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Airbus annuncia 15mila licenziamenti nel mondo. Alza la posta con i Governi?

L’annuncio di un taglio di 15mila posti di lavoro comunicato da Airbus, a seguito della pandemia Covid, ha creato uno choc in mezza Europa. Il piano di ridimensionamento del personale, che verrà realizzato entro un anno, coinvolgerà non solo la Francia e la Germania, con 5mila licenziamenti per entrambi i Paesi, ma colpirà anche il Regno Unito, dove sono previsti 1.700 esuberi, così come la Spagna (900) e il resto del mondo (1.300). Secondo molti commentatori i numeri annunciati sono esagerati e come detto in particolare da Le Figaro Guillaume Faury,  amministratore delegato per il produttore di aeromobili Airbus, “avrebbe caricato la barca per mettere gli Stati sotto pressione e ottenere un maggiore sostegno pubblico“. In particolare Airbus punterebbe a ingenti sgravi fiscali nel settore. Una ipotesi che però è stata sdegnosamente rigettata dal numero uno dell’azienda il quale ha chiarito che il nuovo piano industriale nasce da un lavoro di mesi effettuato coinvolgendo al tavolo i suoi clienti e i fornitori di Airbus. La realtà è che l’azienda deve ridisegnarsi partendo dal presupposto che subirà un calo di circa il 40% del proprio fatturato per almeno due anni.

Faury ha negato quindi che si possa parlare di numeri gonfiati. Sempre dalle colonne de Le Figaro si difende: “Se avessimo seguito la pura logica matematica avremmo dovuto tagliare 36.000 dei 90.000 posti di lavoro che oggi conta Airbus Commercial Aviation avremmo dovuto tagliare. Ovviamente, la cifra di 15.000 in tutto il mondo è enorme”. Il numero – sempre secondo l’AD – sarebbe il giusto compromesso per assicurare la consegna di 880 aerei all’anno, e per evitare il fallimento dell’azienda dovuta all’evento catastrofico, senza precedenti, che ha subito l’aviazione commerciale. “Già a marzo, mentre l’epidemia di Covid-19 spazzava il mondo – spiega Faury – il traffico aereo è crollato, scendendo del 98%. Due terzi degli aerei di linea sono stati abbandonati negli hangar aeroporti a seguito della chiusura dei confini di numerosi Paesi. Questa è la crisi più grave nella storia dell’aviazione civile. Quest’anno il traffico aereo diminuirà del 55%“.

In realtà quei 15mila posti potrebbero essere di meno, nonostante le smentite di circostanza. Il piano presentato da Faury infatti non calcola gli incentivi e le politiche messe in campo sia in Francia (si prevede un Intervento Straordinario sul settore pari a 15miliardi), sia in Germania. Se tali interventi di sostegno, in particolare quelli sulla ricerca in Francia e quelli sul kurtzarbeit a lungo termine in Germania, saranno confermati c’è chi scommette che potrebbero essere salvati almeno altri 3.500 posti di lavoro. Probabilmente saranno proprio i lavoratori tedeschi a poter beneficiare di più delle azioni messe in campo dal proprio Paese e questo perché oggi è proprio lì numero maggiore di dipendenti Airbus che sta lavorando ai programmi A320, il progetto che è più facile che subisca una accelerazione nel 2022. La Francia invece opera sull’A330neo e l’A350 a lungo raggio, in particolare a Tolosa, che però è una delle aree più colpita dalla crisi. Un po’ più ottimista è il segretario di Stato per i Trasporti Jean-Baptiste Djebbari ha cercato di contare i lavori che potevano essere salvati: “Se si impostano i contratti di solidarietà, si risparmiano 1.500 posti di lavoro, e si risparmiano altri 500 sviluppando l’aereo a basse emissioni di carbonio“.

Uno dei maggiori rischi di questa crisi è ritrovarsi a perdere slancio nell’innovazione e perdere la sfida dell’evoluzione tecnologica per sviluppare la prossima generazione di aeromobili. Questa linea di finanziamento è strategica per il futuro di Airbus. Gli aiuti di Stato devono aiutarci a rimanere in gara“, ha chiarito Faury. Il timore è che l’americana Boeing o la cinese Comac possano sopravanzare Airbus nella sfida per il futuro dell’aeronautica a causa dei maggiori sussidi messi in campo da Washington e Pechino per far sopravvivere le due aziende e anzi, magari, permettere loro di sopravanzare i propri diretti concorrenti sfruttando l’emergenza Covid-19.

In questa partita a scacchi, i sindacati hanno fatto sapere che per loro è fuori questione che Airbus dia seguito ai licenziamenti annunciati. Ciò costituirebbe un casus belli. Thierry Baril, direttore delle risorse umane di Airbus, ha però confermato mercoledì che l’obiettivo invece é quello di procedere al ridimensionamento rapidamente “incentivando le partenze volontarie“. Non sarebbero però esclusi i licenziamenti secchi, come ultima risorsa. Entro la fine di ottobre si vorrebbe trovare la quadra con i sindacati in modo che il piano sociale possa essere attuato e finalizzato nell’estate del 2021. “Oggi basta guardare il cielo per capire che siamo piuttosto nella situazione degli anni ’70“, ha spiegato ancora Baril.

In verità il problema non si limita ai già sconvolgenti 15mila lavoratori annunciati, bisogna infatti tenere presente tutto l’indotto. Prendendo ad esempio le regioni della Nouvelle-Aquitaine, e dell’Occitania i tagli di Airbus minacciano 90.000 posti di lavoro dell’indotto. Solo nel settore della meccanica potrebbero saltare tra 30.000 e 45.000 posti di lavoro, ma il piano di supporto aeronautico fungerà anche da ammortizzatore e farà risparmiare posti di lavoro. Vi è poi il problema di alcuni aeroporti che saranno chiamati a ripensare il proprio futuro. Questo è in particolare il caso del Roissy-Charles-de-Gaulle, in cui è prevista la creazione di un quarto terminale ma anche la ristrutturazione dell’aeroporto di Nantes, conseguente all’abbandono del progetto Notre-Dame-des-Landes.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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