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Da ‘Recovery Fund’ a ‘Next Generation EU’. L’UE batte un colpo. Merkel e ‘Paesi Frugali’ però frenano

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha finalmente presentato lo strumento comunitario che dovrà far fronte alla crisi economica conseguente alla pandemia Covid-19. Sarà un intervento da 750 miliardi di euro, da raccogliere attraverso l’emissione di bond, e non si chiamerà più Recovery Fund, bensì Next Generation EU. Ben 500 miliardi di euro saranno distribuiti a titolo di sovvenzioni a fondo perduto. I restanti 250 miliardi, invece, saranno erogati sotto forma di prestiti solo su richiesta dei Paesi. L’Italia sarà il principale beneficiario con 172,7 miliardi di euro a disposizione in totale. Come prevedibile lo spread BTP-Bund alla notizia è sceso di ben venti punti. Se le premesse saranno confermate e non ci saranno nuove sorprese sicuramente si può dire che l’Europa ha battuto per la prima volta un colpo. Carlo Cottarelli ha twittato “Sul #RecoveryFund i critici continueranno a criticare, però lasciatemelo dire: e vai Europa!”.

La strada per l’approvazione di questa misura non sarà però facile come sostiene Cottarelli. E’ infatti arrivato subito il secco no a questa proposta dai cosiddetti ‘Paesi Frugali’ (Austria, Olanda, Svezia e Danimarca) e anche la Merkel ha annunciato che il voto del Governo Federale non sarà scontato. E’ chiaro che le trattative saranno difficili e non saranno chiuse già al prossimo Consiglio europeo di giugno. Il nostro obiettivo è che in autunno si riesca a trovare abbastanza tempo per le consultazioni nel Parlamento europeo e nei Parlamenti nazionali, in modo che possa entrare in vigore entro il primo gennaio 2021. La Commissione ha fatto una proposta che accompagneremo in modo costruttivo e su cui dovremo consultarci. Il piano dovrà servire alla ripresa e al futuro e molte sono le questioni ancora aperte”.

A preoccupare è proprio che la Merkel parli del prossimo anno per l’entrata in vigore del Piano quando gli Stati hanno bisogno ora di un sostegno da parte dell’Ue. La partita sarà ancora lunga e la trattativa potrebbe ancora rimescolare le carte danneggiando l’Italia e gli altri Paesi più colpiti dalla pandemia.

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