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Botta e risposta tra Trump e Oms

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha assicurato che “La gestione della pandemia di Covid-19 da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) sarà esaminata a tempo debito“. La precisazione è giunta oggi in conferenza stampa a seguito della decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di sospendere il finanziamento all’organizzazione e dell’attacco personale subito. “Le prestazioni dell’Oms nella lotta contro la pandemia di Covid-19 saranno esaminate a tempo debito dagli Stati membri dell’OMS e da organismi indipendenti preposti a garantire trasparenza e responsabilità“.

Gli Stati Uniti sono stati un amico di lunga data e generoso dell’OMS e speriamo che continuerà a esserlo – ha aggiunto il direttore dell’Organizzazione – Siamo dispiaciuti della decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ordinare il blocco nel finanziamento dell’OMS. Con il sostegno del popolo e del governo degli Usa, l’OMS lavora per migliorare la salute di molti dei più poveri e vulnerabili popoli del mondo“.

Queste parole non smorzano però le polemiche generate da quanto dichiarato dal presidente Trump durante il consueto briefing con i giornalisti: “Gli errori dell’sms sono costati così tante vite che deve risponderne. La realtà é che l’OMS non ha adeguatamente ottenuto, verificato e condiviso informazioni in modo tempestivo e trasparente. Ho ordinato alla mia amministrazione di fermare i finanziamenti all’OMS mentre é in corso un’inchiesta. E’ dell’Oms la decisione “sulla disastrosa decisione di opporsi alle restrizioni sui viaggi dalla Cina. Le altre nazioni che hanno seguito le linee guida dell’OMS, lasciando le loro frontiere aperte alla Cina, abbiano contribuito a far accelerare la pandemia nel mondo. Non si può mettere la correttezza politica prima delle misure per salvare le vite“.

Nell’occhio del ciclone è finito proprio il direttore dell’Organizzazione: “Non lo conosco personalmente ma é stato molto ingiusto con gli Usa” additandolo come filo-cinese.

Non sono però solo gli Stati Uniti ad aver messo in discussione l’operato dell’Oms. In queste ore infatti si è aggiunta anche la protesta di Taiwan, che è esclusa dall’agenzia dell’Onu a causa del veto di Pechino. Il ministero degli Esteri di Taipei ha ribattuto che “Taiwan è stata esclusa dal 70% delle riunioni tecniche a cui aveva chiesto di partecipare. In particolare le è stato permesso di intervenire soltanto a 57 incontri su 187 e per lo più dopo estenuanti procedure di accreditamento”. Contestato da parte di Taiwan anche il comportamento di Bob Chen, capo del Dipartimento delle organizzazioni internazionali dell’OMS, che in più di una occasione si sarebbe rivolto all’isola indipendente come a “una provincia cinese”.

Pare abbastanza incredibile che l’Oms non coinvolga adeguatamente proprio Taiwan che in queste settimane è stata additata da molti come un modello da seguire nella gestione della pandemia, visti i soli 6 morti su 400 casi riscontrati per una popolazione di oltre 24milioni di persone. Sicuramente il successo delle loro politiche sanitarie non è estraneo alla presenza del vice presidente di Taiwan, Chen Chien-jen, un epidemiologo noto per il lavoro svolto nel 2003 con la Sars.

E’ evidente che il disimpegno annunciato dal presidente Usa Trump potrà creare non pochi problemi all’OMS. “Stiamo valutando gli effetti sul nostro lavoro dell’eventuale mancanza dei fondi statunitensi e coopererà con i nostri partner per colmare eventuali lacune finanziarie e per garantire che il nostro lavoro continui senza interruzioni”. ha spiegato Ghebreyesus. Fino ad oggi, d’altra parte, il maggior contribuente dell’Organizzazione mondiale della Sanità erano proprio gli Usa: infatti, nel biennio 2018-2019, il finanziamento americano ha rappresentato quasi il 15% del bilancio complessivo dell’organizzazione. Al secondo posto figura la Fondazione di Bill Gates e di sua moglie Melinda, per una fetta del budget appena inferiore al 10%. Probabilmente la quota Usa verrà coperta in questo momento con nuovi fondi statali e, in larga misura, privati, ma se la decisione di Trump diventasse irrevocabile a seguito di una sua riconferma è molto probabile che l’agenzia speciale delle Nazioni unite per la salute, si troverà costretta a ristrutturare il proprio sistema di finanziamento e probabilmente razionalizzare gli oltre 7mila collaboratori che operano per suo conto in 150 Paesi.

Gli Usa annualmente stanziano tra i 400 e i 500 milioni di dollari degli oltre 2miliardi di bilancio totale che gestisce l’Oms. Seguono la Gran Bretagna con 434 milioni di dollari e poi Germania, Giappone e Cina. I 194 Stati membri in teoria pagano regolarmente i propri contributi che vengono commisurati al rispettivo Pil nazionale e alla popolazione, ed è già ormai da circa 30 anni che i finanziamenti volontari rappresentano la fetta più grande del budget dell’OMS. Questi contributi volontari vengono da Paesi membri dell’Onu, altre organizzazioni, fondazioni e imprese.

