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Boris Johnson cede e ordina la serrata per tre settimane

Da stasera negozi chiusi e tutti in casa. Alla fine anche il premier inglese Boris Johnson intraprende la via italiana nella battaglia contro il coronavirus e impone all’intero Regno Unito misure restrittive come quelle che la Penisola aveva adottato un paio di settimane fa. La stretta – attesa da alcuni giorni dopo il contestato attendismo iniziale del governo Tory ispirato alla speranza di una diffusione più diluita dell’epidemia sull’isola o a teorie controverse come quella sulla cosiddetta “immunità di gregge” – è giunta dopo una riunione prolungata avvenuta a Downing Street.

Johnson in diretta TV, in tono solenne, ha affermato “Il coronavirus é la più grande minaccia che incombe sul nostro Paese da decenni, e il nostro Paese non è solo: il mondo intero è devastato dall’impatto di questo killer silenzioso. E richiederà un enorme sforzo nazionale”.

Dopo l’approccio soft adottando il leader inglese ammette “nessun sistema sanitario potrebbe affrontare con numeri sufficienti di ventilatori, posti letto di terapia intensiva, medici e infermieri questo virus”. Di qui la direttiva perentoria: “Dovete stare a casa”.

Nonostante molti siano stati a casa, neppure il senso civico britannico ha preservato il Regno da numerose trasgressioni ai divieti imposti dal Governo. Ecco quindi l’esigenza di un lockdown esteso e obbligatorio, imposto “per 3 settimane” con verifiche successive.

In sostanza da stasera alla chiusura di pub, ristoranti, club e istituzioni culturali si aggiunge quella di tutti i negozi salvo farmacie, alimentari, stazioni di servizio, esercizi di generi essenziali uffici postali, banche ed edicole. E sono vietati le riunioni all’aperto di più di due persone. Quanto ai parchi, cari ai britannici, sarà possibile andarci, ma non in gruppo e bisognerá osservare la distanza minima di due metri da qualunque altra persone con la possibile chiusura di aree gioco e altri settori di ritrovo. Sospesi inoltre gli eventi sociali, inclusi battesimi e matrimoni, ma esclusi i funerali, e sbarrati i luoghi di culto.

Intanto il Foreign Office ha sollecitato i sudditi di Sua Maestá rimasti all’estero a rimpatriare hic et nunc. “Finchè ancora potete”, li ha ammoniti il ministro degli Esteri, Dominic Raab, appena confermato nella veste di vicepremier vicario di fatto, laddove Boris Johnson dovesse essere contagiato e soggetto a impedimento. Perché ormai, con la regina e il principe Carlo in isolamento precauzionale a Windsor e in Scozia, é anche a questo che si deve pensare. (

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