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Aiuti dall’estero per la Repubblica Ceca in difficoltà contro il Covid

Nella Repubblica Ceca, uno dei settori che hanno maggiormente sofferto le restrizioni da Covid è quello della birra, di cui i cechi sono grandi produttori e forti consumatori. La birra è il “nettare d’oro” della Cechia sia a livello culturale che economico, coi suoi marchi famosi in tutto il mondo come Pilsner, Staropramen e Gambrinus. Ora i birrifici chiedono aiuto al governo, dopo essere stati chiusi per quasi un terzo del 2020 e in ginocchio dopo l’ennesimo lockdown di ottobre, che potrebbe durare fino a dicembre. Martina Ferencová, direttrice dell’Associazione nazionale dei birrai, esprime comprensione verso la necessità delle misure di contenimento del virus, ma fa notare al governo che il settore sta perdendo centinaia di milioni di corone al mese e che i programmi di compensazione delle perdite non si applicano alla loro categoria. I birrifici sono quindi stati messi in condizione di non poter vendere, date le chiusure a singhiozzo di ristoranti e pub, e non hanno nemmeno maturato il diritto a una stampella economica: ora è arrivato per il governo il momento di occuparsi anche di loro.

Ma qual è la situazione del Covid-19 nella Repubblica Ceca? I numeri complessivi dall’inizio del 2020 non sono buoni (360mila contagi e quasi 4mila decessi su una popolazione di 10 milioni di persone), ma la curva dei contagi sembra stia rallentando. Purtroppo negli ospedali la carenza di personale sanitario si fa sentire. Sempre più dottori e infermiere stanno contraendo il virus e sono dunque impossibilitati a svolgere il proprio lavoro. il Ministero della Sanità si è attivato per chiedere aiuto all’OMS sotto forma di squadre di emergenza che possano urgentemente venire a operare in Cechia. Ci sono comunque altri altri medici giunti a dare un mano dall’estero, in particolare sette dottori della Guardia Nazionale del Texas e del Nebraska (e si attende l’arrivo di altri). Berlino ha offerto a Praga due medici militari e propone di prendersi carico di una decina di pazienti che vivono nelle regioni di confine, oltre ad aver mandato materiale vario e apparecchi di ventilazione artificiale, come hanno già fatto anche Austria e Ungheria. Arriva una mano anche da Israele, il cui ministro della Sanità Yuli Edelstein ha accolto la richiesta di Cechia e OMS: una squadra di 8 medici, guidata dal colonnello dottor Ram Sagi, lavorerà contro il coronavirus a Brno.

La situazione appare preoccupante sotto molti aspetti, ma non fa vacillare la diffidenza dei cechi verso il tanto annunciato futuro vaccino contro il Covid. Un sondaggio dello European National Panels (ENP) mostra come appena il 36% degli abitanti accetterebbe di farsi iniettare il siero. La percentuale è scesa ancora rispetto al precedente sondaggio risalente a metà ottobre. Questi sondaggi sono svolti nell’ambito di un programma di monitoraggio nazionale dell’opinione della popolazione sulla pandemia (National Pandemic Alarm poll).

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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