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PIL -12,8% nel secondo trimestre, è record. L’ottimismo di Gualtieri era mal riposto. Richiesto un cambio di passo del Governo

Il 27 agosto il ministro delle Finanze Roberto Gualtieri affermava in visita nelle Marche “Adesso ci sono le condizioni per una ripresa dell’economia e le condizioni per un rilancio del Paese“. Tanto ottimismo era probabilmente mal riposto se nel secondo trimestre del 2020 il prodotto interno lordo ha segnato un crollo del 12,8% rispetto al trimestre precedente e del 17,7% nei confronti del secondo trimestre del 2019. Una flessione record, mai registrata in questi termini dal 1995 secondo l’Istat che ha reso note le stimi preliminari della variazione congiunturale del PIL proprio questa mattina.

Il secondo trimestre del 2020 ha avuto una giornata lavorativa in meno sia rispetto al trimestre precedente sia nei confronti del secondo trimestre del 2019. La variazione acquisita per il 2020 é pari a -14,7%. Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono in diminuzione, con cali dell’8,7% per i consumi finali nazionali e del 14,9% per gli investimenti fissi lordi. Anche le importazioni e le esportazioni di sono ridotte drasticamente, rispettivamente, del 20,5% e del 26,4%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per -9,5 punti percentuali alla contrazione del PIL, con -6,7 punti dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private ISP, -2,6 punti degli investimenti fissi lordi e -0,2 punti della spesa delle Amministrazioni Pubbliche come riportato da Agenpress. Anche la variazione delle scorte e la domanda estera netta hanno contribuito negativamente alla variazione del PIL, rispettivamente per -0,9 e -2,4 punti percentuali. 

L’Istat ha registrato andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, con agricoltura, industria e servizi diminuiti, rispettivamente, del 3,7%, del 20,2% e dell’11%. “La stima completa dei conti economici trimestrali conferma la portata eccezionale della diminuzione del PIL nel secondo trimestre per gli effetti economici dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate, con flessioni del 12,8% in termini congiunturali e del 17,7% in termini tendenziali, mai registrate dal 1995 – commentano dall’Istituto di Statistica -. Nella stima preliminare il calo congiunturale era pari al 12,4%“. “E’ stata soprattutto la domanda interna a determinare il crack, con un apporto particolarmente negativo dei consumi privati e contributi negativi rilevanti di investimenti e variazione delle scorte. Anche la domanda estera ha fornito un apporto negativo, per la riduzione delle esportazioni più decisa di quella delle importazioni. La contrazione dell’attività produttiva si è accompagnata a una marcata riduzione dell’input di lavoro, mentre le posizioni lavorative hanno subito un calo meno marcato“. 

La prima razione a questi dati arriva dal presidente nazionale della Fapi (Federazione autonoma piccole imprese), Gino Sciotto, il quale lancia un appello: “Basta chiacchiere e proclami. Il crollo del Prodotto interno lordo è da codice rosso. Il Paese rischia di sprofondare nella più grave crisi economica della propria storia. Il governo – conclude – la smetta di tergiversare, metta mano ad un piano di rilancio economico e di ammodernamento della macchina dello Stato, capace di restituire fiducia alle imprese e alle famiglie“. 

Anche il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, commenta preoccupato:  “Nessuna area del Paese e’ stata risparmiata dalle conseguenze del Covid. Nell’anno in corso perderemo oltre 116 miliardi di consumi e circa 9,5 punti di PIL. Per tornare a crescere, grazie anche ai fondi europei, servono provvedimenti piu’ incisivi e rapidi nella loro applicazione. Il tempo non gioca a nostro favore e i nodi fiscali e burocratici che rallentano la crescita devono ancora essere risolti“.

Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, si tratta di un crollo drammatico. “Il peggioramento delle stime dell’Istat rispetto a quelle diffuse il 31 luglio rende ancora più difficile l’obiettivo del ministro Gualtieri di contenere a -8% l’impatto dello shock della pandemia sul PIL di quest’anno. Il calo dell’8,7% dei consumi finali nazionali e, soprattutto, la caduta dell’11,3% della spesa delle famiglie residenti assume risvolti catastrofici per la nostra economia. Inutile dire che, dato che i consumi delle famiglie rappresentano il 60% del PIL, la chiave di volta per risollevare il Paese e’ ridare capacita’ di spesa a chi ha avuto una caduta del proprio reddito disponibile“.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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