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Openpolis contro il commissario Arcuri che ancora una volta ha secretato i dati sui Bandi Covid

Quest’oggi la Fondazione Openpolis, una fondazione indipendente e senza scopo di lucro, nata una decina di anni fa e che promuove progetti per l’accesso alle informazioni pubbliche, la trasparenza e la partecipazione democratica, svolgendo attività di data journalism, proprio quest’oggi si è scagliata contro Domenico Arcuri, il Commissario straordinario per il potenziamento delle infrastrutture ospedaliere necessarie a far fronte all’emergenza COVID-19.

In un lungo articolo, Openpolis afferma che “Non ci sono più scuse per non pubblicare i dati sui bandi Covid”, e spiega come dal 2 aprile 2020 il Consiglio di Stato con sentenza N. 00010/2020REG.PROV.COLL. – N. 00016/2019 REG.RIC.A.P abbia chiarito come “il diritto di accesso generalizzato (Foia) si applica sempre e comunque alla materia dei contratti pubblici e riguarda tutti i documenti e le procedure di gara sia in fase di aggiudicazione che in fase di esecuzione; e che il codice degli appalti preveda l’accesso documentale non soltanto non esclude quello generalizzato ma (nel caso specifico oggetto della sentenza) il soggetto al quale non si può concedere l’accesso documentale, perché non in condizione di dimostrare un interesse specifico, deve comunque poter accedere uti civis, come cittadino titolare di un diritto di sapere in base al Foia (right to know che si aggiunge al need to know)”.

PPer Openpolis è quindi evidente che il commissario Arcuri voglia “prendere tempo, forte del fatto che i costi per le richieste e i ricorsi sono interamente a carico del cittadino. Si tratta di un tipo di spese che, per i singoli e per le organizzazioni senza grandi risorse, sono difficilmente sostenibili“. Per questi professionisti è incomprensibile che non sia stato garantito un chiaro diritto, che rimarcano essere un diritto di tutti. “Il commissario, non pubblicando e rifiutandosi di pubblicare, si rende responsabile di una violazione della legge, abusa del suo potere e delle sue funzioni; chiediamo conto del rispetto dello stato di diritto, non delle promesse del commissario. Queste ci interessano poco, dato che si tratta di un funzionario pubblico soggetto alle norme e non di un rappresentante politico“.

Dalla Fondazione fanno sapere che adiranno le vie legali e ribadiscono quanto segue: “Siamo appena all’inizio, ma pensiamo che ormai non ci siano più scuse per non pubblicare i dati sui bandi”.

È certo, comunque, che questi non siano giorni semplici per il commissario Arcuri. Come ricostruito da AGI, Agenzia Giornalistica Italia, rileggendo i 95 verbali del Cts “ad un certo punto ‘sono volati gli stracci’ tra il Comitato tecnico scientifico e il Commissario straordinario per l’emergenza, con ripetute minacce di dimissioni da parte degli esperti. Lo scontro istituzionale si è consumato una prima volta il 15 marzo, quando i camici bianchi hanno avanzato “con fermezza la necessità di una norma di salvaguardia che tuteli l’operato dei membri del Cts rappresentando che, in mancanza, il Cts rassegnerà in maniera unitaria le dimissioni dal proprio mandato”. Si era in pieno lockdown, ma le cose non sono migliorate neanche quando la curva dei contagi ha cominciato a dare qualche speranza”. Il 3 maggio, gli attacchi diventarono ancora più pesanti, arrivando ad esprimere “preoccupazione e profondo rammarico in ragione di alcune note pervenute dal Commissario interpretabili come una delegittimazione del lavoro svolto dal gruppo in ragione dei presunti ritardi sulla valutazione delle mascherine“. Si giunse ad una esplicita richiesta al ministro della Salute, Roberto Speranza, di una “revisione del mandato, emancipando il Cts da competenze che devono tornare nell’alveo della gestione ordinaria degli organi deputati allo scopo“.

Il commissario Arcuri sembra però non preoccuparsi del fuoco di fila al quale è sottoposto. Parlando dal palco della Festa dell’Unità a Bologna (a quale titolo un tecnico partecipi ad una kermesse politica non è dato sapere N.d.R.), si difende: “Qualcuno ha pensato a cosa sarebbe successo in Italia se la pandemia fosse stata gestita dal precedente governo? Ci sono esempi in Italia di differenti gestioni regionali della pandemia che ci danno la possibilità di comprendere cosa sarebbe successo”.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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