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Su Nord Stream 2 e Sputnik V i salotti finanziari e intellettuali tentano la prova d’amore verso gli Usa. Ma Merkel ad altri leader europei frenano

Dalla vittoria di Joe Biden i salotti finanziari e i media italiani ed europei del mainstream si sono scatenati in una vera e propria caccia alle streghe contro Mosca. Da un lato vanno in scena, come sempre, le trite invettive occidentali anti-russe, dall’altra è più che evidente il tentativo di dimostrare una prova d’amore verso il neo presidente Usa che tenta di compattare il popolo americano dietro il trito archetipo propagandistico dei nemici esterni da abbattere. In realtà l’ennesima levata di scudi promossa in queste settimane contro il Cremlino, con la scusa della revoca degli arresti domiciliari all’icona russofoba dell’oppositore filo occidentale Aleksey Navalny, nasconde i forti interessi economici e geopolitici d’oltreoceano che poco o nulla hanno a che vedere con la difesa del diritto alla libertà e ad un giusto processo. Principi sacrosanti che però vengono sventolati davanti all’opinione pubblica come fa il torero con il drappo rosso, per irretire e suggestionare il toro. A dimostrazione che il vecchio adagio di Mark Twain che “Il giornalista è colui che distingue il vero dal falso… e pubblica il falso”. D’altra parte negli ultimi anni abbiamo assistito all’arresto di politici regolarmente eletti in Catalogna, all’uso di idranti e lacrimogeni contro le proteste verso numerosi provvedimenti di legge (da quelli anticovid in numerose città comunitarie, a quelli contro le misure economiche e sulla sicurezza adottate dal presidente Macron, fino a quelle contro i manifestanti pro aborto in Polonia N.d.r.) senza che nessuno si scandalizzasse. Non parliamo poi di personaggi quali Snowden e Assange che non hanno ricevuto sconti dalla giustizia occidentale: caso strano lì nessuno ha mai sollevato in quegli stessi ambienti l’idea di processi politici come fatto per condannare le misure giudiziarie comminate contro Navalny. Sintoma di una democrazia a senso unico che utilizza puntualmente due pesi e due misure a seconda delle convenienze avendo sempre dalla sua parte il fatto di dettare agli storiografi e giornalisti solo la propria verità.

Foto: la scultura ‘Anything to say?‘ dell’artista Davide Dormino e del giornalista Charles Glass 

L’oppositore russo

Prima di parlare degli interessi geopolitici ed economici che dettano l’ennesimo attacco contro la Russia, ricostruiamo chi è Aleksey Navalny, la nuova icona delle sinistre occidentali. Ci viene incontro il noto e stimato sito Insideover che ricorda come:

Foto – Aleksey Navalny in arrivo all’aeroporto di Mosca

Il servizio messo in onda dal programma “ChP” (Stato di emergenza) intitolato “Grazhdanin Navalny” (Cittadino Navalny) ripercorre una serie di operazioni finanziarie compiute dall’attivista negli anni, andando ad indagare su presunti lauti conti di alberghi, vacanze, le scuole americane dei figli, gli immobili, le auto e il personale da lui stipendiato per la sua sicurezza. La famiglia Navalny non è nuova a questo tipo di vicende: di nuovo nel 2013 Aleksey Navalny insieme al fratello Oleg sono stati condannati rispettivamente agli arresti domiciliari  e a tre anni e mezzo di reclusione nell’ambito del caso Yves Rocher, sempre per frode e appropriazione indebita di denaro (per 30milioni di rubli). Un altro caso riguarda la fornitura di servizi pubblicitari al partito dell’Unione di Destra (Sps) al quale sarebbe stato presentato un conto di circa 3,2 milioni di dollari per pagare la propaganda elettorale operata dalla compagnia pubblicitaria Allekt, di proprietà dei fratelli Navalny.

