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Ryabkov, viceministro degli Esteri della Federazione Russa: ancora distanti con Usa ma dialogo resta aperto

Sergey Ryabkov, viceministro degli Esteri della Federazione Russa, ha rilasciato una intervista al quotidiano “Kommersant” che merita di essere tenute in considerazione per i risvolti geopolitici che contiene.

 Dopo la dichiarazione del Ministero degli Esteri della Federazione Russa del 20 ottobre, negli Stati Uniti è stato detto ad alti livelli che le parti “si sono molto, molto avvicinate” a un accordo. Questa valutazione corrisponde anche alla Sua?

 Noi notiamo ovviamente con molta attenzione tutti i segnali che appaiono a Washington a vari livelli a proposito delle situazioni riguardanti il prolungamento del New START e della continuazione del dialogo sul controllo degli armamenti. È positivo che i colleghi americani si concentrino sul raggiungimento di progressi nella ricerca di soluzioni ai problemi esistenti. Inoltre, ci sembra che si stiano spingendo avanti e che stiano anticipando in buona parte ciò che potrebbe accadare in futuro. In questa fase è impossibile dire se ci troviamo sulla soglia di un accordo, oppure se siamo già nell’ambito dell’ottenibilità di un consenso, o persino di una comune comprensione di carattere politico sulla questione se venga o meno prolungato il New START, o in generale su ciò che può succedere in questo campo.

 Quindi per ora non c’è stato un salto di qualità?

 Dobbiamo constatare che la differenza di vedute è alquanto larga, anche per ciò che concerne certi punti essenziali. Quindi, personalmente, non vedo motivi di particolare ottimismo. La dichiarazione del Ministero degli Esteri russo del 20 ottobre parla da sé: in essa vi si legge come siamo pronti a prolungare il New START di un anno. Alla seduta di giovedì del club Valdai, il presidente Vladimir Vladimirovič Putin si è espresso in maniera assolutamente chiara e determinata in questo senso. Nella dichiarazione del Ministero si sottolinea anche la possibilità di congelare le testate nucleari, a condizione che da parte degli USA non vi siano ulteriori richieste.

 Cioè ulteriori richieste di verifica dei possibili relativi accordi sul congelamento degli arsenali?

 In particolare sulla verifica, ma non soltanto. Vorrei far notare che questo tema viene discusso già da lungo tempo durante i contatti che negli ultimi mesi sono stati effettuati, a porte chiuse, tra le delegazioni interministeriali dei nostri due Paesi. Abbiamo diverse volte spiegato agli americani – e continuiamo a farlo anche in questi giorni – che la verifica è qualcosa che deriva dall’accordo stesso. Finché non ne conosceremo la copertura e i parametri, non potremo dire quali tipo di misure di controllo siano possibili in generale, se siano possibili in linea di principio e in quali casi. La problematica delle verifiche è estremamente complicata. E noi non possiamo certo mettere semplicemente il carro davanti ai buoi.

Bisogna anche dire che negli ultimi giorni abbiamo dimostrato flessibilità già in due occasioni: prima quando il Presidente della Federazione Russa ha annunciato la disponibilità a prolungare  di un anno l’accordo, poi quando il 20 ottobre si è espresso sul tema del congelamento degli arsenali. Adesso è il turno degli Stati Uniti di fare passi verso di noi, tra i quali quello di accettare la nostra richiesta (e su questo punto stiamo insistendo) sulla possibilità di raggiungere un accordo che non contenga coordinamenti o vantaggi e senza elementi di aggravio che possano farci finire in un vicolo cieco. Guadagnando tempo e prorogando il New START, avremo la chance (e lo ha detto anche il Presidente) di continuare la discussione sull’intero complesso di questioni ad esso legate, tra cui tutta la serie di argomenti che sono – per così dire – piuttosto scomodi per Washington. Alcuni dei temi di questo ambito sono assolutamente “spinosi” per gli USA, in particolare quello della difesa antimissilistica, oltre a una serie di altri interrogativi. 

Nei nostri contatti con gli americani proponiamo loro di seguire in pratica uno schema che esisteva già prima della firma del New START. Come inizio, deve essere definita la cornice generale che traccia il gruppo di temi che andremo a trattare nel loro complesso. La dichiarazione del Ministero degli Esteri russo del 20 ottobre ne parla in modo diretto, e in definitiva si tratta dell’indicazione della necessità di agire proprio così. Ricordiamo di non avere ancora ricevuto una replica alla nostra nota ufficiale del 16 ottobre. E come noi vediamo questa cornice lo abbiamo trasmesso agli americani nei primi giorni di ottobre, ma non abbiamo avuto una risposta intellegibile dagli USA su questa proposta. A tal proposito noi rimaniamo sereni: comprendiamo che la nostra concezione di controllo degli armamenti va a distinguersi in modo sempre più consistente da quella degli americani. Qui, allora, serve solo un più tempo per continuare un lavoro focalizzato e concentrato su questi temi. In una situazione del genere non si può avere niente altro. Mettersi d’accordo nel modo in cui vorrebbero gli americani, cioè accettare le loro richieste in deroga a quello che in futuro controlleremo, non sarebbe un approccio corretto, ma un modalità che distorce la metodologia del controllo sugli armamenti.

