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Appello Cisl Scuola: “Se Conte vuole continuare a governare deve ricominciare dalla scuola”. Nell’attesa sarà sciopero il 6 marzo

Hanno scritto al premier Giuseppe Conte e ora i sindacati si preparano per lo sciopero del 6 marzo prossimo, a tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori della scuola, soprattutto dei precari.

Un esercito di 185 mila persone, ultimo anello di una catena logora che si regge grazie anche all’indispensabile apporto di insegnanti con contratti a tempo determinato, in molti casi ultradecennali, che rivendicano un percorso che li avvii finalmente alla stabilizzazione. Per loro, la luce in fondo al tunnel è rappresentata dai prossimi concorsi, uno ordinario e l’altro straordinario, frutto di diverse contrattazioni e dell’intesa siglata il 24 aprile scorso fra il presidente del Consiglio, l’ex ministro Marco Bussetti e le organizzazioni sindacali del comparto di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda. Accordo che prevedeva pure alla voce “Stabilità nel rapporto di lavoro” «percorsi abilitanti e selettivi riservati al personale docente – si legge nel documento – che abbia una pregressa esperienza di servizio pari ad almeno 36 mesi», ma quella misura, che accoglieva i desiderata delle rappresentanze sindacali, è rimasta lettera morta. E i concorsi che sarebbero dovuti essere banditi entro il 2019, con la caduta del governo giallo-verde, le dimissioni del ministro Lorenzo Fioramonti del neo esecutivo giallo-rosso e lo spacchettamento del Miur, hanno subito uno slittamento dei tempi.

Col decreto Milleproroghe, approvato in questi giorni alla Camera, si è cercato di correre ai ripari fissando come termine ultimo il 30 aprile 2020, «senza però fare alcun cenno ai percorsi di abilitazione e agli insegnanti che hanno svolto interamente sul sostegno i tre anni di servizio richiesti come requisito di accesso al concorso», denuncia Maddalena Gissi, segretaria generale della Federazione Cisl Scuola, Università e Ricerca. 

Maddalena Gissi, segretaria generale della Federazione Cisl Scuola, Università e Ricerca. 

«Non v’è nessuna volontà ad intraprendere quella strada in modo strutturale, che per noi è un elemento fondamentale – spiega Gissi – tenuto conto che coloro i quali periodicamente maturano il diritto superando gli anni previsti anche dalle norme che assegnano i 36 mesi come periodo massimo, devono potersi abilitare ed avviare alla stabilizzazione, sulla base dei posti che l’amministrazione mette a disposizione per l’assunzione dei ruoli. In più, con un sistema scolastico strutturalmente destinato a utilizzare quote non irrilevanti di lavoro precario, valorizzare l’esperienza professionale acquisita sul campo da coloro ai quali si affida, a volte per anni e anni, la cura dei nostri alunni in ogni ordine e grado di scuola rappresenta un’opportunità e un dovere. Opportunità – prosegue – perché l’esperienza maturata costituisce una risorsa che sarebbe sbagliato disperdere; dovere, perché come tale si configura, di non abusare del lavoro precario e di garantirne dopo tempi congrui una stabilizzazione, come sancito espressamente in ambito comunitario (direttiva europea 70/1999, ndr.)».

Un possibile spiraglio al reclutamento docenti si potrebbe aprire con un emendamento al Milleproroghe della deputata del M5S in commissione Cultura, scienza e istruzione Vittoria Casa, che prevede di ridurre il sovraffollamento nelle aule scolastiche con un numero di iscritti superiore a 22 alunni, ridotti a 20 in presenza di studenti con grave disabilità. Per questa misura ci sarebbero a disposizione 6,3 milioni di euro nel 2020, 25,4 milioni nel 2021 e 23,9 milioni annui dal 2022 per dotare le scuole secondarie di secondo grado di nuovi docenti. Il provvedimento, però, non convince il segretario nazionale della Cisl, che rincara:

Vittoria Casa – Deputata M5s

«Abbiamo letto nel Milleproroghe che ci sono 500 posti in più per coprire gli sdoppiamenti delle cosiddette “classi pollaio”.

Un intervento che appare insufficiente, perché si dividerebbero solo duecento classi in tutta Italia.

“Vorrei rivolgere un appello al premier Conte: se vuole continuare a governare questo Paese – conclude Gissi – deve ricominciare dalla scuola, magari cambiando anche le modalità gestionali di un settore che necessita di maggiore sensibilità».

