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Nonostante la crisi Covid, ci sono medici in Kenya che investono in proprio per una sanità migliore

La sanità Keniana, guarda al futuro, giorno dopo giorno, senza fermarsi mai. E’ stato infatti approvato dal Ministero della Sanità locale un interessante progetto, per l’ampliamento di un ospedale, nella piccola cittadina di Timboni, sulla Costa del Kenya, Contea di Kilifi.

In questo periodo di grande sofferenza sanitaria per via del Covid, esistono medici che non si fermano di fronte alle palesi difficoltà del momento. Il morale è sotto i piedi, le risorse economiche scarseggiano, ma alcuni di loro continuano ad aiutare i propri connazionali, con la propria professionalità e i propri sogni: con particolare riguardo per la fascia più debole e indifesa economicamente. 

Il dottor Katore Joseph Katana, 62 anni specializzato in ginecologia, e sua moglie Naomi Katore Katana, di anni 60, anche lei medico specialista ostetricia, hanno avuto insieme quattro figli. Si sono conosciuti in giovane età al College, hanno studiato insieme e di comune accordo, con molti sacrifici e sicuramente con tanto coraggio, nel 1994, hanno costruito un piccolo Ospedale – la WATAMU MATERNITY & NURSING HOME – (WORKING – HOURS – 24 HRS), rischiando i loro risparmi. A muoverli la passione per il proprio Paese e il proprio lavoro, insieme ad una tenacia e ottimismo invidiabile.

Come è noto, purtroppo, la situazione sanitaria in Kenya, soprattutto nei piccoli centri di periferia è sempre molto difficile: per via della scarsità di acqua che porta come conseguenza la poco igiene. In effetti, è molto comune trovare persone affette da problemi di epatite, tanti anche i problemi con l’alimentazione: non sufficientemente varia e che quindi porta come consulenze numerose patologie. C’è tantissima gente che soffre di diabete e rachitismo, anche e soprattutto in tenera età, una nota dolente sono poi le gravidanze in giovane età, spesso anche con complicazioni molto gravi che mettono a rischio, sia la vita delle mamme che del neonato.

Il Governo del Kenya è già da diversi anni che si è attivato per ovviare ad alcune di queste criticità: ad esempio ha inserito l’educazione sessuale e sanitaria nelle scuole. Si vuole sensibilizzare ed aiutare i giovani, ad avere coscienza dei pericoli cui si va’ incontro, agendo nella vita quotidiana in modo superficiale, senza prendere le dovute precauzioni. Qua l’Aids continua ad essere un problema all’ordine del giorno. Questo virus è diffuso nelle gravidanze in giovane età e ancora oggi semina tantissimi morti in tutto il Kenya.

Per quanto riguarda le coperture di assistenza: esiste l’assicurazione sanitaria, che però ovviamente solo le persone che lavorano si possono permettere. Non dimentichiamo che nel paese c’è una alta soglia di povertà, ed è raro trovare persone che hanno soldi sufficienti per riuscire a coprire le cure adeguate alla propria patologia. Abbiamo quindi fatto alcune domande al dottor Katore che a sua moglie Naomi al riguardo.

Se dovessero arrivare pazienti senza assicurazione, e senza soldi, come si comporterebbero? Sia il Dottor Katore che sua moglie mi hanno sorriso dicendomi che in tutti i casi la vita è sacra, sia quella dei bambini sia quella delle loro mamme. Ciò che traspira dalle loro parole, è una dedizione sincera per il loro lavoro e la loro gente. Mi spiegano, che in un mese fanno nascere circa dai 250 ai 300 bambini e che comunque ci sono veramente tanti problemi, proprio in riferimento a quanto già scritto. Facendo un sopralluogo, ho constatato che, considerando l’affollamento di gente malata, in effetti l’ospedale è decisamente piccolo. L’ospedale esistente è sviluppato su un solo piano, dove ci sono, un laboratorio tecnico, quattro stanze per la degenza, una sala operatoria e tre stanze adibite per l’infermieristica. Lo staff è composto da quattro infermieri professionali,un tecnico per la radiologia, inoltre c’è anche un medico specialista nutrizionista, sicuramente molto importante come figura, insieme a loro ci sono altre 12 persone body staff.

Il progetto approvato prevede l’ampliamento dell’ospedale esistente nella costruzione di un piano superiore (in quanto non è possibile comprare i terreni limitrofi, per via dei costi molto alti). L’ampliamento prevede un piano superiore, con dodici camere in più per la degenza, un’altra sala operatoria, con servizi igienici annessi, cosa molto importante viste le criticità prima espresse. Dopo l’approvazione del progetto, per poter dare l’agibilità, ci sarà una severa supervisione, per verificare a fondo la struttura e controllare la condizione igienica.

Purtroppo, insieme all’approvazione gli è anche stato comunicato che, nonostante l’ospedale sia in parte convenzionato con la sanità pubblica, il Governo non potrà elargire nessun contributo economico per via del Coronavirus in quanto tutte le risorse destinate alla Sanità in questo momento sono destinate alle strutture pubbliche Covid. Ovviamente è stato un duro colpo per questa coppia di dottori, ma nonostante questa brutta notizia, mi spiegano che non si sono arresi e con fermezza e passione lo stanno portando avanti, consapevoli che sarà un lungo cammino e ci vorrà molto più tempo di quanto immaginassero.

Vanno avanti, confidando chissà, magari nell’aiuto di associazioni e privati o qualche benefattore che abbia a cuore il bene di questo popolo. Non voglio più rubare il loro tempo prezioso. Li saluto cordialmente augurando loro di portare nel più breve tempo possibile a compimento il loro splendido progetto, sperando di poter tornare un giorno, magari presto e vedere l’opera di ampliamento compiuta.Una cosa è certa, non è un progetto inutile anzi, sono certa che potrà salvare molte vite.

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Nata l'11 novembre del 1959, opera come Tecnico Sociale ed è impegnata professionalmente da circa 34 anni proprio nell'ambito del sociale. Da dieci anni visita il Kenya per amore e passione di quella terra.

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