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Di Maio in visita a Belgrado; la Serbia vuole accelerare l’ingresso nell’UE

Gli ottimi rapporti tra governo italiano e governo serbo ribaditi in occasione della visita a Belgrado il 22 giugno del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. In agenda vi erano i colloqui con la premier Ana Brnabić, col presidente della Repubblica Aleksandar Vučić e col ministro degli Esteri Nikola Selaković. L’Italia intrattiene eccellenti relazioni economiche con la Serbia, di cui nel 2020 è stata il secondo Paese importatore e il terzo fornitore, e con oltre 600 imprese italiane che operano sul suo territorio. A Roma interessa molto la stabilità e la sicurezza della regione dei Balcani occidentali, minata dalle tensioni esistenti tra Serbia, Kosovo e Albania. Di Maio ne ha parlato con Vučić e con la Brnabić, ma è stato il ministro degli Esteri Selaković a commentare: Abbiamo parlato anche della situazione regionale e di quello che è importante per la Serbia, ovvero il mantenimento della pace e della stabilità. Abbiamo parlato anche del dialogo Belgrado-Pristina e ho chiesto al ministro Di Maio di offrirci sostegno per il proseguimento dei negoziati attraverso il dialogo come unica soluzione ai problemi. Di Maio aveva già incontrato il suo omologo serbo lo scorso 1° aprile, e insieme avevano impostato un Memorandum d’intesa per rilanciare la cooperazione strategica e agevolare l’ingresso della Serbia nell’Unione Europea. Nelle parole prounciate da Di Maio, infatti, l’Italia concede pieno appoggio all’intenzione della Serbia di entrare nell’Unione Europea: La Serbia ha tutte le potenzialità per avanzare e progredire con successo verso l’integrazione nell’Unione europea, e l’obiettivo da perseguire è una accelerazione nei negoziati di adesione (…) La Serbia sa di poter contare sul costante sostegno di un Paese amico come l’Italia.

Quasi in concomitanza si è svolta in Lussemburgo la Conferenza intergovernativa UE-Serbia, la prima tenuta dopo l’introduzione della metodologia di allargamento riveduta, avente la finalità di “infondere nuovo slancio al processo di adesione”. Il fattore chiave è costituito dal conferire un orientamento politico più forte all’inclusione di un nuovo Paese, il quale dovrà dare maggiore “attenzione alle riforme fondamentali” richieste per essere accettati nella UE. Bruxelles ha accolto favorevolmente la volontà della Serbia di procedere verso nuovi punti del sentiero previsto e gli sforzi da essa compiuti in tal senso negli ultimi mesi. A capo della delegazione in Lussemburgo c’era Ana Brnabić: alla guida del Paese dal 2017, la Brnabić è la prima donna e soprattutto la prima lesbica dichiarata a detenere la carica di premier in Serbia, e ora punta a far entrare il suo Paese nell’Unione Europea. Dopo la conferenza, ha sottolineato l’importanza di avere aperto il gruppo di capitoli di negoziato numero 1, quello che comprende i temi fondamentali, e il fatto che si stia lavorando per poter aprire i gruppi di capitoli 3 e 4, rispettivamente su “competitività e crescita inclusiva” e “agenda verde e connettività sostenibile”, già durante il semestre di presidenza della Slovenia, che inizierà a luglio. Prima dell’incontro, le dichiarazioni dei vari politici suggerivano che nessun nuovo capitolo o gruppo di capitoli sarebbe stato aperto durante la conferenza. Il commissario europeo per l’allargamento, Oliver Varhelyi, ha definito “significativi” i colloqui tenuti con la Serbia e “considerevoli” i progressi fatti dal Paese nell’applicazione dello stato di diritto: dunque si può andare avanti, e la Commissione è pronta ad aiutare ad accelerare il processo, ma secondo Varhelyi la Serbia deve prima effettivamente fare ciò che serve. 

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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