Ulteriore incertezza ha creato fra i prof che si apprestano a tentare il concorso straordinario, la misura poco chiara contenuta nel decreto legge approvato a Montecitorio, relativa alla prova scritta del concorso  per la scuola secondaria e alla procedura finalizzata all’abilitazione all’insegnamento, che riguarderà il programma di esame previsto per il concorso ordinario per titoli ed esami che si appresta a uscire e non quello svolto nel 2016. «L’unificazione dei programmi di entrambi i concorsi è stata stabilita per dare ai partecipanti programmi uniformi – riferisce la grillina Casa -. Confermate le domande a scelta multipla, la tipologia sarà la stessa ma mentre per lo straordinario costituirà la prova concorsuale nell’ordinario sarà una preselettiva».

L’INFLUENZA DA “SUPPLENTITE”

Il numero di supplenze conferite per un intero anno scolastico (fino al 30 giugno e al 31 agosto su posti vacanti) segna a partire dal 2011/12, anno in cui si registrò una lieve flessione con 105.300 incarichi rispetto ai 115.700 dell’anno precedente, un costante aumento, interrotto solo momentaneamente nell’anno del piano di assunzioni della legge 107/2015, cosiddetta “Buona scuola”, per riprendere in modo costante negli anni successivi. E’ una fotografia a tinte scure quella scattata dalla Cisl Scuola nell’ultimo rapporto, su rielaborazioni dati Miur, “Assunzioni e supplenze, alcuni numeri su cui riflettere”, su un fenomeno ormai radicato, incancrenito. «Una tendenza che non accenna a diminuire – è scritto nel rapporto – e che porta l’area del precariato a coprire circa il 20% delle cattedre funzionanti. Se il numero davvero esiguo di assunzioni fatte nel 2016/17 (9.301, contro le 25.301 autorizzate) può trovare spiegazione nello svuotamento delle Gae (graduatorie ad esaurimento) in molte realtà e nel ritardato avvio di concorsi ordinari allora in procinto di essere banditi, il successivo svolgimento di questi ultimi (tra ordinari e straordinari) non ha cambiato di molto le cose negli anni seguenti, «rendendo pressoché strutturale la “scopertura” di 20.000 posti – rileva il documento – che nell’ultimo triennio si è sempre riproposta, e che è lievitata fino a circa 30.000 quest’anno». Non è di solo “supplentite” che soffre il sistema scuola. Un altro allarme lanciato dai sindacati è la mancata nomina dei direttori degli Uffici scolastici regionali (Usr) di Lazio, Lombardia, Sicilia e Liguria. Gli Usr si organizzano per funzioni e, sul territorio provinciale, per servizi di consulenza e supporto alle istituzioni scolastiche. 

Infografica – La scuola dei precari

«Quasi tutti i vertici amministrativi della scuola in Sicilia sono vacanti – denuncia Francesca Bellia, segretaria regionale della Cisl scuola – una situazione che rende sempre più difficile il regolare svolgimento delle attività. Dal maggio del 2019 – spiega – la Sicilia è priva del direttore generale dell’Ufficio scolastico e dal 31 dicembre 2019 i dirigenti reggenti degli Uffici  territoriali di Trapani, Caltanissetta/Enna, Siracusa e Agrigento sono decaduti e ad oggi non sono stati rinnovati dal Ministero, nonostante sia stato espletato l’interpello. Di fatto la quasi totalità delle province siciliane è o sarà senza dirigente territoriale con gravi ripercussioni. Gli uffici, già in grave sofferenza d’organico non garantiscono il loro funzionamento a pieno regime e diventa assai complicata l’interlocuzione e quindi la risoluzione dei problemi che coinvolgono il mondo della scuola siciliana».  Mondo della scuola che deve guardare principalmente alla soddisfazione del diritto di tutti gli studenti ad apprendere e “raggiungere i gradi più alti degli studi”, come recita l’art. 34 della Costituzione e tenere in seria considerazione il desiderio di 8mln 420 mila 972 alunni, registrati nel 2018 in un rapporto del Miur, di studiare per costruire il proprio futuro. Un dato che è cresciuto rispetto al 2017 del 20,4 per cento, con ben 1mln 430mila 297 unità in più, dove a farla da padrone sono le regioni del Nord-ovest (25,8 per cento) e del Sud (25,6 per cento). Seguono Centro (19,6), Nord-est (17,5) e le Isole (11,5).  

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Nasce a Palermo. Laureata in Lingue e letterature straniere all’Università degli studi del capoluogo siciliano, master in Giornalismo e comunicazione pubblica istituzionale, è giornalista pubblicista. Ha iniziato la sua carriera di giornalista, scrivendo di sprechi, inadempienze nella Pa e di temi ambientali per il Quotidiano di Sicilia, ha collaborato per alcuni anni col Giornale di Sicilia, svolto inchieste e approfondimenti su crisi libica e questione curda per Left, per poi collaborare alle pagine Attualità e Mondo di Avvenire, dove si è occupata di crisi arabo-siriana e di terrorismo internazionale. Ha collaborato col programma Today Tv 2000, l’approfondimento dedicato all’attualità internazionale. Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano nel 2017.

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