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Qatar, dietro la liberazione di Silvia Romano il tentativo di riabilitarsi dalle connivenze con terrorismo e Fratellanza Mussulmana

«La collaborazione di Turchia e Qatar nelle trattative per il rilascio di ostaggi non è un fatto nuovo e mira a far guadagnare credibilità, ma anche una posizione solida sulla scena internazionale. La liberazione di Silvia Romano ad opera dei servizi di intelligence italiani, turchi e somali con la garanzia del piccolo emirato arabo, ricorda il sostegno transcontinentale al terrorismo e alla Fratellanza musulmana da parte dei due Stati». Commenta così Hasan Ivanian, ricercatore e docente universitario siriano l’intervento congiunto di Ankara e Doha nelle trattative per il rilascio degli ostaggi finiti nella rete di gruppi terroristici. Una cooperazione non nuova che segue a distanza di poco più di un anno, quella del giornalista giapponese Jumpei Yasuda, catturato in Siria nel 2015 dalle milizie islamiche legate al fronte al Nusra e rilasciato nell’ottobre del 2018 nel Sud della Turchia, grazie all’intermediazione qatarina.

I buoni rapporti tra Qatar e Turchia sono diventati un punto di appoggio per il ricco emirato per resistere alla pressione saudita nella crisi all’interno del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc). Nel 2014, il Qatar ha acconsentito all’apertura di una base militare turca (Tariq bin Ziyad) nel suo territorio. Iniziativa che ha ulteriormente inasprito i rapporti con il regno Saudita. Mentre Ankara, da parte sua, ha dimostrato il proprio sostegno al giovane emiro Tamim bin Hamad al-Thani, inviando altre truppe e conducendo esercitazioni congiunte nell’agosto 2017, aumentando le esportazioni alimentari in sostituzione di quelle precedentemente fornite dall’Arabia Saudita. 

In Siria la piccola ma ricca monarchia del Golfo «ha fornito fondi e armi ai ribelli che combattono il regime del presidente Bashar Al Assad – scrive in un rapporto dell’aprile 2019 il Congressional Research Service per i membri del Congresso americano –  compreso Ahrar Al Sham, che hanno combattuto fazioni anti-Assad sostenute dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti. Costruito legami con Jabhat al Nusra (Jan), legata ad Al Qaeda designata dagli Stati Uniti come Organizzazione terroristica straniera», nonostante le giustificazioni dei funzionari che asserivano il loro intento era di convincerli a separarsi dall’organizzazione. Cosa che di fatto avvenne nel luglio del 2016,  quando il leader al-Jawlānī annunciò la rottura  tra i due gruppi e l’adozione del nuovo nome Jabhat Fatḥ al-Shām, che a sua volta si fuse con quattro formazioni minori, assumendo poi il nome di Hayat Taḥrīr al-Shām (Ths), il famigerato gruppo terroristico che a Idlib sta impegnando le forze di Mosca e Damasco. La vicinanza del Qatar a gruppi terroristici e alla Fratellanza musulmana è stata fra le principali fonti di attrito con il Consiglio dei Paesi del Golfo, formato dallo stesso Qatar, Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi, Bahrain e Oman, al punto che nel 2014 Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrein ritirarono i loro ambasciatori da Doha e interruppero nel 2017, insieme ad altri Paesi musulmani, le relazioni diplomatiche. Furono espulsi i diplomatici del Qatar, richiamati i loro ambasciatori e imposto limiti all’ingresso e al transito dei cittadini dell’emirato arabo e navi nei loro territori, acque e spazio aereo. L’accusa fu: il sostegno a gruppi terroristici e all’Iran.

Malgrado ciò, l’Emirato risulta essere attualmente, stando al rapporto del Congressional Research Service, il secondo più grande cliente di vendite militari statunitensi con 25 miliardi di acquisti. «E, il Qatar è sulla buona strada per superare 40 miliardi nei prossimi cinque anni con ulteriori ordini», si legge nel documento. Non solo. A gennaio 2019 Stati Uniti e Qatar firmano un protocollo d’intesa che ribadisce l’impegno del secondo a sostenere le attività militari statunitensi nella base aerea di Al Udeid, rafforzando così le relazioni in tema di difesa tra Washington e Doha, che si impegna a sua volta a sostenere anche i costi di sostentamento e delle infrastrutture.

La ricerca di cooperazione del piccolo Stato del Golfo col mondo occidentale si estende anche al Vecchio Continente, in particolare a Francia e Italia. Con Parigi ha un rapporto di lunga data. Da lì provengono la maggior parte dei suoi principali sistemi di combattimento. Il 28 marzo 2019, il Primo Ministro francese Edouard Phillipe è in visita a Doha per firmare con il ministro della Difesa e degli Interni del Qatar cinque accordi, incentrati sullo scambio di informazioni nel campo della difesa, sulla cooperazione nella lotta contro il crimine informatico e sugli accordi di cultura e istruzione. Ambito, quest’ultimo, che pare faccia gola pure al Bel Paese, non a caso lo scorso luglio è stato presentato alla Camera un disegno di legge, targato 5 Stelle, di ratifica di un vecchio accordo di cooperazione in materia di istruzione, università e ricerca scientifica tra il Governo italiano, appunto, e lo Stato del Qatar. Una proposta di ratifica di nove articoli, ognuno di essi dotato di spesa per un totale di 196.165 euro dal 2021, che prevedono fra le altre cose «la promozione di scambi e di visite di esperti in tutti i campi dell’istruzione, nonché di delegazioni di studenti e di gruppi scolastici sportivi; incoraggia lo svolgimento di mostre a scopo educativo, scientifico e tecnico presso le scuole locali e lo scambio di documenti e di curricoli elaborati dalle rispettive autorità scolastiche».

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Nasce a Palermo. Laureata in Lingue e letterature straniere all’Università degli studi del capoluogo siciliano, master in Giornalismo e comunicazione pubblica istituzionale, è giornalista pubblicista. Ha iniziato la sua carriera di giornalista, scrivendo di sprechi, inadempienze nella Pa e di temi ambientali per il Quotidiano di Sicilia, ha collaborato per alcuni anni col Giornale di Sicilia, svolto inchieste e approfondimenti su crisi libica e questione curda per Left, per poi collaborare alle pagine Attualità e Mondo di Avvenire, dove si è occupata di crisi arabo-siriana e di terrorismo internazionale. Ha collaborato col programma Today Tv 2000, l’approfondimento dedicato all’attualità internazionale. Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano nel 2017.

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