L’OMS non è il primo organismo Onu a subire un taglio dei trasferimenti da parte del presidente degli Stati Uniti. Nel corso del suo mandato Trump ha infatti già tagliato i fondi all’Unwra, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, all’Unfpa, cioè il Fondo per la popolazione, ed ha portato il suo Paese anche fuori dall’Unesco e dal Consiglio Onu per i diritti umani. A queste decisioni vanno poi aggiunte le uscite dagli accordi sul Clima, sul nucleare iraniano, sul partenariato Trans-Pacifico e lo stop alla collaborazione con la Corte Penale Internazionale.

Intanto non si spengono le polemiche per la decisione assunta dal presidente Usa. La Speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi ha sentenziato: “Trump é un leader debole che non sa assumersi le responsabilità e biasima gli altri“. L’American Medical Association (AMA) ha contestato la decisione della Casa Bianca definendola “un passo pericoloso nella direzione sbagliata. Per combattere il coronavirus occorrono cooperazione internazionale e decisioni basate sui dati“.

Sul suo profilo Twitter arriva anche la condanna di Bill Gates: “Lo stop dei finanziamenti all’Organizzazione mondiale della sanità durante una crisi sanitaria mondiale è pericoloso come sembra. Il loro lavoro sta rallentando la diffusione del Covid-19 e se tale lavoro verrà interrotto nessun’altra organizzazione potrà sostituirli. Il mondo ha bisogno dell’OMS ora più che mai“.

Reazioni contrarie arrivano anche da numerosi Paesi nel mondo: la Russia ha contestato la decisione statunitense di sospendere i finanziamenti dell’Organizzazione mondiale della sanità. La portavoce del ministero degli Affari esteri russo, Maria Zakharova ha attaccato: “I politici di questo Paese (gli Usa) addossano sempre la colpa a qualcuno: per la pandemia, della Cina e dell’OMS; per la sconfitta della Clinton, la Russia; dei problemi del sistema sanitario americano, Vladimir Putin, in persona. L’importante é trovare sempre un responsabile immaginario e presentarlo al mondo come prova della colpa degli altri e della propria infallibilità“. E il vice ministro degli Esteri Serghei Ryabkov ha aggiunto: “Consideriamo molto allarmante la dichiarazione di Washington di ieri sulla sospensione dei finanziamenti all’OMS. Questo é il segno di un approccio egoista delle autorità statunitensi a ciò che sta accadendo nel mondo nel pieno della pandemia“. La Cina attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian ha affermato in conferenza stampa: “Bloccando i fondi gli Usa mineranno la capacità d’azione dell’OMS e la cooperazione globale nella lotta al Covid-19. Tutti i Paesi, inclusi gli Usa, ne saranno di conseguenza colpiti“. Il capo della diplomazia UE, Josep Borrell, ha appreso con “profondo rammarico per la decisione americana di sospendere i finanziamenti all’Organizzazione mondiale della Sanità. Non c’è ragione che giustifichi tale iniziativa in un momento in cui i suoi sforzi sono più necessari che mai per contenere e mitigare la pandemia di coronavirus. Solo unendo le forze possiamo superare questa crisi che non conosce confini”. Anche il presidente della Commissione dell’Unione africana Moussa Faki Mahamat ha criticato la scelta di Trump: “La decisione di Donald Trump di non finanziare più l’OMS é profondamente deplorevole. Oggi più che mai, il mondo dipende dalla leadership dell’OMS per essere guidato nella lotta alla pandemia di Covid-19. La nostra responsabilita’ collettiva di assicurare che l’OMS sia pienamente in grado di svolgere il suo compito non é mai stata così pressante“.

Critiche sono arrivate anche da Germania e Francia. Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas ha spiegato: “Uno dei migliori investimenti nella lotta contro la pandemia é di rafforzare le Nazioni Unite – e soprattutto l’Organizzazione mondiale della Sanità, che é sottofinanziata – per esempio per quello che concerne lo sviluppo e la distribuzione dei test e dei vaccini. Nella lotta contro il coronavirus é necessaria una stretta collaborazione internazionale, questo reciproco scambiarsi di accuse non aiutano nella crisi. Questo virus non conosce confini“. La portavoce del governo Macron, Sibeth Ndiaye: “Ci rammarichiamo per questa decisione e speriamo in un ritorno alla normalità affinché l’Oms possa continuare il suo lavoro“.

Meno critica la posizione della Gran Bretagna che si è limitata a ribadire come: “Il Regno Unito non ha intenzione di bloccare i fondi all’OMS che ha un ruolo importante da giocare nel guidare la risposta globale di salute. Il coronavirus é una sfida mondiale ed é essenziale che le nazioni lavorino insieme per fronteggiare questa minaccia condivisa“. 

 

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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