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Noonpost: il coronavirus agevola Russia e Cina nella creazione di un sistema antimissile contro l’Ovest

La Cina – come raccontato da Ahmad Fawzi Salim – ha sfruttato l’atmosfera di paura causata dalla pandemia e ha concluso un accordo la Russia. Putin intanto annuncia che la Russia aiuterà il partner cinese nella costituzione di un sistema di allerta contro gli attacchi missilistici: secondo la linea di ragionamento dell’autore, ciò rappresenta una minaccia colossale per l’Occidente. Ma secondo il giornale egiziano Noonpost non è ancora tutto. Perché i piani di Mosca e di Pechino appaiono così terribili?

Cina e Russia sanno come ottenere benefici dalla pressione esterna: hanno elaborato una strategia capace di evitare qualunque crisi e hanno saputo rivoltare la situazione a proprio vantaggio. Per esempio, durante la pandemia il presidente americano Donald Trump ha cercato di accusare Pechino di aver diffuso il virus, ma ecco che i cinesi hanno sfruttato le circostanze e hanno convinto la Russia a creare un sistema di allarme missilistico che rappresenta una colossale minaccia per l’Occidente. Entrambi i Paesi hanno formulato dei nuovi principi di relazione a livello internazionale durante il periodo della pandemia: lo sviluppo della cooperazione sino-russa è avvenuto sullo sfondo dell’ostilità verso l’Ovest e non è limitato all’ambito della difesa. I rapporti tra Russia e Cina escono dalla semplice cornice della cultura, dell’economia e delle istituzioni internazionali. Pechino e Mosca cercano di edificare strutture parallele come la Nuova Banca di Sviluppo, la quale finanzierà la costruzione di infrastrutture e di progetti vari dei Paesi BRICS – si dice inoltre che la Nuova Banca di Sviluppo farà concorrenza alla Banca Mondiale. I due Stati stanno anche pianificando di dare vita ad un analogo del Fondo Monetario Internazionale, con attivi per 100 miliardi di dollari.

Prima del Sistema di allarme missilistico

Durante la pandemia di coronavirus il presidente USA aveva messo in piedi nuove strategie di confronto con la Cina e aveva annunciato l’elaborazione di diversi armamenti, di sanzioni e di dazi doganali, facendone dichiarazioni roboanti. Donald Trump è riuscito a convincere i suoi sostenitori che la Cina rappresenta una minaccia per il presente e per il futuro degli Stati Uniti; li ha preparati ad accettare qualunque decisione, indipendentemente dalle conseguenze, compreso un attacco nucleare sulla Cina, se così disporrà, anche se la realtà dimostra che il presidente americano sta conducendo in questa direzione una politica fallimentare. Tuttavia, i tentativi di costringere Pechino ad aprire il suo mercato ai prodotti americani mediante le sanzioni e le guerre verbali hanno dato i loro frutti. Lo dicono i risultati dei primi dieci mesi del 2020: Pechino ha acquistato merci americane per quasi 60 miliardi di dollari, il che ha portato gli USA al terzo posto per volume di export verso la Cina; lo scorso mese sono salite significativamente le esportazioni americane di soia e mais in Cina e da gennaio ad agosto hanno esportato sorgo per 617 milioni di dollari contro i 561 dello stesso periodo del 2017. E ciò accade nonostante la tensione politica e diplomatica nelle relazioni sino-americane: chiusura dei consolati, aspra retorica sui mass media ufficiali, guerra populista su Twitter e persecuzione dei ricercatori cinesi accusati di legami sotterranei con l’Esercito Popolare di Liberazione (EPL).

