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Sri Lanka verso il divieto del burqa e la chiusura delle scuole islamiche

Lo Sri Lanka intende vietare l’uso del burqa e del niqab e chiudere più di un migliaio di scuole islamiche. La richiesta è partita dal ministro della pubblica sicurezza Sarath Weerasekera, che ha sottoposto una bozza al governo. Per il Ministro burqa e niqab rappresentano un simbolo di estremismo religioso, mentre le scuole islamiche sfidano l’orientamento dell’istruzione pubblica, precisando tuttavia la proposta di legge non è stata fatta per contrarietà alla religione islamica in sé, ma per motivi di sicurezza nazionale. Lo Sri Lanka, infatti, è ancora sconvolto dagli atti terroristici del 2019 e teme nuovi attacchi degli integralisti. Attualmente, la minoranza islamica nel Paese è di circa il 10% della popolazione, mentre la maggioranza è buddista. E in effetti il burqa era già stato vietato dal precedente governo, che contava al suo interno anche ministri musulmani, ed era stato emanato a seguito degli attacchi suicidi dei jihadisti nella domenica di Pasqua del 2019, che avevano ucciso 270 persone all’interno di chiese cattoliche e alberghi. Il divieto attuale proposto al governo verrà valutato senza fretta e approvato cercando il consenso, come dichiarato dal portavoce di Gabinetto Keheliya Rambukwella.

Il presidente Nandasena Gotabhaya Rajapaksa ha annunciato che il governo è pronto a prolungare gli aiuti al settore tessile. L’industria singalese della produzione di abbigliamento, essendo quella più votata alle esportazioni, è stata messa in ginocchio dalle quarantene e dalle chiusure in tutto il mondo. Il governo intende ridarle slancio per farla conoscere come una sorta di marchio nazionale di alta qualità. Gli imprenditori tessili hanno chiesto al Presidente di rendere più elastiche certe misure di contenimento dei contagi al fine di lavorare meglio. Si è accennato anche all’opportunità di rilasciare più facilmente i visti di ingresso o estenderli a coloro che intendono investire in Sri Lanka. Il primo ministro Percy Mahinda Rajapaksa ha chiesto alle banche di non essere drastiche nei confronti dei cittadini che non sono in grado di estinguere in tempo i loro debiti, specialmente coloro che hanno sofferto perdite economiche a causa della pandemia o degli attacchi terroristici del 2019. Secondo il premier, le banche non dovrebbero impossessarsi immediatamente dei beni dei debitori, ma concedere a questi ultimi altro tempo; ha inoltre sottolineato l’esigenza di istituire una commissione che esamini il patrimonio dei debitori prima che venga messo all’asta dalle banche, oppure una sorta di Ombudsman che possa bilanciare le legittime richieste delle banche con l’esigenza dei cittadini di non perdere tutto.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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