I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

“Vox” di Christina Dalcher, un romanzo potente e iconico che pare scritto oggi per Hong Kong

E’ sempre più difficile trovare romanzi che possano vantare una trama realmente originale. “Vox” di Christina Dalcher, pubblicato da Editrice Nord nel 2018,  costituisce sicuramente, in questo senso, una eccezione, una perla, un testo iconico capace di rapire il lettore dalla prima all’ultima pagina. L’intreccio è accattivante: che cosa accadrebbe se in America, un nuovo governo ultraconservatore imponesse a tutte le donne di non poter pronunciare più di 100 parole al giorno e di dover rinunciare al passaporto, al conto in banca e al lavoro? E che cosa potrebbe fare una donna per difendere il diritto alla parola per sua figlia? In occasione dell’arrivo del nuovo romanzo di Dalcher “La Classe”, che uscirà il prossimo 5 novembre, abbiamo voluto raggiungere la scrittrice per ritornare a parlare del suo lavoro precedente di estrema attualità se si guarda ad Hong Kong, dove un Governo dispotico sta cercando di tacitare la voce di migliaia di persone.  

Infografica – La biografia dell’intervistata Christina Dalcher

– Da dove nasce l’idea portante di questo libro di silenziare le donne per legge, nel vero senso della parola? È un’idea alquanto potente e originale.
– Credo che la maggior parte dei lettori sia giunta proprio alla conclusione che io abbia scritto “VOX” come un’opera di riflessione sul silenzio imposto alle donne. Ma sarò sincera: non era questa la motivazione iniziale. L’idea originale era di lavorare sul concetto di confusione del linguaggio, di esseri umani che si ritrovano incapacitati a fare qualcosa di così normale e comune che raramente ci pensiamo davvero. A causa dei limiti dati dal formato del romanzo, ho dato alla protagonista un’abilità specifica e l’ho messa nella condizione di non poterla utilizzare. “VOX” è in un certo senso un esperimento nato dai consigli di Ray Bradbury: celebra qualcosa che amo (il linguaggio) e abbatte qualcosa che odio (la repressione del linguaggio). La protagonista poteva essere chiunque e ovunque, qualunque persona che abbia sofferto una limitazione alla sua libertà di parola.

– Come mai ha scelto di ambientare la storia negli Stati Uniti?
– La trama di “VOX” avrebbe potuto svolgersi in qualunque altro Paese: in effetti credo la stiano davvero vivendo in molte parti del mondo nel 2020. Ritengo che molti scrittori aderiscano al consiglio di “scrivere di ciò che conoscono”, ed è esattamente ciò che ho fatto: pur avendo abitato in Paesi diversi, gli USA e il loro sistema politico rimangono i più familiari per me.

– Questo romanzo è solo finzione o pensa sul serio che qualche Stato possa veramente arrivare a misure del genere?
– “VOX” è inventato al cento per cento: le donne che conosco sono di gran lunga troppo forti per acconsentire a qualcosa di così draconiano come l’essere limitate a 100 parole al giorno, e non lo accetterebbero nemmeno gli uomini di mia conoscenza. “VOX”  è un romanzo speculativo: una parte del racconto esamina la maniera in cui una donna potrebbe navigare in queste nuove acque mentre cerca di crescere una famiglia e di vivere la sua vita quotidiana come moglie, madre e amante; l’altra parte del libro (il suo aspetto più “thriller”) ci intrattiene con il medesimo personaggio mentre pianifica la sua fuga. “VOX” è stato pensato sia per mettere paura che per divertire. Detto ciò, anche se il braccialetto conta-parole che provoca una scarica elettrica probabilmente rimarrà solo un elemento dell’universo letterario, ciò non significa che il mondo in cui viviamo non potrebbe cambiare quando siamo girati dall’altra parte o che una nuova legge potrebbe essere silenziosamente approvata, proprio come accade alla mia protagonista. Vedo sempre più maniere nelle quali fazioni pubbliche o private stanno proiettando i loro interessi sulle singole persone e sul diritto alla libertà di parola. Per un individualista si tratta di una premessa spaventosa che si sta già realizzando.

– Quanto hanno influito i vari George Orwell, Aldous Huxley e Stephen King nella stesura di questo romanzo? Ci sono altri punti di riferimento letterari che l’hanno ispirata?
– Tutta la letteratura distopica sembra avere un tema comune: un gruppo che esercita il potere sopra un altro gruppo. Quindi non c’è da meravigliarsi se “VOX” verrà messo a confronto con altri racconti distopici, mentre non è un caso che i primi due autori menzionati nella domanda siano stati i miei preferiti per moltissimi anni. “1984” di Orwell e “La fabbrica delle mogli” di Ira Levin sono forse i testi che hanno influenzato di più la stesura di “VOX”, in particolare l’idea dello Stato onnipresente di Orwell e quella di addomesticazione delle femmine di Levin. Credo poi che ormai tutti sappiano che sono da sempre una fan di Stephen King, e quando dico “da sempre”, intendo da quasi quattro decenni. Non è che la scrittura di King abbia direttamente influenzato “VOX”, ma è probabile che la lettura dei suoi romanzi mi abbia insegnato qualcosa sulla tensione e sul terrore.

