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Altri 200 terroristi sarebbero stati trasferiti dalla Turchia in Libia. 40 in Italia

Il dato è da prendere con le pinze, visto che proviene dall’Osservatorio siriano per i diritti umani con sede a Londra e che è stato più volte criticato, certo è che in questi giorni ha denunciato come siano arrivati in Europa 200 combattenti siriani filo-turchi grazie al passaggio in Libia. Questa rivelazione confermerebbe l’allarme lanciato da Al-Mabrouk Abu Ameed, capo del Consiglio Supremo delle Tribù di Warshefana e portavoce ufficiale della Conferenza delle tribù e delle città libiche, in una intervista concessa proprio al nostro quotidiano.

Secondo il rapporto dell’Osservatorio: “200 mercenari filo-turchi sono emigrati attraverso il Mediterraneo dalle coste della Libia verso l’Europa e hanno già raggiunto i paesi dell’Europa meridionale”.

Sempre secondo lo studio i combattenti in questione sarebbero membri fazioni della North Falcons Brigade, della Sultan Murad Brigade, della Divisione Mu’tasim, delle milizie Hamzat e Suleiman Shah.

A questi combattenti, l’Ong ne somma altri 117 uccisi a Tripoli durante gli scontri con l’Esercito nazionale libico (Una) del maresciallo Khalifa Haftar, che tenta la presa sulla capitale dal 4 aprile 2019. L’Osservatorio ha aggiunto in una dichiarazione che i mercenari uccisi sono stati portati dal governo turco a Tripoli per sostenere i ranghi del Governo di accordo nazionale (Gna), l’organo esecutivo libico riconosciuto dalle Nazioni Unite. Il numero di combattenti siriani che hanno raggiunto Tripoli fino ad ora e’ aumentato a 4.750, mentre più di altri 1.900 vengono addestrati in Turchia per unirsi presto ai loro commilitoni in Libia ha aggiunto la stessa fonte.

“Fonti attendibili hanno informato l’Osservatorio siriano che circa 40 miliziani di Hamzat e di altre fazioni sono fuggiti in Italia nelle ultime ore”.

Anche l’Egitto ha lanciato un appello davanti alle Nazioni Unite chiedendo di non sottovalutare il reclutamento e il trasferimento di combattenti stranieri dalla Siria alla Libia. L’ambasciatore permanente dell’Egitto presso l’Onu, Mohamed Edris, ha espresso preoccupazione per:

“…la palese violazione della pace e della sicurezza internazionale, comprese le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu”.

Edris ha poi sollecitato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad assumersi le proprie responsabilità, mantenendo la pace e la sicurezza internazionali attraverso l’applicazione della risoluzione Onu 2396 che vieta lo spostamento di terroristi in altri paesi. Pare palese che la Turchia continui nella sua azione di destabilizzazione di tutto il Medioriente, la quale potrebbe favorire infiltrazioni terroristiche in tutta l’Europa.

Foto – Un drone turco abbattuto dall’Lna

Intanto in Libia la situazione peggiora. Le milizie di Misurata alleate del Governo di accordo nazionale (Gna), secondo il sito web informativo Al Mashad considerato vicino all’Lna, avrebbero pianificato un “attacco imminente” contro le l’Esercito nazionale libico nella città di Sirte. Sarebbe stata dispiegata “una grande forza” dalla città di Misurata composta dalla Brigata Farouq e dalla Brigata al Sumud guidata da Salah Badi (leader militare interessato da sanzioni Onu), oltre ai combattenti/terroristi giunti dalla Siria attraverso la Turchia. Tutti sarebbero ora diretti verso la città di Abugrein, 120 chilometri a sud di Misurata. L’obiettivo, sempre secondo le fonti di “Al Mashad”, sarebbe quello di prepararsi per un attacco con il quale riprendere il controllo della città di Sirte, ex roccaforte dello Stato islamico (Is) e di Gheddafi persa a gennaio. La fonte ha sottolineato che il piano preparato dalle forze del Gna, sostenuto da consiglieri militari turchi, dipende da una copertura aerea fornita dai droni turchi. 

Intato Parigi applica la politica dei due forni tenendo aperte le relazioni sia con l’Gna e l’Lna. Nel primo caso infatti secondo il quotidiano Le Tribune la Francia potrebbe vendere alcuni elicotteri, fabbricati da Airbus, al ministro dell’Interno del governo di Tripoli, Fathi Bashagha, atteso a Parigi dal 16 al 18 marzo. Una scelta che come sostiene proprio il quotidiano francese è contraddittoria visto che gli elicotteri andrebbero a favorire Al Sarraj che ha un patto con i turchi quindi smentendo la posizione ufficiale del Governo che “denuncia regolarmente l’invio di armi e mercenari siriani da parte della Turchia in Libia in violazione dell’embargo Onu in vigore dal 2011.

Nel secondo caso Emmanuel Macron ha appena incontrato ufficialmente Haftar nella capitale incassando il sì del comandante nell’Lna all’accordo di pace a fronte del pieno supporto agli sforzi delle truppe di Haftar nel combattere il terrorismo e stabilizzare il territorio libico”. Come atto di buona fede si prevede, già questa settimana, la riapertura dei giacimenti di petrolio ora in mano proprio all’uomo forte della Cirenaica come rivelato dal sito web Libya Akhbar.  Una chiusura che secondo la National Oil Corporation (Noc) avrebbe causato un calo della produzione di greggio a circa 110 mila barili al giorno, facendo registrare una perdita finanziaria superiori a 2,9 miliardi di dollari Usa dal 17 gennaio. Insomma lo scacchiere geopolitico si sta muovendo e Francia e Turchia giocano le loro carte.

 

 

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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