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Washington Post, la ‘crisi italiana’ finirà per destabilizzare la zona euro

La fotografia dell’Italia, tracciata in un lungo articolo pubblicato oggi da The Washington Post, è impietosa. “Il paese sta precipitando nella sua più ripida recessione dai tempi moderni. Il settore turistico sta fallendo. A molti ristoranti e negozi mancano i soldi per ripartire e rischiano di non riaprire mai. Le finanze fragili del governo stanno diventando sempre più tese. Per tutto il tempo della pandemia è cresciuto il risentimento in molti italiano e il senso di abbandono”. Sentimenti quest’ultimi che come ben affermato dal WP derivano in particolare dalla risposta tardiva dell’Europa e dalle ricadute che tale ritardo può causare nella quotidianità.

Non è un caso – si scrive nell’articolo – che il risentimento antieuropeo sia aumentato portando l’Italia a diventare un possibile crack nella zona euro quando l’emergenza sanitaria sarà messa alle spalle e ci sarà esclusivamente da fare i conti con le macerie della conseguente crisi economica. Come ben evidenziato dal WP “Il coronavirus ha cambiato quasi tutti i paesi che sono stati più duramente colpiti dal contagio. Ma i cambiamenti sono particolarmente pericolosi in Italia, dove il Covid-19 si è sovrapposto a fragilità economiche preesistenti e al senso di abbandono che attraversava il popolo italiano già con la nascita della zona euro e poi con le successive ondate migratorie. Anche prima che fosse colpito da uno dei focolai più letali del mondo l’Italia, che è stata vista come la wild card dell’Europa occidentale ha portato alla crescita del populismo. Ora che è arrivata la crisi è in gioco non solo la stabilità Dell’Italia, ma anche quella dell’Europa”.

The Washington Post pensa che non sia campata in aria l’idea che l’Italia ripercorra la strada tracciata dalla Gran Bretagna con la sua Brexit. In particolare laddove c’è la paura di finire in un disastro come quello del debito greco. “L’idea che l’Italia possa seguire il Regno Unito è qualcosa che sta concretamente accadendo” conferma l’ex primo ministro Enrico Letta, ora preside della Scuola Internazionale di Parigi. “Abbiamo bisogno di empatia dell’Europa, e abbiamo bisogno di una completa solidarietà”. WP ricorda i dati economici tragici che dovrà affrontare nella FASE 3: “In Italia si prevede di avere una delle contrazioni più gravi, attorno ad un -9,5 per cento nel 2020 secondo le proiezioni dell’Unione europea. Si prevede poi che il suo debito salirà al 158,9% del suo prodotto interno lordo, uno dei tassi più alti al mondo. E anche Paolo Gentiloni, commissario europeo per l’Economia, ha dichiarato la scorsa settimana che si prevede che la ripresa Dell’Italia ‘richiederà più tempo che in altri Stati membri'”.

FOTO – Ursula von der Leyen

Il quotidiano americano in particolare pone la sua lente d’ingrandimento sul comparto turistico che rappresenta circa il 13% del suo PIL e sull’altissima percentuale di micro imprese. Questi settori saranno travolti e “il rischio per l’Europa è che la disuguaglianza all’interno della zona a moneta unica si accentui, portando a far esplodere le tensioni, a lungo silenziate, tra i paesi del nord e quelli del Sud, compresa l’Italia”. Correttamente WP ricorda come lo scontro tra Nord e Sud Europa si sia già consumato per una risposta coordinata alla pandemia del coronavirus. “Francia e Germania inizialmente si sono dimostrati riluttanti a condividere le attrezzature mediche, lasciando l’Italia a rivolgersi alla Cina per chiedere aiuto. Poi, il mese scorso, Germania e Paesi Bassi hanno effettivamente contrastato la proposta dell’Italia dei “corona bonds”, che avrebbe visto i paesi Dell’UE mettere insieme il debito per finanziare la ripresa del continente”. A questi passi falsi, ricordati da WP, sarebbero poi da aggiungere le gaffe commesse, nella fase iniziale della pandemia, da parte di Ursula von der Leyen e Christine Lagarde.

Non c’è da stupirsi quindi che la sfiducia italiana delle istituzioni europee sia raddoppiata rispetto allo scorso anno “arrivando a circa il 50 per cento secondo i dati della società di sondaggi SWG. La percentuale di italiani a favore di lasciare la zona euro è passata dal 23 per cento al 35 per cento”.

Il professore dell’Università Luiss Guido Carli ha spiegato “Chiaramente, l’Euro-scetticismo è cresciuto su tutta la linea. Ma gli italiani sono in attesa di scoprire cosa gli accadrà. I soldi, promessi dall’Italia o dall’UE, entreranno effettivamente nelle loro tasche?”. E WP fotografa come anche a sinistra, tra i politici filo-europei impegnati in ruoli di governo a Roma, risuonavano forti allarmi sul futuro del blocco, dicendo che una lenta risposta Dell’UE aveva lasciato l’Italia senza supporto. “Alcuni di quegli stessi politici ora dicono che l’Europa ha corso per recuperare il ritardo, rifaranno seppure tardivamente la posta in gioco e delineando un piano di recupero di compromesso”. Tra questi vi è sicuramente il commissario Gentiloni che dopo l’accordo sull’allentamento della condizionalità del MES è tornato sui suoi passi affermando: “Il messaggio di oggi è che abbiamo una crisi condivisa e stiamo mettendo insieme una risposta condivisa. E’ un momento spartiacque per l’Europa”.

Peccato che lo stesso WP spieghi come “la maggior parte dei dettagli chiave (dell’accordo) devono ancora essere elaborati, compresa la dimensione del fondo, se le obbligazioni debbano essere utilizzate per raccogliere il denaro e se il denaro sarebbe distribuito come sovvenzioni a fondo perduto o prestiti agli Stati membri. La differenza per l’Italia è significativa: i prestiti, l’approccio favorito dai paesi del Nord Europa, aumenterebbero il debito nazionale. Le sovvenzioni non lo farebbero. I rating di approvazione pubblica per Conte sono aumentati durante il lockdown, ma molti lo attribuiscono a un effetto temporaneo, quello che in America si chiama rally-around-theflag. Una serie di politici europei, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, hanno avvertito che la pandemia potrebbe aiutare i populisti in tutta l’Europa meridionale, anche in Italia”.

L’articolo si conclude con il pensiero di Sandro Gozi, un politico italiano che rappresenta la Francia al Parlamento europeo: “Siamo in una zona molto pericolosa. Se l’Europa sarà efficace, si può anche pensare che questa possa essere una nuova era per L’Italia. Può aprirsi una nuova fase positiva. Al contrario, se l’Unione bluffa senza agire davvero, e l’economia precipitasse in Italia, allora il Paese potrebbe cambiare totalmente dal lato nazionalistico. Non credo che ci sarà una via di mezzo.”

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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