Pare quindi quantomeno fazioso trattare Navalny come una persona specchiata. Una persona più apprezzata sicuramente all’estero che non in patria dove i risultati elettorali sono stati scarsi nonostante i finanziamenti ottenuti per opporsi al Governo russo. Sono evidenti i rapporti continui con Stati Uniti e l’Unione Europea e ci sono evidenti passaggi sospetti di denaro per finanziare l’attività politica in Russia. Se in America i democratici hanno potuto parlare di Russiagate – senza però trovarne le prove -, non è possibile che il Cremlino possa pensare lo stesso di Navalny? A meno di voler credere alla favola occidentale che lo spionaggio e il finanziamento di oppositori esteri sia solo a senso unico. Da una parte Iran, Russia e Cina, fulcro di ogni nefandezza; e dall’altra parte i buoni. Peccato che il mainstream faccia le pentole e non i coperchi. Qualcuno si ricorda l’inchiesta soprannominata Datagate che rivelò come Barack Obama spiasse i suoi stessi alleati. Tutto è stato messo a tacere ad una velocità imbarazzante e anzi il presidente premio Nobel della Pace, sulla fiducia, che non ha subito alcuna richiesta di impeachment interno, nè tantomeno di processo estero da parte dell’Unione, è stato pure rispolverato e presentato come icona dal mondo radical chic per sostenere la candidatura del neo presidente Biden contro il nemico Trump. Ogni tanto ci vorrebbe un po’ di dignità da parte dei grandi della comunicazione europea e d’oltreoceano.

Foto – Jagland e Obama durante premiazione Nobel

I veri interessi in gioco

Ecco quindi che sgombrato il campo dalla becera propaganda è evidente come siano ben altri gli interessi in gioco che ispirano gli attacchi di questi giorni verso Vladimir Putin. In primo luogo vi è l’interesse degli Usa a conservare la supremazia geopolitica degli Usa nel Mediterraneo, a seguire vi è il tentativo di mantenere l’Europa saldamente dipendente agli Stati Uniti dal punto di vista economico ed energetico. Ecco quindi che se la Russia arriva prima nella realizzazione di un vaccino anticovid si costruisce attorno una comunicazione negativa dove sicuramente non sono stati rispettati gli standard di sicurezza. Tranne poi assistere dopo qualche settimana all’indecorosa rincorsa al vaccino russo da parte delle principali aziende Usa e Ue. In questo caso la narrativa dei media del mainstream veniva addomesticata e non esistevano più dubbi sulla eccessiva velocità nel pubblicizzare il vaccino, visto che le industrie farmaceutiche continentali rischiavano di vedersi sottrarre ingenti fette di mercato. Sarà un caso che il Mediatore europeo abbia aperto una inchiesta sulle procedure di acquisto dei vaccini anticovid? Per comprendere gli interessi in gioco basti pensare che sono state prenotate oltre 200milioni di dosi dall’Ue, più del fabbisogno interno. Perché? Perchè l’Europa non ha ottenuto di poter vantare alcuna royalty sui brevetti dopo aver contribuito con quasi 3 miliardi alla messa in produzione degli stessi vaccini poi comprati? Ci vorrà sicuramente qualche anno per comprendere quanti fondi c’erano veramente in gioco, è certo però che Sputnik V non è stato preso in considerazione per questioni prettamente finanziarie e la riprova è stata servita su un vassoio d’argento proprio qualche giorno fa, quando una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo The Lancet, attraverso due autorevoli professori britannici, esperti in materia, ha spiegato come:

“Lo sviluppo del vaccino Sputnik V è stato criticato per la sua fretta, il fatto che abbia bruciato gradini e una mancanza di trasparenza. Ma i risultati riportati qui sono chiari e il principio scientifico di questa vaccinazione è dimostrato. Ciò significa che un vaccino aggiuntivo può ora unirsi alla lotta per ridurre l’incidenza del Covid-19”.

Ecco quindi smontata l’epocale cospirazione. I russi sono stati semplicemente più veloci degli altri nel realizzare un vaccino che peraltro è efficace al 91,6% e per tutte le fasce d’età. Giornali come ‘La Stampa’, da anni ormai impegnata in una costante propaganda anti Mosca, è riuscita addirittura a rigirare la notizia pubblicata da The Lancet. Questo è quel che capita quando si hanno media che si spacciano per indipendenti ma che tali non sono.

