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Armi chimiche in mano ai miliziani in Libia

Iniziano ad esserci le prime conferme sulla possibile presenza di armi chimiche in mano ai miliziani in Libia. Una conferma è arrivata da Stephanie Williams, inviata speciale dell’Onu ad interim ma esistono già dalla scorsa settimana numerosi rapporti che indicano come le forze armate affiliate contro il Governo (GNA) a sud di Tripoli. In particolare il ministro degli Interni – come raccontato dal portale Speciale LIBIAFathi Pashaga ha accusato il gruppo dei mercenari Wagner, legato ad ambienti russi, che starebbe combattendo a fianco del Governo Libyan National Army (LNA) di Khalifa Haftar. Uno storytelling russofobo già usato più volte in Siria negli ultimi anni, dove ad essere accusati di utilizzare armi chimiche contro i civili è il presidente Bashar al-Assad e i suoi alleati. Sulla veridicità di questi rapporti ad oggi non ci sono conferme, sono partiti approfondimenti dalla fine dell’anno scorso.

Speciale LIBIA sta invece portando avanti da mesi una inchiesta sulla possibile presenza di armi chimiche sul territorio libico ed in mano a gruppi armati statali e non. “Tra ottobre e novembre dell’anno scorso, un giovane originario di Sirte, che ha fatto parte di un piccolo gruppo armato unitosi tra il 2014 e il 2015 al sedicente Stato Islamico (Isis o Daesh) dopo diversi viaggi dei leader in Siria e in Iraq, ci ha contattato per telefonato affermando che i gruppi armati di Misurata, sotto l’egida di Salah Badi stavano mobilitando delle armi chimiche all’interno della città” hanno spiegato da Speciale LIBIA.

In questo caso ci sono le prove dell’appartenenza del ragazzo ai terroristi, ci sono foto e video. Sulla presenza di armi chimiche in capo a miliziani vicino a GNA sarebbe suffragata da una ricerca di informazioni in rete, “furono sottratte da uomini armati nel 2014 dopo aver preso d’assalto la fabbrica chimica nel distretto di Jufra, dove erano stati immagazzinate dai tempi del colonnello Muammar Gaddafi“. La stessa fonte attesta “che non si tratti dell’unico furto di armi chimiche avvenuto nel corso degli anni nel Paese nordafricano, ma sostiene infatti che un’altra sottrazione avrebbe avuto luogo durante le operazioni di carico al porto di Misurata condotte dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) nel 2014”. Anche nel 2015, il North African Postal-Arabiya ed Asharq al-Awasat avevano documentato che la quantità di armi chimiche sottratta da uomini armati sarebbe sì sconosciuta, ma avrebbero già trovato la strada verso i militanti fedeli all’ISIS che poco dopo caricano video online in cui sembrano fare esperimenti con razzi carichi di agenti chimici. Truppe che tutti sanno sostenere Al Sarraj.

“Alla luce di tutto ciò – conclude Speciale LIBIA – è chiaro che il possesso di armi chimiche da parte di gruppi armati di Tripoli e Misurata non è da escludere. Salah Badi, leader della coalizione islamista Libya Dawn, già inserito nelle liste sanzionatorie delle Nazioni Unite, sta combattendo al fronte contro le forze dell’LNA di Khalifa Haftar. La Comunità internazionale ed OPCW dovrebbero accertare se tali armi siano veramente in possesso di questi gruppi armati affiliati al Governo riconosciuto internazionalmente e fare tutto quanto il possibile per la protezione dei civili costantemente sotto attacco di bombardamenti indiscriminati da entrambe le parti”.

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