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Continuano gli scontri nella Repubblica del Nagorno-Karabakh. Sale anche il numero di morti e feriti

Resta alta la tensione a otto giorni dall’inizio delle ostilità nella Repubblica del Nagorno-Karabakh (Artsakh). Gli scontri fra le forze azere e armene proseguono senza sosta, malgrado i ripetuti appelli per un cessate il fuoco lanciati dalla comunità internazionale.

La macchina della diplomazia armena, per sensibilizzare istituzioni ed organizzazioni internazionali, si è mossa con la stesa rapidità con cui stanno andando avanti i combattimenti.  Il 3 ottobre, fa sapere in una nota l’ambasciata armena in Italia, «l’Azerbaijian ha continuato i suoi attacchi su larga scala da nord a sud della linea di contatto, concentrando enormi quantità di armi pesanti. L’esercito della Difesa dell’Artsakh ha respinto tutti gli assalti delle forze armate azere infliggendo pesanti perdite: circa 450 fra soldati e terroristi stranieri e 900 feriti, tre velivoli, un elicottero, tre sistemi Smerch mlr, dieci droni, 135 veicoli da combattimento corazzati». Baku avrebbe risposto, stando a quanto riferisce l’ambasciata, bombardando per ben due volte Stepanakert, il maggiore centro abitato del Nagorno-Karabakh, ricorrendo a missili a lungo raggio, che sarebbero partiti dall’aeroporto militare di Ganja, la seconda città dell’Azerbaijan ad una sessantina di chilometri dalla linea del fronte. Insediamenti civili e infrastrutture sarebbero rimaste gravemente danneggiate, facendo crescere pure la preoccupazione per un possibile disastro ambientale nell’area. Mentre sarebbero saliti a 208 i militari armeni uccisi e centinaia  i feriti. E continua anche il balletto di accuse reciproche, con Erevan che imputa a Baku di proseguire l’aggressione col supporto della Turchia, che del resto non ha mai negato il suo appoggio diplomatico, ma nell’eventualità anche manu militari.

Video – La situazione a Stepanakert

E mentre gli eventi precipitano, cade nel vuoto l’appello per uno stop alle armi del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov che ieri in un colloquio telefonico con l’omologo armeno Zohrab Mnatsakanyan, ha espresso grande preoccupazione per l’intensificarsi del conflitto. Anche i giornalisti sarebbero nel mirino delle forze armate, che stando a quanto riferiscono dall’ambasciata di Erevan a Roma, «hanno continuato a prendere deliberatamente di mira i giornalisti con l’uso di artiglieria e altre armi pesanti con l’obiettivo di ostacolare la copertura dalla zona di conflitto. Per giustificare i suoi attacchi contro i giornalisti- si legge nella nota dell’ambasciata-l’Azerbaigian ha accusato l’Armenia di dispiegamento deliberato di giornalisti internazionali nella zona di conflitto che è completamente falso. Tutti i giornalisti sono stati attaccati negli insediamenti civili di Arsakh mentre svolgevano le loro attività professionali. La copertura mediatica e l’accesso alle informazioni sono mezzi fondamentali per fornire informazioni accurate, tempestive e complete, in particolare in tempi di conflitto. L’Azerbaigian – prosegue – fornisce l’accesso solo ai giornalisti turchi e azeri, mentre nega l’accesso ai media internazionali per ostacolare la cronaca obiettiva del conflitto». Poi, l’accusa pesante rivolta all’Azerbaijan di violare il diritto internazionale umanitario, su cui l’Armenia chiede una severa condanna dalla Comunità internazionale.

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Nasce a Palermo. Laureata in Lingue e letterature straniere all’Università degli studi del capoluogo siciliano, master in Giornalismo e comunicazione pubblica istituzionale, è giornalista pubblicista. Ha iniziato la sua carriera di giornalista, scrivendo di sprechi, inadempienze nella Pa e di temi ambientali per il Quotidiano di Sicilia, ha collaborato per alcuni anni col Giornale di Sicilia, svolto inchieste e approfondimenti su crisi libica e questione curda per Left, per poi collaborare alle pagine Attualità e Mondo di Avvenire, dove si è occupata di crisi arabo-siriana e di terrorismo internazionale. Ha collaborato col programma Today Tv 2000, l’approfondimento dedicato all’attualità internazionale. Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano nel 2017.

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