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Trump invia 400 militari della Guardia Nazionale a difesa dei monumenti

Donald Trump ha disposto che sia l’esercito a contrastare i delinquenti che in queste settimane di proteste, hanno utilizzato l’uccisione dell’afroamericano George Floyd, per vandalizzare monumenti in numerose città statunitensi, tra tutte le statue raffiguranti Cristoforo Colombo. Saranno 400 i militari della Guardia Nazionale dispiegati, senza armi, per prevenire qualsiasi deturpazione o distruzione di simboli della Storia americana. The Washington Post ha fatto sapere che erano militari che erano stati mobilitati per combattere la pandemia di coronavirus ma che ora – dopo le disposizioni del sergente capo delle Forze Aeronautiche Craig Clapper – torneranno ad occuparsi dei disordini civili che stanno accadendo, in particolare a difesa di tutte quelle statue e tutti quei monumenti che sono stati presi di mira, nelle ultime settimane per mano dei dimostranti che vogliono rimettere in discussione il ruolo che la razza ha avuto nella storia americana. Ad essere stati oggetti di atti di vandalismo in particolare tutte le raffigurazioni di leader confederati.

E’ di lunedì scorso l’ultimo tentativo di abbattere una statua dedicata ad Andrew Jackson posta al centro di Lafayette Square. Lo sfregio al monumento è stato scongiurato solo grazie all’intervento delle forze dell’ordine. L’altra raffigurazione diventato obiettivo sensibile è la statua dell’emancipazione a Lincoln Park, a nord-est di Washington. La statua raffigura uno schiavo liberato, inginocchiato ai piedi del presidente Lincoln e rappresenterebbe – secondo chi la vuole abbattere – un chiaro sostegno alle idee della supremazia bianca. The Washington Post spiega come un portavoce della polizia presente nel Parco abbia domandato un presidio di soldati di sostegno per evitare di mettere in pericolo gli ufficiali. Il Sergente Delegado ha infatti detto chiaramente che “abbiamo a che fare con estremisti“. Il generale Joseph L. Lengyel ha chiarito che l’impegno contro i disordini civili rappresentano “una missione scomoda perché pone la Guardia Civile contro la propria stessa comunità“.

A non gradire l’impegno della Guardia Civile, per esempio lo scorso 1° giugno, sono stati i gruppi dei diritti umani che hanno definito l’uso di due elicotteri, per sorvolare l’area, “uno spettacolo di forza” inutile. In particolare è stato criticato il volo radente effettuato da uno dei due veivoli, a circa 45 piedi di altezza.

Alcuni stati stanno però capitolando all’ondata revisionista che vuole bianchettare parti della storia americana. La città di Charleston, nella Carolina del Sud, ha rimosso un simbolo della sua comunità: la gigantesca statua, alta più di 100piedi, eretta in onore di John C. Calhoun, un ex vice presidente degli States la cui difesa della schiavitù ha portato la nazione verso la guerra civile. Ci sono volute ore per rimuoverla. La rimozione è stata votata all’unanimità dal Consiglio comunale e dal Sindaco i quali hanno promesso che il monumento verrà spostato in un sito più appropriato “dove sarà protetto e preservato“. John Tecklenburg, sindaco di Charleston ha affermato “Credo che stiamo voltando pagina scrivendo un nuovo capitolo, più equo, della storia della nostra città“. La riunione del Consiglio comunale ha visto alternarsi interventi a favore e contrari alla rimozione di Calhoun. Così come ha visto atti di vandalismo verso la statua con conseguenti arresti fino a quando la statua non è stata realmente rimossa. Ora il monumento che primeggiava, al centro della piazza principale di Charleston, dal 1898 non ci sarà più, togliendo l’alibi a tutti quegli organizzatori di eventi che avevano detto che non avrebbero più organizzato eventi in quel sito. Non è dato conoscere il luogo di riposo di Calhoun visto che sarà deciso successivamente da un gruppo di persone appositamente selezionato. Il sindaco auspica che vada in un museo un istituto scolastico locale.

Rischia di ‘cadere’ anche il monumento dedicato a Cristoforo Colombo a Philadelphia. Il 22 luglio infatti l’Art Commission deciderà se rimuovere il monumento da Marconi Plaza. Le autorità locali agiscono per la pubblica sicurezza, hanno fatto sapere, dopo che attorno alla statua si sono verificati scontri. Da una parte c’è chi considera il monumento un omaggio all’eredità della cultura italiana, dall’altra chi la vede come la celebrazione del colonialismo e della sua brutalità razzista. 

Come il monumento dedicato a Colombo ora rischiano anche tutte le statue di generali e leader confederati ospitate dal complesso del Campidoglio visto che rappresenterebbero secondo la furia iconoclasta “un tributo all’odio“. Almeno questa è l’opinione della Speaker democratica, Nancy Pelosi la quale ha chiosato: “Le sale del Congresso sono il cuore stesso della nostra democrazia. Le statue dovrebbero rappresentare i più alti ideali degli americani, esprimere quello che siamo e quello che aspiriamo ad essere come nazione. Monumenti ad uomini che hanno difeso crudeltà e barbarie per un obiettivo razzista sono un affronto grottesco a questi ideali. Le loro statue sono un tributo all’odio, non alla nostra storia. Devono essere rimosse“.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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