– Sono previsti per Lei degli incontri con gli americani prossimamente? Al Dipartimento di Stato hanno annunciato il 20 ottobre di essere pronti a organizzare un incontro “immediatamente”.

 Se gli Stati Uniti confermano di essere pronti ad accettare il nostro approccio nel modo in cui è stato presentato nella dichiarazione del nostro Ministero degli Esteri del 20 ottobre, allora saremo subito disponibili a vederci dove gli USA preferiscono e ci metteremo a lavorare sulla formulazione di questa concezione. In caso contrario, se continueranno a fare come fanno adesso, ovvero aggiungere alla lista delle questioni le loro priorità, quali che siano, ma che non sono soddisfacenti per noi, allora un incontro ci sembra non avrebbe molto senso.

 I media americani scrivono, riferendosi a determinate fonti, che parlando della verifica le autorità USA presumono una dichiarazione della Russia del proprio arsenale tattico e anche l’installazione di una supervisione nei luoghi di produzione delle armi nucleari. Se ho capito bene, in questo momento la Russia non è pronta?

 Per quanto riguarda il controllo perimetrale, si tratta di qualcosa che ormai appartiene a un passato fumoso, qualcosa che viene da un’altra epoca. Non vi è alcun fondamento per ripristinare una cosa simile. All’orizzonte non scorgo alcun motivo per tornare su questo tema, per giunta considerando l’attuale livello di relazione tra i nostri due Paesi, estremamente vicino al gelo. In linea di massima, questo genere di idee era parecchio discutibile anche in passato, ma negli ultimi anni e decenni non è stato messo in pratica nulla di simile. Non troviamo alcun motivo per dover resuscitare la questione.

Per ciò che riguarda gli armamenti nucleari americani non strategici in Europa, noi insistiamo e insisteremo affinché gli USA come primo passo ritirino i relativi armamenti dal territorio dei loro alleati europei e demoliscano le infrastrutture che consentono in modo rapido e dinamico di piazzarli nuovamente su tali territori. Soltanto allora si avrebbe una possibilità ben più estesa di lavorare sulla questione del rafforzamento della sicurezza europea. A proposito, noi ricordiamo agli americani che bisogna occuparsi della problematica del dopo-INF. Negli ultimi giorni abbiamo percepito dei segnali preoccupanti in tal senso.

 Il capo del Pentagono Mark Esper ha ammesso la possibilità che gli USA dispieghino armi nucleari a medio o corto raggio non solo in Asia, ma anche in Europa.

 Sì, sta comparendo di nuova la questione del collocamento di questi sistemi in Europa, non solo in Asia, complicando il quadro generale. E anche senza nemmeno guardare a quel che accadrà con il New START, dobbiamo occuparcene: qui serve la volontà politica, ed è ciò che invochiamo dai nostri colleghi americani.

 Una serie di esperti americani ritiene che le recenti concessioni fatte dalla Russia agli Stati Uniti sul controllo degli armamenti siano un regalo elettorale a Donald Trump.

 Si tratta sostanzialmente di illazioni maliziose che stravolgono la realtà dei fatti. Noi ci muoviamo secondo la logica del dialogo coi nostri colleghi americani nel modo in cui esso si svolge. E quelle idee che ora abbiamo avanzato sono solamente il frutto dello sviluppo naturale di tale dialogo. Non importa come si concludano le elezioni: più semplice di così non potrebbe essere. Noi esortiamo l’amministrazione USA a giudicare in maniera corretta la flessibilità che abbiamo manifestato e a lasciare da parte le proprie richieste ineseguibili o le aspettative eccessive. In ogni caso, in futuro aumenteremo il “prezzo del biglietto” per Washington relativamente alla possibilità di ottenere questa o quella transazione.

Senza dubbio noi partiamo dal presupposto che non sia valido nessun discorso se qualunque nostra proposta attuale resta automaticamente ferma sul tavolo delle trattative. E partiamo anche dal fatto che indipendentemente dal corso delle trattative e delle discussioni, avremo la possibilità di riconsiderare ex novo questi o quegli elementi del nostro approccio dal punto di vista della loro ricalibratura a seconda dei nostri interessi. Adesso Washington ha una chance unica di accordarsi sulla base delle condizioni che le vengono proposte, ma questo deve essere solo ed esclusivamente per la proroga del New START e la possibilità di concordare con l’idea di congelamente delle testate nucleari senza aggiunte o ulteriori appendici o richieste verso la Russia. Un rifiuto distruggerebbe immediatamente la possibilità di raggiungere questo tipo di intesa. 

Vorrei sottolineare che il fatto stesso del prolungamento del New START non è qualcosa di critico, a nostro modo di vedere. Anche il Presidente della Federazione Russa si è espresso in modo assolutamente determinato e comprensibile per chiunque su quali siano i motivi per i quali riteniamo che la nostra sicurezza possa essere garantita in modo affidabile pure se i colleghi di Washington non decidessero in favore della proroga del trattato.

