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Zimbabwe in quarantena nonostante numeri bassi per il Covid ma preoccupano i morti per crisi economica

Su una popolazione di 14 milioni abitanti, dal 3 gennaio 2020 ad oggi nello Zimbabwe si sono avuti circa 15mila contagi confermati e quasi 400 decessi. Cifre non certo impressionanti; il problema, però, è che metà delle infezioni si sono registrate solo negli ultimi due mesi e mezzo, dando luogo a un’impennata che ha messo in forte allarme le autorità. Il governo ha quindi deciso di attuare misure drastiche: i confini nazionali, riaperti solamente a novembre dopo la precedente quarantena, sono stati chiusi il 2 gennaio ed è stata istituita una quarantena della durata di 30 giorni.

Il divieto di viaggiare all’interno e all’esterno del Paese ha causato sgomento tra la popolazione. In primo luogo, poiché l’annuncio è stato dato in modo inaspettato e senza dare un preavviso agli abitanti in modo che potessero organizzarsi: molti di coloro che si erano recati a trovare i parenti per le festività sono di fatto rimasti bloccati lontano dalle loro abitazioni. In secondo luogo, in un Paese come lo Zimbabwe afflitto da una pesante crisi economica, da una disoccupazione altissima e dall’iperinflazione, molti cittadini si recano quotidianamente per lavoro e per commercio negli Stati adiacenti, cioè in Botswana, in Zambia e in Mozambico e soprattutto in Sudafrica, da cui più di tutti gli altri lo Zimbabwe importa prodotti e beni di primaria necessità. Già a dicembre, l’agenzia della Nazioni Unite PAM (Programma Alimentare Mondiale) aveva avvertito che la prolungata siccità, l’instabilità economica e gli effetti combinati del coronavirus stavano mettendo in serio pericolo milioni di zimbabwesi, che adesso rischiano di restare senza cibo. La rappresentante della PAM, Francesca Erdelmann, ha denunciato che metà degli zimbabwesi nelle aree rurali sono ormai costretti per poter sopravvivere a ridurre le porzioni alimentari sotto il minimo e a vendere qualunque bene in loro possesso.

Molti zimbabwesi tentano anche di espatriare: l’immigrazione illegale preoccupa moltissimo le autorità del Sudafrica, che hanno denunciato la corruzione dei doganieri dello Zimbabwe, i quali concedono certificati di negatività al Covid-19 in cambio di bustarelle. Nell’ultima settimana di dicembre erano stati arrestati 500 cittadini zimbabwesi e altri sono stati deportati per aver tentato di entrare nel Paese clandestinamente. Aaron Motsoaledi, ministro degli Interni sudafricano, ha dichiarato di aver visionato un video in cui gli stessi soldati e poliziotti zimbabwesi aiutavano i loro concittadini a oltrepassare la frontiera. Ha aggiunto che per scoraggiare questi tentativi l’esercito sudafricano pattuglierà i fiumi, mentre elicotteri e droni monitereranno i confini. Il ministro della Sanità e vicepresidente dello Zimbabwe, Constantino Chiwenga, ha annunciato che durante l’attuale lockdown sarà consentito organizzare soltanto funerali, ai quali non potranno assistere più di 30 persone, mentre è vietata qualunque altra manifestazione pubblica, dai matrimoni alle celebrazioni religiose o la frequentazione di bar o palestre. Le attività economiche essenziali potranno rimanere aperte dalle ore 6 alle ore 15, dopo di che scatta il coprifuoco. Nel frattempo, le autorità hanno arrestato 200 ragazzi, anche minorenni, che si erano riuniti per una festa di Capodanno nella capitale Harare. La polizia ha detto che la maggior parte dei ragazzi si trovava in stato di pesante ubriachezza. È stata arrestata anche una cinquantina di persone che avevano assistito a uno show musicale organizzato in violazione delle restrizioni anti-Covid.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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