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Caos Afghanistan, 1000 talebani tornano liberi. Due premier giurano e intanto gli Usa sgomberano parte delle truppe

A seguito dell’accordo di pace siglato con gli Stati Uniti il presidente Ashraf Ghani ordinerà il rilascio di ben 1.000 talebani per avviare e facilitare i colloqui tra Kabul e i ribelli islamici. Secondo alcune fonti verranno liberati solo i prigionieri anziani a fronte della richiesta di rilascio di 5mila prigionieri da parte degli islamisti.

Ghani è stato proclamato vincitore delle elezioni avvenute lo scorso settembre 2019, proprio oggi dalla Commissione elettorale, ma il suo avversario Abdullah Abdullah ha denunciato brogli. Oggi, mentre entrambi tenevano i loro discorsi su palchi organizzati a poche centinaia di metri l’uno dall’altro, una serie di esplosioni ha colpito il luogo delle cerimonie. Le cerimonia organizzata da Ghani é stata brevemente interrotta. Ma il presidente ha rifiutato di lasciare il palco e ha esortato alla calma come riporta l’Agenzia Nova.

“Non indosso un giubbotto antiproiettile” ha dichiarato, aprendo la giacca. “Abbiamo assistito a molti grandi attacchi. Un paio di esplosioni non dovrebbero spaventarci”, ha aggiunto.

L’Isis ha rivendicato l’attacco sui canali Telegram del gruppo e riferendo di aver lanciato 10 razzi:

“I soldati del califfato hanno preso di mira la cerimonia di inaugurazione del tiranno Ashraf Ghani vicino alla sede presidenziale”.

Ghani avrebbe vinto con un margine risicato, pari a circa 12.000 voti ma comunque al di sopra del 50 per cento. La squadra di Abdullah invece contesta il 15 percento dei voti, accusando Ghani di aver esercitato forti pressioni sulla Commissione elettorale per accelerare il processo di riconteggio e verifica dei voti contestati. Ad oggi l’Afghanistan ha due presidenti avendo giurato entrambi.

In questo Caos gli Usa contestano l’inaugurazione di un governo parallelo in Afghanistan con il principale rivale di Ghani, Abdullah, arrivato secondo alle urne, che ha giurato fedeltà anch’esso autoproclamandosi capo dello Stato.

Mike Pompeo, segretario di Stato statunitense ha commentato: “Ci opponiamo con forza ad ogni azione volta ad insediare un governo parallelo e ad ogni uso della forza per superare differenze politiche. Mettere in primo piano la creazione di un governo inclusivo e unito in Afghanistan é cruciale per il futuro del Paese e in particolare per la causa della pace”.

Gli Usa è da rilevare che si erano congratulati con Ghani per la vittoria alle presidenziali lo scorso settembre.

Intanto gli Stati Uniti avrebbero avviato il ritiro delle proprie truppe dal territorio Afghano. Un percorso che avvera entro 135 giorni e a tendere il contingente impegnato dovrebbe ridursi a 8600 militari di stanza, rispetto ai circa 12mila. Gli Stati Uniti hanno chiarito che continueranno a condurre operazioni contro al Qaeda e lo Stato Islamico nel paese, e a sostenere le forze di governo afghane.  Al contempo i talebani si sono impegnati a mettere fine agli attacchi e ad avviare colloqui di pace con il governo di Kabul entro il 10 marzo.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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