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Angela Merkel ha incontrato a Kiev il presidente dell’Ucraina Zelensky

Angela Merkel ha effettuato oggi la seconda visita del suo piccolo tour in Europa Orientale, l’ultimo giro ufficiale da cancelliera, incontrando a Kiev il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Gli argomenti principe sono stati, come prevedibile, il Donbass e il Nord Stream 2. Il gasdotto, ormai vicinissimo alla sua conclusione, porterà il gas russo direttamente in Europa, passando dal mar Baltico e aggirando i territori di Polonia e Ucraina, togliendo a quest’ultima gli introiti provenienti dalla onerosa tassa di passaggio. Sul gasdotto patrocinato dal suo predecessore Gerhard Schröder, la Merkel ha dovuto costantemente fare da mediatrice, perché il progetto è essenzialmente di matrice russo-tedesca ma va a toccare gli interessi di diversi Paesi. E ha anche fatto da latrice di messaggi tra le parti in causa: così, aveva daprrima inoltrato a Putin le preoccupazioni dell’Ucraina a proposito dell’interruzione del transito del gasso russo sul suo territorio, e oggi ha portato a Zelensky il messaggio di Vladimir Putin che intendeva rassicurare sul fatto che la Russia rispetterà i contratti in essere, non escludendo di rinnovarli nel 2024 a seconda di quelle che saranno le richieste dei clienti europei. Ma non è solo l’aspetto commerciale a inquietare il governo di Kiev, quanto il fatto che il Nord Stream 2 venga usato dal Cremlino come “pericolosa arma geopolitica”. La cancelliera ha però detto che la Germania è già d’accordo con gli Stati Uniti sul fatto che non permetteranno a Mosca di sfruttare il gasdotto come arma, promettendo sanzioni alla Russia in caso contrario. Zelensky, che ha definito sé stesso come “presidente di un Paese in guerra”, non è sembrato soddisfatto dalla risposta, volendo sapere chi darà effettivamente queste garanzie. Il sottinteso riguarda la prossima uscita di scena di Merkel, che dopo tre lustri cederà lo scettro a fine settembre. Zelensky allora non può fare altro che attendere il verdetto delle urne tedesche: sia il candidato del partito di governo, la CDU, che quello della SPD sono favorevoli all’avviamento del gasdotto, mentre la candidata dei Verdi è contraria non tanto per ragioni geopolitiche, quanto per la posizione del suo partito che vuole spingere sulle energie rinnovabili, accelerando la fine della dipendenza da quelle di origine fossile, ma ciò avrebbe comunque conseguenze negative sull’Ucraina perché coinvolgerebbe anche l’attuale gasdotto da cui guadagna sul gas che la Russia vi fa transitare. Certo, in teoria è in atto anche in Ucraina la transizione verso l’economia green, ma ciò richiede “molti soldi e molto tempo”, dunque Zelensky ha chiesto (rimanendo al momento senza una risposta) garanzie più precise su che cosa il suo Paese potrà ottenere o perdere dopo che fra tre anni il contratto di fornitura scadrà.

La pericolosità del gasdotto rispetto alla sicurezza energetica dell’Ucraina è ovviamente collegata alle implicazioni geopolitiche che potrebbe avere sulla situazione nel Donbass. Ed è stato proprio questo il secondo argomento affrontato nel vertice. Anche qui la cancelliera portava a Zelensky il messaggio di Putin, che chiede all’Ucraina di attuare pienamente gli accordi di Minsk e di non rinunciare a una soluzione pacifica della sanguinosa questione. Zelensky chiede alla Germania e agli altri Paesi occidentali di continuare a fare pressione sul Cremlino, e ha insistito sulla necessità di un cessate-il-fuoco permanente, al fine di effettuare uno scambio di detenuti, aprire checkpoint sui territori temporaneamente occupati e permettere ai rappresentanti della Croce Rossa di accedere ai territori martoriati da una guerra civile che dura da ben sette anni. Ma la Merkel non ha potuto rispondere in altro modo che non sollecitare un nuovo vertice nel “formato Normandia”, quindi con la partecipazione dei leader di Russia, Francia, Ucraina e Germania. L’Ucraina “conta sulla Germania”, ha detto Zelensky, descrivendola come il partner più stretto che hanno in Europa, certamente il più influente, ed esprimendo il suo desiderio che Angela Merkel torni in Ucraina “a qualsiasi titolo”. La speranza iniziale era che partecipasse ai prossimi festeggiamenti per il giorno dell’indipendenza ucraina e soprattutto alla prima conferenza della “Piattaforma di Crimea”, il forum che nelle intenzioni di Kiev favorirà il rafforzamento del fronte diplomatico e politico che preme sulla Russia affinché restituisca la penisola annessa nel 2014. Ma la Merkel aveva elegantemente declinato l’invito, dal momento che una sua partecipazione sarebbe stata un segnale probabilmente troppo forte e sbilanciato, specialmente da parte di una cancelliera a fine mandato. E non vi andrà nemmeno il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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