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Caos Afghanistan, gli Usa falliscono la missione per la terza volta

Era il dicembre del 1979, in uno dei momenti più caldi della Guerra Fredda, quando l’Armata rossa entrò in Afghanistan e grazie ad una dispendiosa guerra (15.051 soldati feriti) portò Babrak Karmal diventasse il presidente della Repubblica democratica comunista di Afghanistan. Gli Usa per contrastare questa operazione ed evitare che l’URSS guadagnasse una pedina dello scacchiere geopolitico sostennero economicamente – miliardi di dollari di spese militari in dieci anni – i mujahideen affinché si opponessero alla stabilizzazione dell’area. Come ricostruito infatti dal diplomatico e scrittore britannico Rodric Braithwaite nel suo saggio Afgantsy: The Russians In Afghanistan Washington

Ignorando il sempre crescente consenso guadagnato dal fondamentalismo islamico (alcuni studenti iraniani avevano occupato l’ambasciata statunitense e dichiarato l’America il “grande Satana), gli USA sostennero i mujahideen basandosi sul principio “il nemico del mio nemico è mio amico”.

Una prassi quella del sostegno ad agitatori locali che poi si ritorce contro agli USA che è un elemento che ritorna visto che sarebbe stato documentato come gli Americani erano impegnati ad addestrare ex-guerriglieri di ISIS, curdi, per preparare atti terroristici tra i quali anche un attentato al presidente Assad, mirando al fallimento delle elezioni.

Gli Usa insomma consegnarono con le proprie azioni e i propri soldi l’Afghanistan nelle mani dell’Islam integralista a spese delle popolazioni locali. Una situazione che si è ripetuta una seconda volta qualche decennio dopo, quando il Washington Post rivelò in una inchiesta choc che circa 2,16 miliardi di dollari di fondi governativi statunitensi, per promuovere lo sviluppo in Afghanistan, erano in realtà finiti nelle mani degli ‘insurgents’, cioè i Talebani. Ma d’altra parte anche Pino Arlacchi, euro deputato dell’IDV, aveva denunciato che solo il 6% dei fondi occidentali – stanziati per l’Afghanistan – fosse arrivato a Kabul.

Una ulteriore conferma dei finanziamenti ai talebani arriva dalla newsletter Continental Breakfast, dove viene rivelato come secondo un ente Usa che sovrintende alla ricostruzione e riferisce al Congresso, abusi e frodi hanno dirottato il denaro che avrebbe dovuto rimettere in piedi il paese. Le perdite maggiori si sarebbero registrate nei programmi anti-droga e di stabilizzazione. Ma è sul fronte dei trasporti che si documenta, ancora una volta, la fuga di quei 2,16miliardi di dollari documentata in precedenza dal WP.

Un rapporto interno al Congresso americano documenta che quando le società per la sicurezza privata Usa si sono rifiutate di pagare i signori della guerra, questi li hanno attaccati. “Mafia-style”, scrivono sul New York Times che afferma “Di questo passo anche quando gli Stati Uniti avranno lasciato l’Afghanistan”, si legge nel rapporto, “e il business del trasporto dei convogli sarà esaurito, i signori della guerra continueranno a giocare un ruolo fondamentale e autonomo nel potere politico, economico e militare del paese”.

Ecco quindi che dopo aver finanziato per ben due volte l’Islam integralista, gli Usa ora commettono il terzo errore: abbandonare la nave che affonda. Oggi Joe Biden lascia l’Afghanistan in una situazione di destabilizzazione peggiore di quella in cui versava il Paese quando vi è entrata e le capacità militari degli integralisti si sono rafforzate invece di diminuire.

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, parlando all’Università Università federale dell’Estremo oriente russo di Vladivostok, ha dichiarato che “il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan corrisponde all’ammissione di Washington di aver subito una sconfitta”. Ma nel caso di un attacco al Tajikistan, la questione diventerebbe materia per una discussione in seno all’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva. Dell’attacco al Tajikistan si è anche parlato perchè il 5 luglio i talebani hanno issato la loro sul confine con tra Afhanistan e Tajikistan. E’ evidente che le preoccupazioni crescono. Lavrov infatti ha precesato: “Ho sentito dire da qualche parte che la Russia farà entrare le sue truppe in Afghanistan, ma credo che la risposta sia evidente”.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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