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Coronavirus, Francia e Italia chiedono risposta solidale Ue. Parte il progetto Sure per sostenere il reddito dei lavoratori

La Commissione europea ha annunciato il piano SURE, che prevede uno stanziamento fino a un massimo di 100 miliardi di euro a favore dei Paesi più colpiti dal coronavirus, per il sostegno al reddito dei lavoratori.

SURE è un “nuovo strumento che fornirà prestiti per un massimo di 100 miliardi di euro ai Paesi bisognosi di aiuto per assicurare che i lavoratori ricevano un reddito e che le imprese mantengano il proprio personale”. I prestiti si basano sulle garanzie fornite dagli Stati membri e saranno diretti ai Paesi dove sono più urgentemente necessari. Tutti gli Stati membri potranno farne uso, ma SURE “sarà di particolare importanza per i più colpiti”, a cominciare dall’Italia e dalla Spagna. SURE sosterrà programmi di lavoro a breve termine e misure simili per aiutare gli Stati a proteggere i posti di lavoro, i dipendenti e i lavoratori autonomi dal rischio di licenziamento e dalla perdita di reddito. Le imprese saranno in grado di ridurre temporaneamente le ore dei dipendenti con un sostegno al reddito fornito dallo Stato per le ore non lavorate. I lavoratori autonomi percepiranno un reddito di sostituzione per l’attuale emergenza.

Anche gli Stati che non fanno parte dell’eurozona potranno accedere al Sure, che di fatto diventa lo strumento di cassa integrazione europeo. Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: “Certo, è per tutti e 27 gli Stati membri. Tutti gli Stati membri hanno accesso a Sure”.

Tra le proposte avanzate dalla Commissione UE in risposta all’emergenza coronavirus, ci sarebbe anche un’attenzione particolare alle persone in difficoltà economica e alle associazioni che si occupano di aiutarle. L’esecutivo vuole modificare il regolamento del Fondo di aiuti europei agli indigenti (Fead) per consentire che la consegna del sostegno economico a chi è in difficoltà, per acquistare cibo e materiale di prima necessità, possa avvenire anche tramite nuovi metodi di pagamento che non prevedono un contatto fra le persone, come i voucher elettronici. Inoltre si chiede di introdurre la possibilità di comprare mascherine e materiale protettivo per chi si occupa della distribuzione degli aiuti, come le ONG, e l’esenzione degli Stati membri dall’obbligo di fornire il co-finanziamento nazionale almeno del 15%. Per il periodo 2014-2020 il Fead dispone di 3,8 miliardi di risorse europee. 

Si parla di una flessibilità totale nell’uso dei fondi strutturali e un taglio netto alla burocrazia dell’anno contabile 2020-21 per affrontare l’emergenza coronavirus, permettendo ai Paesi di trasferire senza alcun limite risorse fra fondi diversi (sviluppo regionale e sociale), regioni e settori. Inoltre, su richiesta dei singoli Paesi, la Commissione potrà sospendere l’obbligo, come detto prima, di co-finanziamento nazionale per i progetti beneficiari dei fondi strutturali, consentendo ai governi di liberare risorse da indirizzare verso altre priorità: è questa la proposta senza precedenti avanzata oggi i nella Commissione e che va a completare le misure in vigore dal 1’ aprile, le quali consentono di riprogrammare fino a 37 miliardi di risorse strutturali già stanziate.

Per l’Italia questo significherebbe avere la possibilità di spostare, se ritenuto necessario, le risorse dei fondi strutturali europe dal Sud verso le regioni del Nord, quelle più colpite dall’epidemia, oppure di trasferirne altri soldi previsti per il digitale verso, ad esempio, il sistema sanitario. Tuttavia – precisa la Commissione in una nota – “per assicurare che l’attenzione” della politica di coesione “resti sulle regioni meno sviluppate, i Paesi membri dovranno prima esaminare altre possibilità rispetto al trasferimento di risorse dai territori meno sviluppati” verso i piu’ ricchi. Questa operazione non deve “ostacolare investimenti essenziali nelle regioni di origine o il completamento di operazioni già selezionate”.

ntinua intanto il braccio di ferro tra i Paesi del Mediterraneo e i Paesi del Nord Europa. 

“Un Fondo europeo con debito comune a cui partecipino tutti gli Stati membri della zona euro e dell’Ue per far ripartire l’economia dopo la crisi sanitaria”.

Continua intanto il braccio di ferro tra i Paesi del Mediterraneo e i Paesi del Nord Europa. “Un Fondo europeo con debito comune a cui partecipino tutti gli Stati membri della zona euro e dell’Ue per far ripartire l’economia dopo la crisi sanitaria”: è questa la proposta della Francia all’Eurogruppo e al Consiglio europeo, presentata oggi in conferenza stampa dal ministro delle Finanze Bruno Le Maire. Secondo Le Maire, il ricorso al MES con condizionalità leggere, i 200 miliardi di finanziamenti della BEI e i 100 miliardi proposti dalla Commissione per un regime di riassicurazione contro la disoccupazione sono “il quadro comune per affrontare immediatamente la crisi economica”. Ma “dobbiamo andare oltre, ci sara’ bisogno di qualcosa di più”. L’Europa necessita di una risposta “forte” e “solidale”. Le Maire ha spiegato di essere “in stretto contatto” col ministro italiano dell’Economia Gualtieri e che Italia e Francia condividono “la necessità di avere uno strumento comune”. Secondo il ministro delle Finanze francese, ci sarebbero segnali positivi da parte di Germania e Olanda, le quali finora hanno invece messo il veto su ogni ipotesi di Eurobond e Coronabond. 

Nel frattempo è tornato sull’argomento anche il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, intervenendo oggi a SkyTg24: “Le istituzioni europee hanno compiuto una serie di azioni importanti, a partire dalla Banca centrale europea, con il programma di acquisti straordinari che consente la relativa stabilità dei mercati, e in seguito la Commissione Ue che ha preso le importanti decisioni di sospendere il Patto di stabilità e di modificare le regole sugli aiuti di Stato” Il commissario europeo ha commentato il fondo anti-disoccupazione presentato dalla Commissione, cioè il SURE, come “un primo esempio di come sia possibile prendere azioni comuni”, osservando che si tratta “di un primo passo molto importante”.  E poi ha aggiunto che “senza risposte che siano all’altezza, è difficile coltivare il progetto europeo”.

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