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Presidenziali Usa, nuovo fronte aperto: la sostituzione di Ruth Bader Ginsburg alla Corte Suprema

Si è aperto in queste ore un ‘nuovo fronte caldissimo’ nella corsa alle elezioni presidenziali. La sostituzione di Ruth Bader Ginsburg, l’ottantasettenne giudice liberale scomparsa venerdì scorso dopo una lunga lotta contro il cancro. Si tratta di un nuovo “ingrediente incendiario” come raccontato dal sito The Hill in quanto la Ginsburg era il leader del blocco liberale di quattro membri all’interno della Corte Suprema e un’icona per i progressisti. La sua morte apre di fatto la strada al presidente Donald Trump per nominare un successore negli ultimi giorni del suo primo mandato, rafforzando la componente conservatrice all’interno dell’Alta corte. Una nomina che arriverebbe dopo quelle di Neil Gorsuch nel 2017 e Brett Kavanaugh nel 2018.

Forzare la nomina portando il voto di conferma al Senato prima del 3 novembre, in questa fase di rielezione, ha per Trump palesi pro e contro. Da un lato democratici e attivisti liberali promettono la madre di tutte le battaglie facendo scendere in campo direttamente Obama che nel messaggio che rendeva omaggio a Ginsburg ha messo le mane avanti ricordando come il blocco del GOP di Garland, quattro anni prima, “ha inventato il principio secondo cui il Senato non dovrebbe occupare un seggio aperto alla Corte Suprema prima che un nuovo presidente prestasse giuramento. Un principio fondamentale della legge – e dell’equità quotidiana – è che applichiamo le regole con coerenza e non in base a ciò che è conveniente o vantaggioso al momento“. Alcuni democratici, tra cui l’ex aiutante di Hillary Clinton Brian Fallon, – rivela sempre The Hill – avrebbero anche suggerito che il loro partito dovrebbe aggiungere nuovi seggi alla Corte Suprema se i repubblicani procedessero alla nomina di un conservatore.

Una nomina veloce del nuovo giudice da parte di Trump però permetterebbe a Trump di poter dire di aver mantenuto una delle sue principali promesse agli ultra conservatori. Gli evangelici che hanno sostenuto Trump quattro anni fa, nonostante i dubbi sulla sua tumultuosa vita privata, si sentirebbero ampiamente ricompensati se aggiungesse un terzo conservatore in particolare in tema di aborto, direttivi civili e pena di morte. Pare che nel quartier generale del presidente si stia valutando se sia più forte la lega elettorale di una nomina lampo, oppure di una scelta che porti la ratifica in Senato dopo l’esito elettorale ma con ancora l’attuale Senato in carica.

Questa seconda ipotesi, alzerebbe la posta in gioco per la sua rielezione, facendo penzolare il premio di una terza giustizia conservatrice davanti ai suoi elettori. Il premio sarebbe garantito solo se uscissero in numero sufficiente per sconfiggere l’avversario democratico di Trump, Joe Biden. Questa modalità ritardata avrebbe anche un altro vantaggio: non mettere in difficoltà i repubblicani nei seggi incerti. Tali preoccupazioni sono particolarmente rilevanti per Sens. Susan Collins (R-Maine) e Cory Gardner (R-Colo.). Tra tutti sarebbero i rappresentanti storici del GOP più a rischio. Pure i Sens. Thom Tillis (R-N.C.) E Joni Ernst (R-Iowa) vedrebbero complicate le loro vite politiche da un voto su un candidato alla Corte Suprema. E i repubblicani possono permettersi al massimo tre defezioni su qualsiasi voto di conferma del Senato, supponendo che i democratici marciano in sincronia contro qualsiasi candidato Trump.

Murkowski ha dichiarato in precedenza che non vorrebbe confermare una giustizia della Corte Suprema nell’immediato periodo precedente le elezioni presidenziali. Ha citato il blocco da parte del suo stesso partito dell’allora candidato del presidente Obama, Merrick Garland, per gran parte del 2016, a seguito della morte del giudice Antonin Scalia. A quel tempo, il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell ha sostenuto che “il popolo americano dovrebbe avere una voce“, tramite le elezioni imminenti, su qualsiasi nuova giustizia. Trump ha vinto le elezioni e Garland non ha mai ricevuto un voto. In una dichiarazione circa un’ora dopo che la morte di Ginsburg è diventata pubblica, però McConnell ha chiarito che “Il candidato del presidente Trump riceverà un voto dall’aula del Senato degli Stati Uniti”, ha promesso McConnell“. La formulazione però che assicurerebbe il voto di McConnell sarebbe quello differito.

Una mossa del genere, tuttavia, provocherebbe l’ira dei democratici, soprattutto se Trump perde le elezioni. In quello scenario, i senatori del GOP “zoppo” consegnerebbero un’eredità duratura a un presidente sconfitto mentre usciva dalla porta. La Heritage Foundation, un influente think tank conservatore, sta però facendo pressioni per una nomina immediata.

Sullo sfondo resta l’immagine della Ginsburg – che ha sempre affascinato i millenial che l’avevano soprannominata “Notorious R.B.G”, un soprannome ispirato vagamente dal defunto rapper Notorious B.I.G, e che la vedevano come una icona della cultura pop – che ha vissuto la sua carriera legale come una crociata rivoluzionaria per l’uguaglianza di genere. Sarà complicato sostituire una istituzione della Corte Suprema Americana, qualsiasi strada venga intrapresa.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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