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“Beirut è in lutto e tutto il Libano è devastato”, Hassan Diab alla Nazione dopo le esplosioni

“Oggi è un giorno profondamente triste e doloroso. Beirut è addolorato, il Libano sta affrontando un disastro. Sì. Questo è un grande disastro nazionale. Le immagini e i video che vediamo esprimono realmente questa tragedia e traducono la portata della calamità che ha colpito il Libano. Beirut è in lutto e tutto il Libano è devastato”. Sono state queste le parole con cui il primo ministro del Libano Hassan Diab si è rivolto alla Nazione poche ore dopo che una serie di esplosioni nella capitale Beirut ha lasciato gran parte della capitale sotto i detriti. Al momento si contano oltre 70 morti e 3700 feriti. 

“Stiamo attraversando una dura prova che potrebbe essere affrontata solo con l’unità nazionale e la solidarietà tra tutti i libanesi di ogni provenienza e regione. Stiamo attraversando un disastro che può essere superato solo con determinazione e tenacia per affrontare questa grave sfida e le sue conseguenze distruttive. Ciò che è accaduto oggi non volerà senza responsabilità. Tutti i responsabili di questa catastrofe pagheranno il prezzo. Questa è una promessa che faccio ai martiri e ai feriti. Questo è un impegno nazionale. Saranno annunciati i fatti su questo pericoloso magazzino che esiste dal 2014, ovvero da 6 anni”. Ha continuato Diab, aggiungendo: “Non anticiperò le indagini. Al momento, ci stiamo concentrando sulla gestione del disastro, sull’estrazione dei cadaveri e sul trattamento dei feriti. Ma prometto che questa catastrofe non rimarrà impunita e che i responsabili saranno perseguiti”. Il primo ministro con toni fermi ha affermato inoltre: “Cari connazionali libanesi, siamo di fronte a una catastrofe. Ma sono fiducioso che la gestiremo con grande responsabilità. Vi prego di essere uniti per i nostri martiri e guarire le ferite della nostra Nazione. Ora lancio un appello urgente per tutte le Nazioni amiche e fraterne che amano il Libano affinché ci sostengano e ci aiutino a guarire le nostre ferite profonde. Siamo di fronte a una catastrofe; ma ci atteniamo alle parole dell’Onnipotente: chi viene colpito dal disastro, dice: In verità apparteniamo a Dio, e in effetti a Lui ritorneremo”.

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Il porto di Beirut prima e dopo l’esplosione

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La risposta a quest’appello non si è fatta attendere. Israele, dopo aver preso nettamente le distanze da quello che sembra un incidente in un magazzino nel porto che stoccava nitrato di sodio, materiale usato per ordigni esplosivi e sequestrato un anno fa, ha offerto aiuti umanitari al Paese con il quale è ancora tecnicamente in guerra. “A seguito dell’esplosione a Beirut, il ministro della Difesa Benny Gantz e il ministro degli Esteri Gabi Ashkenazi, a nome dello Stato di Israele, hanno offerto al Governo libanese – tramite intermediari internazionali – aiuti medici e umanitari, nonché assistenza d’emergenza immediata”, afferma una dichiarazione congiunta dei due Ministeri. La proposta giunge dopo una recente escalation di provocazioni tra i due Paesi. La scorsa settimana, Israele ha accusato il gruppo libanese Hezbollah di aver cercato di inviare uomini armati nel territorio israeliano attraverso la Linea blu delimitata dalle Nazioni Unite, affermando di ritenere responsabile il governo libanese per ciò che ha definito come un tentato attacco terroristico. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha affermato che “la Francia è e sarà sempre al fianco del Libano e dei libanesi”. Il ministro ha aggiunto attraverso il suo canale Twitter che la Francia è pronta a fornire assistenza in base alle esigenze espresse dalle autorità libanesi. Il presidente Emmanuel Macron ha indicato, poco dopo, di aver inviato aiuti e mezzi francesi a Beirut. Il capo della Farnesina, Luigi Di Maio, ha anche espresso la vicinanza dell’Italia “agli amici libanesi in questo momento tragico. I nostri pensieri vanno alle famiglie delle vittime, a cui esprimiamo il nostro profondo cordoglio, e alle persone ferite, a cui auguriamo una pronta guarigione”.

Forse è presto per escludere completamente l’ipotesi di un attacco o di un attentato. E’ opportuno ricordare che a partire dal 2004, una serie di attentati e omicidi ha colpito il Libano, molti dei quali proprio nel centro e intorno alla capitale, Beirut. Questa ondata di bombardamenti è iniziata con l’attentato a Marwan Hamadeh, fino all’assassinio dell’ex primo ministro, Rafiq Hariri, il 14 febbraio 2005, che ha scatenato la Rivoluzione dei Cedri e il ritiro delle truppe siriane dal territorio libanese.

Il 12 novembre 2015, due attentatori suicidi hanno fatto esplodere esplosivi a Bourj el-Barajneh, un sobborgo meridionale di Beirut abitato principalmente da musulmani sciiti. I rapporti sul numero di vittime hanno concluso che circa 89 persone persero la vita. In quell’occasione, il sedicente Stato islamico dell’Iraq e il Levante (ISIL) ha rivendicato la responsabilità degli attacchi, giunti ​​dodici giorni dopo il bombardamento di un aereo di linea russo sulla penisola del Sinai che ha ucciso 224 persone e un giorno prima degli attacchi a Parigi che hanno ucciso 137 civili. Circa 48 ore dopo l’attacco, le forze di sicurezza interna hanno arrestato undici persone, per lo più siriane. In seguito, ha annunciato l’arresto di altri due sospetti siriani e libanesi, arrestati in un campo profughi palestinese situato nel Burj al-Barajneh e in un appartamento nel distretto orientale di Achrafieh a Beirut, che sarebbe stato utilizzato per preparare le cinture esplosive. Il piano iniziale – secondo le autorità – era apparentemente quello di inviare cinque attentatori suicidi in un ospedale del quartiere, ma la sicurezza li ha costretti a cambiare l’obiettivo in un’area densamente popolata.

Anche il 2016 è stato caratterizzato da piccoli attacchi, compresi quelli suicidi che hanno ucciso almeno 5 persone e ferito più di 12 nel villaggio orientale di Al Qaa. Nel 2018, invece, l’esplosione di una bomba nella città meridionale di Sidone ha ferito alla gamba Mohammed Hamdan, noto membro di Hamas.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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