Foto – I cancellieri di Germania e Austria, Angela Merkel e Sebastian Kurz

Le continue discussioni circa la realizzazione del Nord Stream 2 sono l’altra faccia della stessa medaglia. Molte firme prezzolate e qualche politico delle sinistre atlantiche, tra tutti il presidente francese Macron, stanno tentando di fermare il progetto sempre con la scusa di dare un segnale alla Russia sull’arresto di Navalny. Peccato che al giochetto i primi a non starci sono innanzitutto Austria e Germania che sul progetto hanno investito ingenti risorse. Proprio ieri i leader dei due Paesi sono intervenuti richiamando i media sul nodo del contendere. Angela Merkel ha tuonato:

Quello che succede nel caso Navalny è chiaramente lontano dalla nostra concezione dello stato di diritto e ne condanniamo l’arresto. Ipotizziamo in questo contesto la possibilità di procedere con nuove sanzioni. Ma finora il progetto Nord Stream non viene toccata per Navalny. La posizione su questo del governo tedesco è conosciuta. Nonostante tutte le profonde differenze che vi sono tra Russia e Unione europea, è necessario rimanere in dialogo con la Russia su tante questioni geo-strategiche: a cominciare dalla Bielorussia, così come sulla Libia e Siria, temi sui quali abbiamo domande da porre, così come c’è il dialogo sugli accordi sul disarmo, mentre anche per quanto riguarda l’Ucraina abbiamo visto pochi progressi negli ultimi mesi. Ma tutto questo lo potremo fare se rimaniamo in dialogo con Mosca. Le sanzioni extraterritoriali attuate e minacciate dagli Stati Uniti contro il gasdotto NS2 non sono una buona idea“.

E poi Merkel lancia la stoccata a Macron quando le viene chiesto le ragioni che muovono il presidente francese a osteggiare il nuovo gasdotto “La Francia non così dipendente come noi da fonti d’energia come il gas” ha chiosato la cancelliera. Anche il cancelliere austriaco Sebastian Kurz austriaco si è allineato alla posizione tedesca spiegando dalle colonne del Die Welt:

“Accolgo con favore il fatto che il governo federale tedesco voglia portare a compimento il Nord Stream 2. Si tratta di un progetto europeo che soddisfa gli interessi di molti Paesi dell’Ue. Non ritengo necessario collegare la risposta alle azioni contro il leader dell’opposizione, Aleksej Navalnyj, con la sua costruzione. Sbaglia chi crede che il nuovo gasdotto sia un progetto che si sta realizzando nell’interesse della sola Russia”

Foto – La firma di Gerhard Schröder sull’avvio del progetto Nord Stream 2

Sulla stessa lunghezza d’onda anche molti leader tedeschi. Intervistato dell’emittente televisiva “Phoenix“, Gerhard Schröder (SpD), ex cancelliere tedesco e presidente dei consigli di amministrazione dell’azienda russa per l’energia Rosneft e di NordStream2 AG, l’operatore del gasdotto  ha affermato: “Che cosa ha a che fare un oleodotto come il NS2 con il caso del signor Navalny? Non lo vedo. E’ sbagliato mescolare le due questioni. Si sbaglia chi crede di poter esercitare pressione sulla Russia collegando il Nord Stream 2 alla vicenda dell’oppositore russo Navalnyj“. In un’intervista esclusiva alla Reuters, Armin Laschet, il nuovo leader della Cdu, il partito conservatore tedesco, ha evidenziato come “Il buonismo moralista e gli slogan a uso interno non sono politica estera. Per 50 anni, anche nei momenti tesi della Guerra Fredda, la Germania ha comprato gas dall’Unione Sovietica, ora dalla Russia. Il governo tedesco sta seguendo la strada giusta“.

Contro la propaganda, la verità del quotidiano Handelsblatt su Nord Stream 2

Se mai fosse necessaria una ulteriore prova del fatto che alcuni media becero atlantisti (come Formiche.net o Il Post) ricostruiscono una versione di comodo e ideologica della discussione in atto sul futuro del Nord Stream 2 è arrivato, non più tardi della scorsa settimana è arrivato un lungo approfondimento sulla vicenda pubblicato dal noto quotidiano tedesco Handelsblatt. A differenza del leitmotive di numerosi quotidiani anche gli Stati Uniti stanno segnalando che sono pronti a discutere la fine delle sanzioni statunitensi contro il controverso gasdotto del Mar Baltico dalla Russia alla Germania. Una situazione inedita rispetto ai fiumi di parole che associano la vicenda Navalny con la richiesta di uno stop al gasdotto. Ovviamente la neo amministrazione Biden si aspetta che anche la parte tedesca si muova e presenti una proposta. D’altra parte anche il ministro degli esteri Niels Annen (SPD) è favorevole ad avvicinarsi agli Stati Uniti e lui stesso ammette che se “In precedenza avevamo un’amministrazione a Washington che non era interessata a raggiungere un accordo” ora si notano segnali differenti dall’amministrazione Biden, con buona pace della vicenda Navalny.