Un’alleanza militare

All’inizio della pandemia, la Cina aveva sfruttato l’atmosfera di terrore e il duro corso politico di Trump per concludere un’alleanza con la Russia col pretesto di una collaborazione tecnico-scientifica nella lotta all’epidemia e del rafforzamento dei contatti nell’ambito scientifico. Ma Vladimir Putin aveva altri piani: di punto in bianco ha annunciato che la Russia avrebbe aiutato la Cina nella costituzione di un sistema di allarme missilistico che avrebbe aumentato drasticamente la capacità difensiva del Paese. A proposito, un tale sistema di allerta contro gli attacchi missilistici è in dotazione solamente alla Russia stessa e agli Stati Uniti. Questo sistema è all’avanguardia per quanto riguarda l’intercettazione e la distruzione di missili intercontinentali, poiché possiede un particolare radar per l’esecuzione di tale compito. I sistemi di allerta di attacchi missilistici vengono attivamente sviluppati e ne viene aumentata l’efficacia nell’individuazione dei missili, anche di quelli balistici, già nei primi stadi. Il campo d’azione dei radar di questo sistema è di 5mila chilometri e inoltre sono in grado di effettuare una scansione rapida dello spazio aereo: in altre parole, in pochi minuti il sistema permette a qualunque Paese di essere avvertito di un attacco missilistico. Tale sistema rappresenta quindi un valore inestimabile. Cina e Russia hanno impostato una cooperazione che va contro gli USA; hanno superato ostacoli nuovi, indebolendo il potere americano, e hanno proseguito nell’edificazione di un ordine mondiale nel quale vengono rappresentate forze diverse, che supportano questa o quella parte e legate dalla medesima concezione ideologica, politica o giuridica. Hanno siglato un accordo nel campo della sicurezza, che contempla il diniego della parti a lanciare un attacco missilistico, lo scambio di informazioni su azioni militari di grosse dimensioni presso i confini e l’effettuazione di esercitazioni aeree, navali e terrestri, nonché la fornitura a Pechino di tecnologie avanzate di difesa, tra cui aerei militari e missili terra-aria, grazie a cui la Cina diventerà il maggiore importaroe di armamenti della Federazione Russa.

Il mondo nel terrore

Nel dichiarare che coopereranno nella sfera dell’allerta missilistica, Cina e Russia non hanno precisato i dettagli; tra le notizie sicure c’è solamente quella secondo cui la cooperazione comprenderà i sistemi di allarme contro gli attacchi di missili balistici a lungo raggio. I Paesi occidentali sono preoccupati dalla cooperazione russo-cinese perché non sanno se si estende anche ai missili a corto raggio. In precedenza, essi erano vietati in conformità al Trattato INF, da cui Trump per sua stupidità è uscito lo scorso febbraio. Anche la Russia ha interrotto la partecipazione al Trattato e ha iniziato a cooperare con la Cina nel campo dei sistemi di allerta rapida. La costituzione di un sistema comune di allerta rapida significa la catastrofe per l’Ovest, a cominciare dal passaggio delle tecnologie di difesa a Pechino e finendo con l’allestimento di un centro operativo russo-cinese che permetterà loro di controllare il continente asiatico. Ricordiamo che questa è stata la ragione principale per l’uscita di Trump dall’INF. Il controllo sull’Asia significa il controllo sul Medio Oriente e sull’Africa centrale e occidentale. Nelle aree in cui sovente scoppiano conflitti, i gruppi etnici come i curdi penetrano in alcuni Paesi in cui sviluppano reti di criminalità organizzata e conducono una politica diversa da quella occidentale. In altre parole, vanno a scalzare completamente l’Occidente da queste regioni. Tuttavia il problema non è soltanto questo. Cina e Russia possono prendere posizioni molto dure sulle questioni globali e coinvolgere nuovi alleati che rifiutino l’Occidente, tra cui la Corea del Nord. Bisogna far notare che tali Paesi non si aspettano alcun miglioramento nelle relazioni con gli Stati Uniti nella prossima amministrazione Biden. L’élite politica americana capisce bene le dimensioni della minaccia che arriva da Russia e Cina e non risparmia gli sforzi diplomatici per mostrare la sua propensione alla pace in tutto il mondo, e i Paesi occidentali fanno vedere un’analoga dedizione alla causa – l’assenza di una rottura a livello di fondamenta tra Russia e Unione Europea, in particolare per quanto riguarda l’Ucraina, dimostra proprio questo. Possiamo dire che la cooperazione nell’ambito dei sistemi di allerta rapida diventerà un enorme test per il sistema internazionale e anche per le grandi potenze e per i giocatori regionali che saranno opposti l’uno all’altro dopo che la diplomazia ha dimostrato la propria incapacità di risolvere i problemi globali, in particolare a partire dal 2011. Le rivoluzioni della “primavera araba” hanno mostrato la realtà della competizione internazionale e l’incosistenza della diplomazia di fronte al linguaggio della forza in Siria, Libia, Yemen e altri Paesi i cui problemi sono solo peggiorati a causa del conflitto di interessi tra i diversi centri di potere.

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