siano una minaccia in sé per l’umanità, ma perché con esso si accresce il livello di rischio in generale, dice Jebari.

Eruzione di un supervulcano

Sul nostro pianeta vi sono circa 20 cosiddetti supervulcani, enormi cavità nella crosta terrestre che si riempiono di magma. Il più famoso è naturalmente la caldera del parco nazionale di Yellowstone, negli Stati Uniti. I supervulcani eruttano una volta ogni 100 000 mila anni circa, ma non lo fanno con una regolarità tale per cui dovremmo effettivamente temere questo evento.

Con l’eruzione di un supervulcano, è come se la crosta terrestre esplodesse, e la lava che ne esce annichilisce ogni forma di vita che sta intorno. Comunque il potenziale scoppio di un vulcano di questo tipo non ci minaccia da vicino, dice Jebari. I mutamenti climatici provocati dai supervulcani nella storia passata sono avvenuti di gran lunga più lentamente che non quelli causati oggi dall’uomo stesso.

Jebari spiega anche che le conseguenze possono essere estremamente durature: il clima arriva a mutare per migliaia o per decine di migliaia di anni. Quando circa 75 000 anni fa ci fu l’eruzione del supervulcano Toba, si suppone che essa provocò un inverno vulcanico su tutto il pianeta, il quale durò dai sei ai dieci anni: la cenere e le numerose altre particelle salite fino al cielo, infatti, semplicemente non permettevano ai raggi solari di passare.

Pandemia

Poichè al momento attuale imperversa nel mondo il coronavirus, diventa opportuno menzionare le classiche pandemie come la peste e l’influenza spagnola. Karim Jebari spiega come di solito un virus si caratterizzi o per la sua grande mortalità o per l’elevata contagiosità. Se il virus è altamente letale, le persone stanno così male che finiscono per non potersi spostare e quindi non poterlo trasmettere ad altri esseri umani.

Ma ci sono eccezione, e sono proprio quelle che spaventano di più: l’HIV/AIDS non è particolarmente infettivo, ma per essere diagnosticato c’è bisogno di molto tempo; quindi il malato, nel frattempo, potrà contagiare molte altre persone, riferisce Jebari. Ecco perchè questo nuovo sconosciuto virus, che ha proprietà analoghe, può rappresentare una minaccia per l’umanità.

Le altre malattie infettive da temere sono quelle che si trasmettono con gli animali, come ad esempio la peste, che si spandeva tramite i topi. Se per giunta l’animale in questione tende a non soffrire troppo, ecco che la situazione si fa piuttosto critica per noi esseri senzienti. La cosa terribile sarebbe se comparisse un virus che infetti mediante batteri della pelle o le zecche.

Comunque, finchè per il momento sussistono le risorse per la ricerca e per il rispetto dell’igiene, le pandemie nel loro complesso possono essere tenute sotto controllo. Ma queste circostanze cambiano, allora i metodi per difendersi dal morbo diventerebbero altri. I quattro cavalieri dell’Apocalisse formano un’unica squadra: nella storia, le pandemie erano spesso collegate alle guerre, spiega Jebari.

Guerra

Fino a qualche tempo fa, gli Stati del mondo si gettavano tutti assieme a combattere le guerre. Ma dalla fine dell’ultima guerra mondiale sono cambiate molte cose: citiamo almeno gli armamenti moderni e i droni. Non sappiamo che cosa accadrebbe in una situazione di guerra mondiale nucleare, non sappiamo se saremmo in grado di tenere sotto controllo il processo che porta a utilizzare su scala sempre più vasta le armi nucleari, afferma Jebari. Il futurologo suppone che la guerra possa iniziare a partire da una piccola esplosione nucleare effettuata a scopo tattico, ma dopo questa prima deflagrazione si arriverebbe progressivamente a usare armi sempre più potenti.

Lo scenario peggiore proveniente dalla guerra nucleare è l’insorgere delle cosiddette tempeste di fuoco: dall’esplosione di una bomba nucleare in una città deriva un’incendio e si forma un microclima con venti da uragano, che si innalza fino alla stratosfera. La fuliggine delle città in fiamme può arrivare a bloccare il passaggio della luce del sole, fenomeno che a sua volta genererebbe un inverno nucleare. Secondo i nuovi modelli climatici, gli inverni nucleari rappresentano un problema molto peggiore di quanto si pensava in passato. La temperatura media potrebbe abbassarsi di 10-20 gradi, a seconda di quale sia esattamente il punto del pianeta in cui ci si trova. Il freddo potrebbe durare fino a dieci anni, avendo a livello globale effetti catastrofici sull’agricoltura. Ritengo questo genere di inverno nucleare la minaccia più probabile per l’umanità. Dettaglio curioso: la Finlanda ha una delle più grandi riserve alimentari in Europa, nota Jebari.

