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Caos Libia: dalla sospensione del ministro degli Interni al permesso di viaggiare in Turchia per il sottosegretario alla Salute indagato

In una dichiarazione rilasciata domenica sera, il comando generale del Libyan National Army (LNA) sotto il comando del generale Khalifa Haftar, ha espresso profonda preoccupazione per il caos della sicurezza e le violazioni che stanno investendo le regioni occidentali della Libia. “Il Comando generale segue da vicino gli sviluppi in corso a Tripoli, e sostiene le misure per combattere il terrorismo, estendere l’ordine ed eliminare le cause del caos che minacciano la sicurezza e l’incolumità del nostro popolo e del nostro paese, comprese le misure prese per porre fine all’incursione delle milizie armate e dei gruppi mercenari siriani, gestiti da poli stranieri per i loro interessi. Fathi Bashagha sta cercando di attuare le loro ambizioni coloniali sulla nostra terra”, afferma la nota diffusa dal portavoce dell’LNA, Ahmed Al-Mismari. Il comando ha anche indicato che “la mancanza dell’attuale intervento dell’esercito nazionale libico nelle operazioni di stabilizzazione nell’ovest del paese, non significa affatto che permettiamo al nostro popolo di affrontare questo destino. Piuttosto, significa che diamo l’opportunità ai saggi rappresentanti delle tribù e delle regioni della Libia occidentale di lavorare da soli per diffondere il sistema in quelle zone”. La dichiarazione ha infine ribadito che “l’esercito nazionale libico non vede l’ora che questi passi portino all’avvio di un processo politico di successo, al fine di porre fine alle sofferenze dell’onorevole cittadino”. Queste parole giungono in commento ad una rapida successione di eventi nella capitale Tripoli, in seguito a massicce proteste giovanili contro le condizioni di vita insopportabili, la corruzione dei funzionari statali e il prolungato conflitto alimentato da eterogenei attori esterni. I movimenti pacifici sono stati sedati in molti casi dai gruppi armati affiliati al Governo di Accordo Nazionale (GNA), i quali per quattro giorni consecutivi, hanno aperto il fuoco sui manifestanti, uccidendo un ragazzo a Ghout al-Shaal e ferendo almeno due donne venerdì sera. Gli stessi gruppi hanno condotto dozzine di arresti tra gli attivisti. Nonostante gli appelli della Missione ONU e delle organizzazioni internazionali come Amnesty International, mentre alcuni sono stati rilasciati, altri si trovano ancora in stato di detenzione nelle prigioni della Brigata Nawasi e della milizia Gnewa.

