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Secondo il ministro russo dell’Energia, i big dell’oro nero sono destinati a riprendere la propria quota nel mercato del petrolio e poi ingrandirla

Sulla rivista online dell’americana CNBC, Holly Ellyatt commenta un articolo del Ministro dell’Energia della Federazione Russa, nel quale afferma che poiché il gruppo OPEC+ (cioè OPEC, Russia e altri Stati estrattori di greggio) ridurrà le estrazioni di 7,7 milioni di barili al giorno fino a dicembre, la Russia e gli altri grandi produttori dovranno riacquisire la propria quota sul mercato petrolifero, e anzi cercare di ingrandirla.

Secondo il ministro dell’Energia della Federazione Russa Alexander Novak, la Russia e gli altri grandi Paesi produttori di petrolio dovranno riprendersi e anzi ingrandire la propria quota del mercato petrolifero non appena la domanda tornerà come prima: Quando la domanda comincerà a ritornare ai livelli pre-crisi, sarà estremamente importante per la Russia e per gli altri Paesi produttori riprendere nel più breve tempo possibile la propria quota di mercato e, per quanto possibile, aumentarla in condizioni di concorrenza ridotta tra i produttori stessi, scrive Novak nel suo pezzo pubblicato martedì 8 settembre sul bollettino ufficiale del Ministero dell’Energia.

L’OPEC, la Russia e gli altri Stati produttori che non fanno parte dell’OPEC, ossia il gruppo OPEC+, ridurranno l’estrazione di 7,7 milioni di barili al giorno fino a dicembre. L’alleanza energetica OPEC+ si è accordata sull’introduzione di limitazioni all’estrazione del greggio in risposta all’abbassamento della domanda provocato dalla pandemia di coronavirus e dal calo globale dell’economia. A partire da gennaio 2021 l’estrazione sarà ridotta di 5,8 milioni di barili al giorno e ci si aspetta che questa misura limitante resterà in vigore fino ad aprile del 2022. I produttori di petrolio cercano di mantenere equilibrio tra domanda e offerta in queste circostanze di instabilità di mercato e di sostenere di prezzi. Negli ultimi anni la quota della Russia e degli altri grossi produttori è gradualmente diminuita a causa dell’inizio delle operazioni da parte dei produttori americani di shale oil. Nel 2018 gli USA sono diventati il principale produttore di petrolio del mondo.

Sostegno interno

Temendo il danno che la riduzione del volume delle estrazioni potrebbe arrecare all’industria petrolifera russa, alle compagnie estrattive e in generale all’indotto che ruota intorno al petrolio, il governo russo cerca di essere di aiuto e prevede la possibilità di lanciare un programma di sostegno alle compagnie petrolifere, un piano che permetta loro di aprire migliaia di nuovi pozzi contando sul fatto che non appena cadranno i limiti dell’OPEC+ nel 2022 si potrà rapidamente iniziare a sfruttarne moltissimi tra quelli non terminati. Novak ha sottolineato come oggi venga condotto un lavoro di creazione delle condizioni per la formazione di una serie di pozzi da terminare, ma non ha specificato se il governo russo abbia approvato o meno questo progetto. Lo schema è stato elaborato per dare lavoro alle aziende che forniscono servizi all’industria petrolifera per l’estrazione di greggio e gas, e anche per la costruzione e il mantenimento dei pozzi. Secondo Novak, in questo campo lavorano più di 300mila persone, perciò la mancanza di investimenti in tale settore potrebbe portare a licenziamenti di massa e di conseguenza alla perdita di una quota ancor più consistente del mercato mondiale. La diminuzione nel 2020 del CAPEX (le spese di investimento) è stata adeguatamente comunicata dalle maggiori aziende di servizi petroliferi del mondo () A causa dell’abbassamento della domanda di servizi, le compagnie sono state costrette a ridurre il personale e sono attese altre ondate di licenziamenti nel corso di quest’anno, ha scritto Novak nel suo articolo.

Per quanto riguarda la situazione delle compagnie russe, la contrazione del mercato dei servizi petroliferi nel bienno 2020-21 potrebbe arrivare quasi alla metà del livello del 2019: il risultato è che vediamo il rischio di una consistente riduzione della marginalità delle aziende che forniscono servizi petroliferi. La diminuzione del volume di ordini inasprirà inevitabilmente la concorrenza sul mercato, la quale a sua volta determinerà conseguenze economiche irreversibili per una serie di società, continua il Ministro. Novak fa riferimento ai dati del Ministero dell’Energia russo, sottolineando come in caso di inazione, ossia il non prendere misure sistemiche di sostegno al settore, la quota di mercato delle società di servizi petroliferi potrebbe aumentare di più del 50% nel periodo che andrà fino al 2022Il settore russo delle aziende di servizi petroliferi è minacciato dalla perdita di competenze-chiave nell’ambito delle tecnologie elevate, anche quelle fondamentali a livello strategico come l’esplorazione geofisica e sismica dei pozzi o l’elaborazione di software specifici, ha chiarito il Ministro.

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