E infatti Handelsblatt riporta come un funzionario statunitense coinvolto nei colloqui abbia confermato l’apertura americana “I tedeschi devono mettere sul tavolo una soluzione. Altrimenti non saremo in grado di togliere di mezzo la questione del Nord Stream 2“. E d’altra parte il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert nel narrare la prima telefonata tra Merkel e Biden ha chiarito che vi è stato un impegno preciso a risolvere i dossier internazionali irrisolti che coinvolgono Berlino e Washington. Ovviamente la conversazione ha riguardato anche il gasdotto Nord Stream 2 del Mar Baltico. Il progetto di gas naturale, che è quello di raddoppiare la capacità di approvvigionamento diretto di gas dalla Russia alla Germania, e che è diventato una fonte inesauribile di tensioni tra Merkel e Trump. Il governo federale ha infatti sempre difeso la realizzazione dell’oleodotto contro la pressione indebita proveniente da Washington e ha anche spiegato che le sanzioni comminate unilateralmente dagli Usa minano la sovranità energetica dell’Europa. Nord Stream 2 AG, una controllata della società statale russa Gazprom, infatti si sta defilando dai suoi partner a causa delle minacce di sanzioni dagli Stati Uniti. E con lei sempre più aziende occidentali stanno lasciando di fatto portando a un rallentamento nella realizzazione dell’opera. L’ultima compagnia in ordine di tempo ad abbandonare il progetto è stata la società svizzera Allseas, incaricata da Nord Stream 2 AG di posare i tubi del gasdotto, a seguito dell’inasprimento delle sanzioni da parte di Washington ha lasciato nel dicembre 2019. Merkel è convinta che la scusa addotta dagli Stati Uniti per opporsi al Nord Stream 2, sia solo una scusa. Gli Usa dicono che questa infrastruttura mette in pericolo gli interessi della sicurezza nazionale, tirano in ballo pure l’Ucraina, ma per la Germania invece dietro ai movimenti a stelle strisce vi è esclusivamente l’interesse a far comprare più gas liquefatto dagli Usa.

Secondo le informazioni di Handelsblatt, però Berlino avrebbe avanzato una proposta per dotare il gasdotto Nord Stream 2 di un meccanismo di spegnimento. Ciò potrebbe interrompere le forniture di gas attraverso il gasdotto Nord Stream nel caso in cui Mosca cerchi di pressurizzare l’Ucraina limitando le forniture di gas. L’idea è di togliere l’incentivo del Cremlino a usare Nord Stream 2 come arma contro Kiev. Inoltre, Washington starebbe valutando positivamente l’incremento della capacità degli impianti di stoccaggio del gas, che potrebbe essere utilizzata per rifornire l’Ucraina, se necessario. Resta poi sul tavolo un possibile sostegno della Germania all’Ucraina per espandere la sua infrastruttura del gas per il trasporto dell’idrogeno. Questo intervento darebbe all’Ucraina la prospettiva di rimanere un attore rilevante nel mercato dell’energia e allo stesso tempo ridurrebbe la dipendenza dell’Europa dalla Russia.

Nonostante le aperture però Biden continuerà la pressione sulla Germania

Il cambio di governo a Washington non ha cambiato le cose, soprattutto perché la resistenza al Nord Stream 2 è fortemente sostenuta dal Congresso e ha un ampio sostegno sia dai Democratici di Biden che dai Repubblicani dell’opposizione. I negoziati con i tedeschi, che potrebbero portare al completamento del Nord Stream 2, comporterebbero significativi rischi politici interni per Biden. Il nuovo segretario di Stato americano Antony Blinken aveva assicurato durante la sua audizione al Senato che il nuovo governo voleva mantenere la pressione per impedire il Nord Stream 2. Washington avrebbe usato “ogni strumento convincente” ma ha evitato di sostenere espressamente la politica di sanzioni esistente. Una cosa è certa come spiegato da Handelsblatt: la disputa sul Nord Stream 2 ostacola l’obiettivo primario di Biden di riparare il rapporto con gli europei che è stato gravemente danneggiato dal suo predecessore Donald Trump. Inoltre, a Washington cresce la preoccupazione che altri paesi possano copiare la strategia di sanzioni americana e, a loro volta, minacciare le società statunitensi. Una task force franco-tedesca ha recentemente presentato proposte corrispondenti. Gli americani cercano quindi una via d’uscita dalla difficile situazione.

