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Prove di regime ad Hong Kong. Lam mette all’indice i social

Chi avesse avuto ancora qualche dubbio sulla restrizione delle libertà individuali, che era sottintesa dietro alla legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina ad Hong Kong, dovrebbe veder crollare le proprie convinzioni a seguito delle dichiarazioni pronunciate da Carrie Lam, capo esecutivo della nazione, durante un programma serale trasmesso da Hong Kong Open TV.

Secondo la politica filo cinese: “Gli studenti trascorrono ore ogni giorno a ricevere informazioni attraverso i social media online. Se qualcuno fa uso dei social media per promuovere i propri pensieri ingannevoli, sarà molto influente. Alcune persone – di cui potremmo non essere a conoscenza – potrebbero non apprezzare il loro Paese o potrebbero essere anti-governative”, ha detto Lam.

Carrie Lam ha quindi spiegato che i social media sono “dannosi” per gli studenti ed esprime preoccupazione per l’arresto di tremila giovani. Hanno un impatto duraturo nel promuovere pensieri dannosi tra gli studenti. “Sarà un caso che oltre 3.000 studenti sono stati arrestati da quando sono scoppiate le proteste lo scorso giugno”. Lam ha poi aggiunto che il governo non aveva in programma di regolare i media, ma il comitato locale per la sicurezza nazionale che sta presiedendo potrebbe discutere ulteriormente della questione nei prossimi giorni. Certamente anche perché le protese non accennano a diminuire.

Gli articoli 9 e 10 della legge stabiliscono che il governo può adottare ‘adottare le misure necessarie per rafforzare la comunicazione pubblica, l’orientamento, la supervisione e la regolamentazione in materia di sicurezza nazionale … compresi i media e Internet’ e che l’educazione alla sicurezza nazionale sarà promossa attraverso media”. Ha spiegato la leader che poi ha tentato di rassicurare i media: “Nella sezione panoramica della nuova legge si afferma che, mentre la sicurezza nazionale deve essere salvaguardata, anche i diritti umani saranno rispettati e difesi”. Come non è dato sapersi anche perché sono stati registrati scontri tra forze dell’ordine e anche i giornalisti che stavano documentando la raffica di arresti di manifestanti che continuano ad avvenire in queste ore.

Foto – Scontri tra manifestanti e polizia ripresi dai giornalisti

Proprio a proposito di tali conflitti tra i giornalisti e le forze dell’ordine avvenuti durante le proteste, Lam ha affermato: “Gli interessi in gioco vanno bilanciati. Il governo possa mantenere l’ordine pubblico e far rispettare efficacemente la legge e ai media deve essere assicurato abbastanza spazio per una narrazione“. 

Che tiri una brutta aria per le libertà e i diritti ad Hong Kong lo dimostra anche quanto accaduto alla professoressa Doreen Weisenhaus, che sta lavorando a una nuova edizione del libro di testo sulla legge sui media. La Weisenhaus – dalle colonne di Hong Kong Free Press – ha dichiarato che ha dovuto apportare alcune modifiche importanti in base alla nuova legge sulla sicurezza: “Quando ho scritto la mia prima e seconda edizione della legge sui media di Hong Kong avevo affermato che nessuna nuova legge importante era stata emanata a Hong Kong. Oggi vedo fortemente minacciata la libertà di stampa. In quelle edizioni avevo anche detto che nessuna organizzazione giornalistica era stata chiusa o censurata per motivi politici. E che se ciò fosse accaduto, avremmo i tribunali su cui fare affidamento. Non credo di poterlo dire più”.

Gli effetti della nuova legge, secondo la docente, non sono soltanto impossibili da ignorare, ma segnano un cambiamento fondamentale nel modo in cui i giornalisti possono continuare a lavorare in città. “Penso che questo sia davvero un evento spartiacque, lo rivedremo in futuro come un momento importante in cui le cose sono decisamente cambiate, e non in meglio”. D’altra parte la legge è ancora nelle sue prime fasi di attuazione, e la docente della Pritzker School of Law della Northwestern University ha dichiarato di non avere tutte le risposte sugli effetti che potrà sortire: “Ad esempio, un aspetto della legge è che la polizia può chiedere ai media di rimuovere contenuti da siti web e, in caso contrario, potrebbero essere soggetti a sanzioni. La gente dice che puoi andare in tribunale e sfidarlo; è qualcosa che possiamo fare?”. La Weisenhaus invita però giornalisti in città a non gettare la spugna senza combattere: “Non possiamo ribaltarci, dobbiamo continuare a cerca di mantenere lo stato di diritto, le normali procedure e spera che ci possa essere una sorta di dare e avere in modo da poter aggrapparci alle libertà che attualmente abbiamo ancora”.

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