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Progressi, regressi e incontri internazionali nel conflitto libico

Mercoledì, nelle prime ore del mattino, droni descritti come turchi a supporto delle forze affiliate al Governo libico di Accordo Nazionale (GNA) hanno effettuato almeno 10 raid aerei colpendo posizioni del Libyan National Army (LNA) sull’Aeroporto Internazionale di Tripoli, Qasr bin Ghashir, Wadi al-Rabie, ad al-Gweiaa’a, al-Urban e Souq al-Ahad. Mentre si trovava in visita ad Ankara, in una conferenza stampa congiunta con il suo principale sostenitore, Recep Tayip Erdogan, il premier libico Fayez al-Serraj ha annunciato “la piena liberazione” di Tripoli da quelle che non ha esitato a definire come “milizie dell’aggressore”.

La sera del 3 giugno 2020, a Tripoli, le forze di al-Serraj e Fathi Pashagha, sostenute dalla Turchia, hanno preso il controllo dell’areo internazionale che avevano distrutto nel 2014, con scontri intermittenti e sparatorie sporadiche che sono andate avanti per ore. Successivamente, le forze del GNA sono avanzate ulteriormente nel distretto di Qasr bin Ghashir, fedelissima di Haftar, riprendendo il controllo dell’area di Souq al-Ahad. Secondo diversi rapporti credibili, le milizie di Tripoli hanno catturato quattro veicoli dell’LNA nascosti all’interno di un capannone. Sui social networks, accounts anti-Haftar hanno anche diffuso le immagini di un peluche imbottito di esplosivo che sarebbe stato lasciato dall’LNA. Dopo che le truppe di Haftar si sono ritirate dagli assi di combattimento a sud di Tripoli, compreso quello di Ain Zara, il maggior generale Mohamed al-Kanunu, portavoce dell’operazione ‘Vulcano di Rabbia’ di al-Serraj, ha annunciato il pieno controllo da parte delle milizie di Tripoli e Misurata di tutti i confini amministrativi della Grande Tripoli, ad eccezione di Garabulli, dove gli scontri sono proseguiti giovedì sera, mentre l’LNA ha condotto raid aerei sulla strada verso Gharyan e all’interno della municipalità.

L’LNA si è inizialmente ritirato a Bani Walid e Tarhouna. Qui la nona brigata, già nota come Settima Brigata al-Kaniat prima del suo schieramento con le truppe regolari di Haftar, ha inizialmente respinto un attacco delle forze GNA, per poi ritirarsi verso la regione di Jafra. Questa mattina, fonti attendibili hanno annunciato l’ingresso delle forze di Tripoli all’interno di Tarhouna, rivendicandone il pieno controllo. A partire da martedì pomeriggio, in seguito alla ritirata dell’esercito libico dalle aree densamente popolate, un numero significativo di sfollati interni ha potuto far ritorno a casa nell’area del progetto al-Hadhba, a sud di Tripoli. I civili continuano a denunciare la mancanza d’acqua corrente per diverse ore nell’area della capitale, inoltre la prolungata assenza di elettricità ha causato problemi nelle comunicazioni e alla linea internet, provocando anche lunghe code alle stazioni di rifornimento per l’acquisto di carburante destinato ai generatori.

La visita di Fayez al-Serraj ad Ankara era stata annunciata durante una conversazione telefonica agli inizi della scorsa settimana. Il premier è apparso visibilmente cambiato. Barba incolta e dimagrito, ha evitato di stringere la mano ad Erdogan che gli aperto le sale dei suoi palazzi. I libici hanno fortemente criticato la scelta di al-Serraj di annunciare la presa di Tripoli dalla capitale turca, suggerendo che si tratta dell’ennesima risposta positiva alle richieste di Erdogan, che sta subendo una feroce opposizione in casa per via della disastrosa crisi economica che ha portato la lira turca ai suoi valori più bassi nel cambio col dollaro; oltre alle accuse di aver mal gestito la pandemia, fornendo aiuti ad altri Paesi come gli Stati Uniti, quando i medici turchi mancavano di test e mascherine. In seguito al Consiglio di sicurezza dei ministri degli Esteri e Difesa, con alti ufficiali dell’intelligence di Erdogan, Ankara ha apertamente espresso l’intenzione di continuare il suo sostegno militare per il GNA, in un chiaro segno che il conflitto è tutt’altro che terminato. Serraj ha infatti annunciato la sua determinazione di estendere il proprio controllo su tutta la Libia, malgrado la sua legittimità non si è mai estesa oltre Tripoli e Misurata dal suo insediamento nel 2014.

Il giorno prima, l’agenzia di stampa del Cremlino “RIA” ha confermato che il vice primo ministro del GNA, Ahmed Maiteeg, è arrivato a Mosca per delle consultazioni. Ad oggi, non sono trapelati molti dettagli su questa visita, ma appare chiaro lo sviluppo dell’attività diplomatica portata avanti da Russia e Turchia, sullo sfondo della retorica americana fallimentare anti-Cremlino contro le interferenze russe in Libia. Dall’altra parte, il comandante dell’LNA, Khalifa Haftar, è arrivato al Cairo in visita ufficiale lo stesso 3 giugno. La visita di Haftar segue quella del presidente della Camera dei Rappresentanti (HoR), Aguila Saleh, nella capitale egiziana. 

Nel sud della Libia, intanto sanguinosi attacchi terroristici sono stati rivendicati da Daesh. Uno ha preso di mira una base militare dell’LNA, l’altro ha ucciso la famiglia di Abu Bakr al-Khamis, compresi i suoi quattro figli, tutti minori di 9 anni. La Libia meridionale è anche assediata dal nuovo coronavirus, COVID-19, dopo la registrazione di nuovi casi tra Sabha e Brak al-Shati. In una conversazione con il portavoce del centro medico Sabha Medical Center, Osama al-Wafi, ha rivelato che l’ospedale ha attrezzato un centro di isolamento per i pazienti Covid, malgrado la mancanza di fondi e la divisione politica che complica la gestione dell’emergenza. Nelle scorse ore è giunta anche una notizia positiva dalla capitale. Il ministero degli Interni GNA ha confermato il ritorno a casa della giovane rapita due settimane fa, Wissal Menah, dopo che una forza di sicurezza congiunta, formata tra gli altri dagli uomini della deterrenza speciale, l’ha liberata dal suo luogo di prigionia la mattina di mercoledì. Gli autori sono stati arrestati, ma la loro identità non è stata rivelata. Giornalisti ed attivisti libici avevano lanciato una campagna sui social media utilizzando l’hashtag “Save-Wisal”.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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