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Yerevan, la crisi politica si aggrava

Sale la tensione nella capitale armena dove da diversi giorni si svolgono una serie di manifestazioni organizzate dall’opposizione. I manifestanti si radunano nella piazza della Libertà chiedendo le dimissioni del Primo ministro Nikol Pashinyan. L’alleanza dell’opposizione chiamata Movimento della Salvezza della Patria considera Pashinian colpevole e responsabile della sconfitta dell’Armenia nella recente guerra in Nagorno Karabakh e vede le sue dimissioni come l’unica soluzione dell’attuale crisi politica nel paese.

La situazione è precipitata stamattina quando le forze armate hanno rilasciato una dichiarazione chiedendo le dimissioni di  Nikol Pashinyan e del suo Governo accusandoli di malgoverno e incompetenza. “Il Primo ministro e il Governo dell’Armenia non sono più in grado di prendere decisioni adeguate per il popolo armeno in questa crisi e in questa situazione fatale” si legge nella communicazione congiunta firmata dal capo di stato maggiore delle forze armate, Onik Gasparyan e da più di trenta ufficiali di alto rango.

L’alleanza dell’opposizione ha espresso solidarietà alle forze armate  accusando Pashinyan di provocare “scontri civili e spargimenti di sangue“. Da notare che il movimento è composto da diciassette partiti tra i quali il Partito Repubblicano e l“Armenia prosperosa” che rappresenta l’opposizione parlamenatre. Durante la manifestazione che si è svolta oggi nella piazza della Libertà  i manifestati hanno chiesto le immediate dimessioni di Pashinyan. Oltre ai leader dell’opposizione hanno fatto un discorso anche Seyran Ohanyan, ex ministro della Difesa e Yuri Khachaturov, già segretario generale dell’Organizzazizone del Trattato di Sicurezza Collettiva.

I leader dell’opposizione e i loro sostenitori hanno marciato nella direzione del Parlamento dove i due partiti dell’opposizione parlamentare hanno chiesto una sessione di emergenza dell’Assemblea nazionale sull’aggravarsi della crisi politica. I manifestati hanno bloccato la via adiacente e il leader del movimento Vazgen Manukyan si è rivolto ai manifestanti suggerendo di bloccare la via Bagramyan con le barricate. “Aspetteremo qui i parlamentari, li porteremo qui” ha dichiarato Manukyan aggiungendo “preparatevi, staremo qui tutta la notte“.

Da notare che la dichiarazione delle forze armate con la quale si chiedono le dimissioni di Pashinyan non è sostenuta dal Ministero della Difesa. Difatti poche ore fa è stato rilasciato  il comunicato del Ministero dove si legge “Le forze armate della Repubblica di Armenia difendono pienamente i confini della nostra Patria e garantiscono la sicurezza. L’esercito è una struttura apolitica, tutti i tentativi di coinvolgere le forze armate in qualsiasi processo politico sono inammissibili“.

Alla dichiarazione rilasciata dallo stato maggiore è stata immediata la risposta di Pashinyan che con un post pubblicato su Facebook ha fatto sapere  che la considera un tentativo di colpo di stato militare invitando tutti i suoi sostenitori a radunarsi nella Piazza della Repubblica.

Durante il suo discorso rivolto ai propri sostenitori Pashinyan ha ribadito che “il cambio di Governo può avvenire solo attraverso le elezioni” ed ha espresso disponibilità ad avviare “consultazioni politiche” con l’opposizione.  

Il Presidente della Repubblica Armen Sargsyan ha rivolto un appello a tutti chiedendo di non  cedere alle provocazioni e di astenersi dagli appelli all’odio e all’intolleranza evidenziando che “il nostro popolo non può permettersi di dividersi, ogni tentativo di destabilizzare e mettere in pericolo lo Stato deve essere respinto“. 

Arman Tatoyan, il difensore dei diritti civili avverte che “la situazione nel paese richiede uno sforzo eccezionale da parte di tutti per garantire la solidarietà e il rispetto assoluto dei diritti umani“.

Gli Stati Uniti, la Russia e l’Unione Europea hanno espresso la loro preoccupazione invitando le due parti a prendere misure per la de-escalation e a prevenire ulteriori tensioni.

Le differenze politiche devono essere risolte pacificamente e in stretta aderenza ai principi e ai processi della democrazia parlamentare” si legge in una dichiarazione rilasciata dal portavoce della politica estera dell’UE Peter Stano. Anche l’Ambasciata degli Stati Uniti in Armenia ha rilasciato un comunicato dove invita tutte le parti ad esercitare calma e moderazione e allentare le tensioni.  “Gli Stati Uniti si impegnano a sostenere le riforme democratiche dell’Armenia, in linea con i nostri valori condivisi“.

Durante la giornata Pashinyan ha avuto un colloquio telefonico  con il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin incentrato sulla situazione attuale in Armenia. Sono stati effettuati colloqui anche tra i Minstri degli Esteri e della Difesa dei due paesi.

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Nata nel 1982, abita a Yerevan. Laureata in Lingue Straniere all'Università di Bologna e da anni sono impegnata nel diffondere la lingua e cultura italiana in Armenia. Insegna lingua italiana all'Università Brusov di Yerevan e all'Università Americana in Armenia. Collabora anche diversi giornali armeni e italiani  scrivendo articoli  sull'attualità armena ed italiana.

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