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Compagnie petrolifere nel profondo sud della Tunisia minacciano la chiusura totale

I vertici delle compagnie petrolifere operanti nel sud della Tunisia, principalmente nel governatorato di Tataouine, hanno indirizzato una missiva congiunta al Presidente della Repubblica, Kais Saied, in riferimento alla chiusura dal 16 luglio della valvola di spedizione del TRAPS che trasporta petrolio al porto di Skhira, nei pressi di Sfax, a circa 350 km a sud della capitale Tunisi. Gli operatori del settore Oil & Gas hanno avvertito il presidente Saied che la situazione “non può continuare”, perché “rischiamo in brevissimo tempo la chiusura totale dei nostri cantieri nel Sud e l’evacuazione dei nostri dipendenti e appaltatori”. Le società petrolifere affermano inoltre di non essere in grado di mantenere i loro impegni nei confronti dello Stato, dell’ente tunisino per le attività petrolifere (STEG), e suoi partner a causa dei continui e ripetuti blocchi. Le compagnie petrolifere hanno chiesto al Presidente della Repubblica tunisina di trovare soluzioni il prima possibile e ripristinare la stabilità nella regione in modo che possano riprendere le loro attività.

La valvola delle unità di pompaggio è stata chiusa dai manifestanti di Al Kamour. Lo scorso 7 agosto, il movimento di El Kamour ha affermato che i serbatoi di 3 compagnie petrolifere situate nel deserto di Tataouine erano pieni a causa della chiusura dell’unità di pompaggio, da qui la l’interruzione della produzione nei giorni successivi. In un post sulla sua pagina Facebook, i coordinatori del gruppo responsabile dei sit-in ha sottolineato che l’unità riaprirà solo dopo che il governo avrà risposto alle richieste della popolazione riguardo all’attuazione dell’Accordo di El Kamour e alla risoluzione di tutte le questioni pendenti che riguardano diversi settori, i più importanti dei quali sono acqua, sanità, sviluppo, occupazione e progetti bloccati.

Foto – La valvola di pompaggio chiusa dai manifestanti di Al Kamour

Nel 2017, in seguito a lunghe dimostrazioni che avevano paralizzato l’attività petrolifera, interrompendo anche la fornitura d’acqua verso la costa, l’Unione Generale Tunisina del Lavoro (Union générale tunisienne du travail UGTT) e il Governo raggiunsero un accordo in 74 punti o promesse. Tre anni dopo, solo il 44% di queste sono state mantenute, tra cui quelle inerenti al settore sportivo come la riqualificazione della piscina comunale e del complesso sportivo Nejib Khattab. Nulla è stato invece fatto dal Governo per i settori dell’ambiente, delle comunicazioni, della tecnologia e della cultura. Inoltre, secondo l’organizzazione Anna Watch, che si occupa di monitorare l’implementazione dell’accordo di Al-Kamour, tra le promesse non mantenute ci sono la creazione di nuovi posti di lavoro per i lavoratori licenziati dalle compagnie petrolifere, il versamento annuo di 80 miliardi di dinari al Fondo per lo sviluppo e gli investimenti a Tataouine, la copertura internet di 9 aree nel distretto di Tataouine, l’avvio dei lavori per il rinforzo della strada regionale n. 115, che collega la regione di Oued El Ghar con i confini di Medenine e molti altri.

Va notato che un certo numero di amministrazioni e istituzioni nel governatorato di Tataouine hanno indetto uno sciopero dallo scorso venerdì 3 luglio 2020, aperto a tutti i lavoratori del settore pubblico ad eccezione degli ospedali e degli istituti scolastici impegnati negli esami del nono anno di istruzione di base e tecnica, a seguito della chiamata dell’Unione Regionale del Lavoro e del comitato El Kamour. Lo scorso 23 giugno, due settimane prima delle dimissioni del Governo di Elias El-Fakhfakh, il ministro di Stato, incaricato del Servizio pubblico, Governance e lotta alla corruzione, Mohamed Abbou, aveva annunciato una riunione imminente di diversi ministri per prendere le misure appropriate in merito all’accordo raggiunto dal precedente governo con i sit-in di El Kamour. Ora toccherà al nuovo governo gestire la questione.

Il 24 agosto il primo ministro designato, Hichem Mechichi, ex ministro degli Interni ha formato la sua squadra. Ha detto di volere una squadra dominata da tecnocrati indipendenti, per presentare soluzioni urgenti all’economia del Paese, che stava già soffrendo prima della pandemia di coronavirus. Il Parlamento deve ora approvare le candidature, ma fazioni come il potente partito islamista Ennahda sono state irritate dalla decisione di Mechichi di non consultarle prima. “Cercheremo di garantire che questo governo interagisca direttamente con tutte le componenti dello spettro politico così come con i partiti politici a beneficio del popolo tunisino“, ha risposto Mechichi.

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