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Barbados si stacca dalla monarchia britannica e diventa una Repubblica

Il 30 novembre, proprio nella data del 55° anniversario dell’indipendenza dalla Gran Bretagna, Barbados ha proclamato la Repubblica. Il capo dello Stato non sarà più la regina Elisabetta II (Barbados era divenuta Stato sovrano nel 1966 sotto forma di monarchia parlamentare), ma l’ex governatore generale Sandra Prunella Mason, diventata la prima Presidente delle Repubblica. Il principe Carlo si è recato in visita ufficiale sull’isola per assistere alla cerimonia ed effettuare il passaggio di potere dalla famiglia reale al nuovo presidente. Nel suo discorso ha ribadito l’amicizia personale verso l’isola e ha espresso ammirazione per le conquiste fatte dalle Barbados grazie allo spirito dei suoi abitanti, i bajan, che ha esortato a continuare ad essere artefici del proprio destino. La premier Mia Amor Mottley lo ha ringraziato e ha sottolineato che la sua presenza mostra come si possa essere in disaccordo pur senza essere ostili: Barbados rimarrà nel Commonwealth of Nations, l’organizzazione che comprende le ex colonie dell’Impero Britannico.

Anche il Brasile si è unito ai festeggiamenti, illuminando con i colori della bandiera barbadiana il famoso monumento di Rio de Janeiro, il Cristo Redentore. L’iniziativa, in concomitanza col cinquantenario delle relazioni diplomatiche fra i due Paesi, è stata organizzata dall’arcidiocesi romana cattolica di San Sebastiano e dall’Ambasciata barbadiana in Brasile. Proprio l’ambasciatore Tonika Sealy-Thompson ha evidenziato il contributo dato da più di un secolo dai suoi concittadini emigrati in Brasile, che hanno fra l’altro lavorato alla costruzione delle ferrovie transamazzoniche e nel commercio di città come Manaus e Belem, e i cui discendenti sono oggi capofila nei settori dell’istruzione e dell’assistenza infermieristica.

E si è aperto il dibattito su come debba essere definita questa storica data. Giorno dell’Indipendenza o Giorno della Repubblica? Il professor Hilary McDonald Beckles dell’Università delle Indie occidentali ritiene debba chiamarsi “Giorno della Democrazia”: Il passaggio alla repubblica è il compimento di un processo in cui i cittadini di Barbados hanno finalmente detto ‘Non abbiamo bisogno di una sovranità straniera, non abbiamo bisogno di un potere imperiale che presieda alle nostre questioni politiche, non abbiamo bisogno di un’identità straniera che sia superiore e ulteriore a quella dei cittadini dell’isola di Barbados’. Beckles, che è anche presidente della CARICOM Reparations Commission, la commissione per la riconciliazione e la giustizia per la schiavitù della Comunità Caraibica, ha spiegato qual è adesso il compito della nazione: Barbados ha un dovere. Questa è stata la prima società di schiavi, la prima società dove gli africani erano in maggioranza; quindi Barbados deve considerare questo passo come una questione di dignità, una questione di onore. Non va infatti dimenticato il “prezzo doloroso” che la nazione ha pagato per la sua schiavitù, che non fu soltanto sfruttamento e crudeltà, ma che costituì un vero e proprio genocidio: dei 600mila africani portati sull’isola nel corso di duecento anni ne rimasero solo 83mila, e oggi la popolazione non arriva a 300mila individui – meno della metà dei loro avi. E a chi contesta la scelta di questo momento per il passaggio a una forma di Stato diversa, date le difficili circostanze di pandemia e di recessione economica, Beckles risponde che dopo una storia fatta di oppressione, qualunque giorno è buono per dichiarare la propria libertà.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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