Foto – Antony Blinken, segretario di Stato Usa

La fondamentale disponibilità a negoziare degli Stati Uniti ha avuto una risposta positiva nella coalizione. “È importante che ci riuniamo il prima possibile dopo che Biden si è insediato per condurre un dialogo globale sulla politica energetica nel suo insieme”, ha affermato Jürgen Hardt, portavoce per la politica estera del gruppo parlamentare dell’Unione. È positivo sentire che Washington sta ora pensando anche a come affrontare le varie questioni di politica energetica nel contesto.

Sono fiducioso che saremo in grado di trovare una soluzione comune che renda giustizia agli interessi energetici europei, nonché al nostro comune impegno nei confronti dell’Ucraina e al nostro rifiuto condiviso di un’eccessiva dipendenza unilaterale dalla Russia“, ha detto Hardt.

Berlino ha fatto molto per convincere gli Usa, le resistenze sono geopolitiche ed economiche

Ma il conflitto del Nord Stream 2 è lungi dall’essere risolto. Anche il governo federale accoglie con favore i nuovi segnali da Washington. Tuttavia, vede poco spazio per concessioni reali. Dopo tutto, si dice dagli ambienti governativi, molto è già stato fatto per fugare le preoccupazioni degli americani. Berlino fa riferimento alla garanzia contrattuale fornita dai russi che continueranno a utilizzare il sistema di gasdotti ucraino per il transito del gas verso l’UE per anni dopo che Nord Stream 2 è stato commissionato. A metà del 2018, su iniziativa dei tedeschi, la Commissione Ue ha avviato colloqui tra rappresentanti del governo russo e ucraino sul futuro transito del gas. È stato solo dopo difficili negoziati che si sono trascinati per molti mesi che gli sforzi di mediazione della Commissione UE e del governo tedesco hanno avuto successo.

Il quotidiano tedesco poi ricorda come, a fine dicembre 2019, la società statale russa Gazprom e il fornitore di energia ucraino Naftogaz hanno firmato un accordo entrato in vigore il 1 ° gennaio 2020 e della durata di cinque anni. Il contratto garantisce che l’Europa continuerà ad essere rifornita di gas attraverso la rotta di transito ucraina. Allo stesso tempo, il reddito di transito del trasporto di gas, che è immensamente importante per l’Ucraina, è garantito per il momento. Secondo l’interpretazione del governo federale, ciò soddisfa un requisito per cui la parte americana ha posto una condizione per il completamento dell’oleodotto. Il governo federale sta anche compiendo sforzi per aprire la strada alla costruzione di due o addirittura tre terminali in Germania per l’importazione di gas naturale liquefatto (in breve LNG) per assecondare gli interessi economici Usa. Il ministro federale dell’economia Peter Altmaier (CDU) aveva notevolmente abbassato la soglia di ingresso per la costruzione di tali impianti nel 2019.

Foto – Il leader dei verdi tedeschi Reinhard Bütikofer

E’ evidente quindi che dietro il no americano vi siano solo interessi economici e geopolitici che poco o nulla hanno a che vedere con il destino dell’Europa e dell’Ucraina. Argomenti utilizzati come scusa per ostacolare un progetto che, al netto degli impegni assunti per difendere l’indipendenza energetica europea, darebbe fiato all’economia tedesca e a quella dei Paesi del Mediterraneo. Non è un caso che accuse e critiche vengano mosse al governo federale dall’opposizione. “L’America ci segnala: devi muoverti per consentirci di muoverci – afferma il politico verde europeo Reinhard Bütikofer – Se il governo federale non si allontana dalla sua negazione della realtà, non ci può essere soluzione“. Per i Verdi tedeschi il Nord Stream va trattato come una questione geopolitica, per fortuna qualcuno che racconta la verità sul fronte atlantista. Peccato che poi non dica che questa scelta porterebbe a comprare gas liquefatto a prezzi stratosferici dagli Usa. La capacità di Nord Stream 1 e Nord Stream 2 è di un totale di 110 miliardi di metri cubi. Se fosse in funzione anche Nord Stream 2, questo coprirebbe teoricamente il consumo annuale tedesco di gas naturale. Tuttavia, il gas proveniente dai due gasdotti confluisce nella rete tedesca e quindi anche nella rete del gas naturale europea e viene quindi utilizzato in diversi paesi dell’UE. E’ palese quindi che l’attacco a Nord Stream 2 è un attacco a tutto l’Europa, con buona pace dei filo atlantisti a senso unico.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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