Il conflitto tra Serraj e Bashagha 

Tali episodi hanno fatto emergere il conflitto tra i vari attori che compongono il Governo di Tripoli, riconosciuto dalla Comunità internazionale. In particolare tra Fathi Pashagha e Fayez al-Serraj, oltre che tra le forze affiliate al ministro degli Interni e quelle di Osama al-Juwaily. Venerdì sera, il Consiglio di Presidenza (GNA) ha deciso di sospendere il Ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, a titolo precauzionale, a condizione che si presenti per un’indagine amministrativa davanti al Consiglio di Presidenza entro 72 ore. Il Consiglio ha affermato, nella sua risoluzione n. 562 del 2020, che l’indagine su Bashagha riguarderà permessi, autorizzazioni e fornitura della protezione necessaria per la protezione dei manifestanti, oltre alle dichiarazioni da lui rilasciate in merito alle manifestazioni a Tripoli e in alcune città della Libia. Il Consiglio presidenziale, rappresentato da Fayez al Serraj, ha assegnato al Sottosegretario al Ministero dell’Interno, Generale di Brigata Khaled Ahmed Al-Tijani Mazen, la gestione dei compiti del ministero, conferendogli tutti i poteri e le competenze amministrative. Bashagha, ha accolto positivamente la decisione del Consiglio di Presidenza di sospenderlo dai lavori e trasferirlo alle indagini, chiedendo che tale indagine fosse condotta pubblicamente. Il ministro ha affermato: “Se il mio pregiudizio nei confronti del popolo libico nel rivendicare i suoi giusti diritti con mezzi pacifici è la base della decisione e l’oggetto delle indagini, sono onorato di essere pronto a comparire, a rivelare i fatti così come sono senza cortesia o equivoci, per informarvi di ciò che è sufficiente per eliminare il dubbio con certezza di prove ed evidenze”. Bashagha ha chiesto che l’interrogatorio e l’indagine siano di dominio pubblico e trasmessi in diretta dai media, indicando il suo desiderio di evidenziare i fatti davanti al Consiglio di Presidenza ed il popolo libico che ha descritto come “l’unica fonte, inizio e fine di legittimità”. Bashagha ha ribadito il suo impegno ad attuare immediatamente la decisione. Centinaia di persone sono uscite in strada a Misurata in solidarietà con il ministro dell’Interno, difendendo le sue azioni in protezioni dei giovani manifestanti. Dall’altra parte, le milizie della Tripoli Protection Force hanno rinnovato il loro pieno impegno alle istruzioni del Consiglio di Presidenza di Fayez al-Serraj, in materia di controllo di sicurezza e tutela della patria e del cittadino, definendo “audaci” le recenti decisioni del Primo Ministro, in quanto confermano “la forza dell’autorità legittima, e che nessuno è al di sopra della legge”. Serraj ha assegnato la forza congiunta nella regione occidentale – una coalizione di gang armate guidata dall’ex tassista della NATO Osama al-Juwaily – al controllo della sicurezza nella capitale, in coordinamento con il ministero dell’Interno, le regioni militari e altre agenzie di sicurezza. La decisione ha invitato la forza assegnata ai sensi dell’articolo 1 a presentare i suoi rapporti periodici al Presidente del Consiglio sulla situazione quotidiana della sicurezza nella capitale, e le misure adottate per raggiungere questo obiettivo. Sabato sera le forze della RADA e la polizia del Ministero dell’Interno hanno sfilato per le vie di Tripoli in dimostrazione della loro supremazia, lanciando un messaggio chiaro alle milizie Nawasi e alla Tripoli Rivolutionaries Brigade (TRB) che venerdì sera avevano gridato “Pashagha dove sei?” dalla centralissima Piazza Martiri. Domenica mattina, un convoglio partito da Misurata ha fatto ingresso a Tripoli in sostegno di Bashagha. Se un colpo di Stato da parte del Ministro dell’Interno è da escludere, è chiaro che l’ambizioso Bashagha arriva in una posizione di forza al tavolo dei negoziati, inoltre è oggi in grado di fare maggiori pressioni nell’imminente sostituzione dei ministri annunciata da Serraj. Al posto del ministro della Salute, dell’Elettricità, della Local Governance e dell’Economia potremmo presto vedere attori provenienti da Misurata. La campagna mediatica in difesa del ministro lanciata sui social in seguito all’annuncio della sua sospensione, il protagonismo mediatico e la spettacolarizzazione del suo arrivo, lasciano intuire che tutto questo era stato programmato da tempo. La scorsa settimana i Paesi che avevano partecipato alla Conferenza di Berlino si sono riuniti nel comitato di follow-up proprio per discutere su come risolvere questo conflitto tra Pashagha e Serraj. Non è da escludere che alcuni attori abbiano agito in modo indipendente. Ogni attore libico rappresenta gli interessi di uno o più Paesi, se è vero che Serraj è l’uomo di Roma, Pashagha è stato sospeso mentre si trovava in visita in Turchia. Tutta una farsa? Possibile. Nel caos infatti i responsabili delle misere condizioni in cui è ridotta la Libia resteranno impuniti.

Il caso Mohammed Haitham

Serraj ovviamente corre ai ripari ed attua una serie di decisioni dimostrando di aver recepito il messaggio dei giovani, dall’istruzione ai fondi per le borse di studio, dai progetti per aumentare i carichi di corrente ai fondi stanziati in via straordinaria per le municipalità. Il Consiglio di Presidenza guidato dal Serraj ha anche deciso domenica di formare un comitato per esaminare le spese del Ministero della Salute. Il primo articolo della decisione n. 565 per l’anno 2020, prevede la formazione del comitato composto dal Vice Presidente del Consiglio di Presidenza, Abdul Salam Kajman come Presidente, dal ministro di Stato Ahmed Hamza Al Mahdi, il Ministro delle Finanze Commissario Faraj Abdul Rahman Abu Matari, e il Presidente del Consiglio di Amministrazione del Fondo Assicurazione sanitaria, Talal Muhammad Ajaj. Il Comitato dovrà riesaminare e determinare tutto ciò che è stato speso dal Ministero della Salute tra il 2019 e il 2020. È autorizzato a chiedere assistenza per svolgere i suoi compiti, a condizione che presenti una relazione sui risultati del proprio lavoro al Presidente Fayez al-Serraj entro 15 giorni. La decisione è giunta dopo le indagini per corruzione del sottosegretario al ministero della Salute, Mohamed Haitham. Nonostante, vi sia un procedimento in corso, il Ministero della Giustizia ha autorizzato il sottosegretario, già responsabile del Dipartimento Medicina Militare, a viaggiare in Turchia per interessi nazionali. Fonti ben informate, all’interno del GNA, affermano che Haitham potrebbe viaggiare in Turchia per mai far ritorno in Libia, indicando che la moglie già vive in Germania. Il vice ministro è entrato in carica nel 2019, quando in una lettera pubblica, annunciava la ripresa di numerosi progetti di manutenzione ospedaliera a livello nazionale, alcuni dei quali sono stati interrotti più di un decennio fa, aggiungendo che le persone a basso reddito sono legalmente coperte dal diritto all’assistenza sanitaria e all’istruzione gratuita. Nella notte, fonti locali affermano che la Special Deterrence Force (RADA) affiliata a Bashagha ha attaccato la casa di Mohamed Haitham, prelevando tutto ciò che sono riusciti a trovare. Il sottosegratario ha già lasciato il Paese.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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