Intelligenza artificiale

Già oggi l’intelligenza artificiale gestisce molte delle nostre faccende quotidiane. Per esempio, quando ad alta voce chiedete al vostro telefono di trovare una ricetta su Internet oppure su un social network vedete una pubblicità selezionata appositamente per voi, è proprio l’IA che opera per voi. Da molto tempo esistono IA che in determinati ambiti superano l’uomo: per esempio nel 1996 il campione del mondo di scacchi Garry Kasparov perse contro il computer IBM Deep Blue.

Il prossimo passo dell’evoluzione sarà la creazione della cosiddetta intelligenza artificiale “forte”: in altre parole, l’uomo sta cercando di creare una IA che sia  altrettanto intelligente o persino più intelligente delle persone in senso generale, cioè in tutti gli ambiti. Questo inquietante scenario implica che l’uomo perda il controllo sulla macchina, la quale inizia a prendere decisioni autonomamente e a perfezionarsi, mentre noi non saremmo nemmeno in grado di capirlo.

Ma allora, concretamente, come potrebbe ucciderci la IA? Gli esempi di Karim Jebari sono a dir poco cruenti. Immaginate che la IA sia stata programmata per produrre acciaio: essa potrebbe collegarvi il fatto che nel sangue umano si trova molto ferro, e poi magari le spunterebbe l’idea di rielaborare le persone rendendole tubi d’acciaio. Stupefacente: l’intelligenza artificiale, persino quella molto complessa, tende a ragionare in maniera concreta – essa compie ciò che le è abbiamo richiesto, indipendentemente da quello che noi vogliamo davvero da essa.

È uno dei soggetti preferiti dagli scrittori di fantascienza, ma quanto è in effetti realistico? A mio parere è poco probabile che avvenga qualcosa del genere. Le attuali tecnologie che fanno uso dell’Intelligenza Artificiale sono ancora molto lontane dal “super-intelletto” ed è il loro stesso paradigma ad essere debole. In altre parole, le tecnologie esistenti semplicemente mancano del potenziale per diventare migliori dell’uomo: la loro stessa architettura è ancora troppo limitata. E poiché i possibili sviluppi si spostano nel lontano futuro, l’uomo, secondo Jebari, farebbe in tempo ad analizzare bene i rischi e mettere in piedi un sistema che impedisca ad IA di sfuggire al controllo.

Dal cosmo

L’Universo e le galassie più vicine a noi sono un posto terribile pieno di forze ostili, che possono disintegrarci facilmente. C’è un’ipotesi molto diffusa secondo cui i dinosauri sarebbero scomparsi a causa di un asteroide: bisogna allora ricordare che nel cosmo ce ne sono ancora molti, di asteroidi… Se parliamo di asteroidi, diciamo che abbiamo già studiato abbastanza bene lo spazio più vicino e abbiamo capito dove si trovano approssimativamente le rocce più grosse, così da sapere che esse non si scontreranno con noi ancora per qualche secolo, afferma Jebari. Il discorso riguarda, tuttavia, gli asteroidi che rappresentano una minaccia di dimensione planetaria; i corpi celesti più piccoli, invece, pur potendo schiacciare ad esempio solamente una città, costituiscono un rischio maggiore, secondo Jebari. La probabilità che nel prossimo futuro l’umanità venga spazzata via da un asteroide è stata comunque esclusa.

È bello sapere che in questo momento non siamo minacciati direttamente dai pezzi di roccia cosmica. Ma se ci lasciamo andare all’immaginazione, allora possiamo valutare anche un’ipotesi più fantascientifica, cioè gli alieni. Secondo Jebari, riesce veramente difficile pensare come l’uomo potrebbe, ad esempio, comprendere i potenziali segnali provenienti da forme di vita extraterrestri. La traduzione da un linguaggio completamente sconosciuto presuppone l’interazione in un contesto conosciuto. E che succederebbe se con gli alieni non riuscissimo a capirci? Scoppierebbe un conflitto. Ma chi sarebbe il primo ad attaccare, per ottenere il vantaggio tattico?

Certo, si tratta puramente di congetture, basate praticamente sul nulla… ma filosofeggiarci un po’ sopra è d’attualità.

Tratto dalla rivista scientifica Inosmi.

Condividi questo post

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password