 Lei stesso ha detto che le relazioni russo-americane sono a un punto bassissimo e che manca la fiducia. In circostanze del genere come può funzionare il congelamento delle testate nucleari senza la verifica di queste ultime? Magari proprio il giorno dopo qualcuno al Congresso degli Stati Uniti potrebbe uscirsene dicendo che la Russia viola gli accordi presi.

 Ci sentiremmo dire la stessa cosa persino se accettassimo una verifica totale e profondissima, così come lo sentiamo dire tutti i giorni. La questione non è se vogliano o meno il raggiungimento di un certo risultato materiale, ma è la questione del loro procedere lungo un tracciato anti-russo e dello scovare qualunque possibilità per fare pressioni su di noi. Guardate quello che succede con le proposte di Mosca di accordarsi sulla questione della sicurezza nella sfera delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Invece che una risposta nel merito, ci tocca sentire da Washington solo improperi e pessimi giudizi pure da soggetti con incarichi ufficiali. E lo stesso accadrà ora. Quindi, se ci spingessimo così avanti, invece di ottenere il risultato materiale che desideriamo, finiremmo solo per scontrarci con un nuovo flusso di accuse. Vorrei comunque sottolineare ancora una volta che la vera questione non consiste in questo, ma nel fatto che non si può costruire una casa partendo dal tetto: dobbiamo prima gettare le fondamenta, capire il progetto dell’edificio, quanti piani avrà, quante stanze e quante finestre, e solo dopo ci si può occupare delle tegole del tetto e delle protezioni dal maltempo.

 Tornando alla questione della Russia che dichiara il suo arsenale tattico: la non-trasparenza in questo ambito dà agli americani la possibilità di rilasciare le loro cifre presentandole come le uniche veritiere. Proprio qualche giorno fa il Segretario di Stato Mike Pompeo e l’inviato speciale del Presidente USA Marshall Billingsley hanno dichiarato che il New START copre il 92% del loro arsenale strategico e appena il 44% di quello russo, alludendo così al fatto che la maggioranza del potenziale nucleare russo è formata da armamenti tattici. E la parte russa non può ufficialmente contrapporre nulla a ciò.

 E perché? Potrei fornire qualunque cifra. Qui, sapete, è come se dicessi: fuori adesso non fa +4°, ma +6°. Magari qualcuno sentirà la necessità di verificare, invece qualcun altro lo prende per buono e ci crede. A noi non interessa quali cifre dichiarano. Il New START è stato strutturato e stipulato in un modo assolutamente partitetico e bilanciato. Quei sistemi, che il trattato limita per la nostra parte, al momento della conclusione dell’accordo rappresentavano un punto di interesse per gli Stati Uniti. E anche oggi (e non mi pronuncio di certo a nome degli specialisti americani) ci arrivano segnali del fatto che per loro non è privo di interesse quello che accade a questi sistemi.

Per quanto riguarda gli altri sistemi, dei quali loro possono parlare o per i quali possono mostrare interesse, il problema (il nostro leader ha parlato anche di questo al forum Valdai) sta nel fatto che gli USA a suo tempo in maniera unilaterale erano usciti dal Trattato ABM. Continueremo a insistere anche in futuro sulla correlazione indissolubile tra gli armamenti strategici offensivi e difensivi, non importa quanto si agitino per questo gli americani, i quali non vogliono nemmeno sentirne parlare. Questa è la nostra concenzione fondamentale e centrale di ciò su cui si basa l’equilibrio strategico.

E se non si devono limitare i sistemi tramite il controllo degli armamenti, allora verranno prese delle misure di compensazione al fine di raggiungere l’equilibrio su un altro livello. È un percorso pesante, certo, e costoso, anche se non ci lasciassimo tirare in una corsa agli armamenti. È un percorso peggiore di quello del controllo sulle armi, quindi bisogna occuparsi nel complesso di tutti i fattori che influiscono sulla stabilità strategica, come detto in modo estremamente netto ed evidente nella dichiarazione del Ministero degli Esteri del 20 ottobre.

 Di quella dichiarazione ha attirato la mia attenzione anche l’espressione “negoziati bilaterali” per il futuro controllo degli armamenti. In precedenza mi sembra che Lei avesse detto che il prossimo accordo avrebbe dovuto essere multilaterale.

 Non abbiamo parlato del fatto che il prossimo ciclo di trattative dovesse essere multilaterale, ma abbiamo detto di essere praticamente vicini alla soglia oltre la quale gli sforzi ulteriori in tale ambito dovranno avere carattere multilaterale. Tra l’altro, abbiamo detto e continuato a dire che l’inclusione di questo o quel Paese nel processo di negoziazione deve derivare dalla sua scelta sovrana. In questo campo noi abbiamo i nostri interessi e le nostre priorità. Sappiamo quanto sia importante per gli USA l’interazione con la Gran Bretagna e la Francia in questa sfera, e di conseguenza diventa per noi prioritario che questi Stati si aggiungano alle trattative. Per quanto riguarda l’inclusione della Cina, Vladimir Vladimirovič Putin ha già illustrato la questione a 360 gradi dal palco del forum Valdai.

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