– Nei ringraziamenti Lei si augura che questo libro possa far arrabbiare. Presentandolo, che riscontri ha avuto? Ci sono politici americani o stranieri che l’hanno contattata?
– Vi sono certamente stati responsi arrabbiati: in alcuni casi i lettori erano così atterriti dalle premesse di “VOX” da avermi detto di voler “dare un pugno in faccia a qualcuno, magari a un uomo”; in altri casi, la gente si è infuriata dall’idea di accusare un determinato gruppo religioso (nel libro si tratta dei fondamentalisti cristiani). Quello che trovo più interessante dopo due anni dalla pubblicazione di “VOX” è come io mi sia sentita arrabbiata, specialmente ora che ci troviamo in un clima nel quale la libertà di parola è seriamente minacciata.

– Jean McClellan, la protagonista del libro, si ribella a un governo distopico che attenta alla sua libertà. Ma quante donne nel mondo, ogni giorno, non hanno questo coraggio? “VOX” è un manifesto culturale?
– Non mi piace fare prediche sul diritto di voto, ma è un fatto assodato che appena più della metà degli elettori qui negli Stati Uniti vadano effettivamente a votare quando è il momento, quando si tratta dell’evento principale, le elezioni presidenziali. Nonostante la grande promozione fatta per mostrare l’importanza delle votazioni di metà mandato, l’affluenza è stata meno del 50% ed è stata comunque la più alta in oltre un secolo. Secondo me, questi numeri costituiscono un problema e so che affluenze simili sono comuni in molti Paesi dell’Europa occidentale. Il fatto è che le cose cambiano in qualunque campo: politica, linguaggio, relazioni e così via. Penso che noi tutti, sia le donne che gli uomini, tendiamo a svegliarci ogni giorno aspettandoci che il mondo intorno a noi sia esattamente quello del giorno prima, ma la storia ci informa che non va sempre così. Se vogliamo che la nostra società cambi, e questo riguarda ciascuno di noi, è indispensabile usare la nostra voce. Sfortunatamente ci sono luoghi al mondo in cui è impossibile farlo, non soltanto per le donne, ma anche per gli uomini.

– La forza di Jean deriva più dalla voglia di assicurare un futuro diverso a sua figlia o dalla volontà di affrancarsi?
– La risposta comprende un po’ entrambe le alternative, perché questi due obiettivi non si escludono l’un l’altro. Proprio riconquistando la propria voce, Jean può assicurare un futuro migliore a sua figlia.

– I figli nel suo libro paiono adeguarsi, senza ribellarsi, alla dittatura imperante nel romanzo. Non crede sia un’immagine molto inquietante che cozza con i tanti giovani che oggi si ribellano alle dittature presenti nel mondo?
– I dittatori si manifestano in molte forme. Se da un lato è vero che i giovani sembrano ribellarsi contro le ingiustizie che percepiscono, dall’altro è anche importante ricordare come i gruppi che condividono le stesse idee possano trasformare gli individui in ciechi sostenitori. Credo che stiamo vedendo questi esempi oggi con i vari movimenti politici e sociali. Trovo sia spaventoso quando una persona semplicemente finisca per scambiare una dittatura con un’altra.

– Ci sono tante forme di violenza verso le donne. Solitamente ci si concentra solo sugli atti di violenza fisica. Quanto pesano, invece, quelli morali?
– La violenza è sempre violenza, che sia il picchiare qualcuno con un bastone reale oppure con uno metaforico. Ovviamente ci sono maniere per esercitare il potere con mezzi non fisici: la soppressione della parola è uno di questi, a mio parere. In “VOX” ho estremizzato il concetto di soppressione della parola fino al drastico limite di 100 parole al giorno. Dal momento che il linguaggio è uno degli attributi chiave che ci rendono umani, asportarlo è una forma di disumanizzazione, un tipo di violenza orribile in quanto invisibile.

– Questo romanzo è uscito nel 2018, eppure è quanto mai attuale pensando a ciò che sta avvenendo a Hong Kong. Lì a combattere sono in particolare
i giovani come Joshua Wong. Non le sembra incredibile che a difendere una legge liberticida della parola sia proprio una donna, Carrie Lam?
– Non penso assolutamente che sia incredibile, perché non vi è nulla di intrinseco nell’uomo o nella donna che impedisca loro di fare qualcosa di ingiusto o di stare dalla parte sbagliata delle istanze di libertà civili. Mentre “VOX” mette in particolare le donne nella condizione di sottomissione, la storia potrebbe facilmente essere ribaltata per vedere gli uomini diventare i bersagli. Tutto questo non ha niente a che vedere col sesso di un individuo.

Infografica – Scheda del libro Vox di Christina Dalcher

Condividi questo post

Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password