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Nagorno Karabakh(Artsakh). Grave escalation senza precedenti

Si tratta dell’ennesima escalation ai confini del Nagorno Karabakh, ma questa volta l’intensità è senza precedenti. Artsakh, un territorio storicamente armeno venne incorporato forzatamente nella Repubblica Socialista Sovietica d’Azerbaijan come un oblast autonomo negli anni sovietici con la diretta interferenza di Stalin. La fase attuale del conflitto iniziò nel 1988, quando in risposta alla volontà dell’autodeterminazione della popolazione dell’Artsakh le autorità azere organizzarono i massacri della popolazione amena, scatenando in seguito  la guerra. Le azioni belliche furono fermate nel 1994 quando le due parti firmaro il cessate il fuoco seguito da numerose violazioni negli anni successivi.

L’escalation che assistiamo oggigiorno è iniziata il 27 settembre quando le truppe azere hanno lanciato una grande offensiva lungo tutta la linea di contatto tra Artsakh e Azerbaijan. L’esercito armeno ha proclamato una mobilitazione immediata  fermando l’avanzata delle truppe azere. “E’ impossibile vincere i nostri ragazzi. E questa non è una semplice percezione. Difenderemo con onore la nostra Patria unita” aveva dichiarato giorni fa il Presidente della Republica di Artsakh, Arayik Harutyunyan.

L’escalation che dura ormai 13 giorni è senza precedenti per motivi ben chiari, in primis per il coinvolgimento dei militari turchi e combattenti terroristi stranieri nei combattimenti da parte delle truppe azere. Paesi come la Francia, gli Stati Uniti e la Russia hanno dichiarato di possedere informazioni che confermano la partecipazione dei militanti siriani nelle azioni belliche. Un fatto di cui il Ministero della Difesa armeno aveva parlato diverse volte  mettendo in evidenza l’imminente minaccia che questi gruppi terroristici rappresentano per l’intera regione. La presenza dei jihadisti in Azerbaijan partiti dalla Siria è stata confermata anche dal Presidente siriano Bashar al-Assad. L’iniziativa della Turchia di addestrare e trasferire ai confini dell’Artsakh miliaia di militanti ha l’obiettivo di destabilizzare la regione portando il conflitto fuori controllo. Una politica adottata e messa in atto in precedenza in altri paesi come Iraq, Siria e Libia. Ne ha parlato anche il Presidente dell’Armenia Armen Sarkissyan che durante l’intervista concessa al telecanale CNN  ha avvertito: “E…nel caso il Caucaso diventi un’altra Siria… che Dio aiuti tutti: l’Europa, l’Asia  Centrale, tutti. Questo influenzerà  tutti inclusi la Turchia, l’Iran e la Russia”.

Il coinvolgimento della Turchia in questo conflitto persegue anche un altro obiettivo: portare a compimento i massacri degli armeni cominciati 105 anni fa. Se per l’Azerbaijan si tratta semplicemente di un territorio per gli armeni il conflitto non è una questione territoriale bensì esistenziale in quanto gli armeni lottano per il loro diritto alla vita.

E` opportuno mettere in evidenza il fatto che il sostegno militare della Turchia a favore dell’Azerbaijan non si limita solo al coinvolgimento dei soldati e militari di alto rango ma include anche l’impiego di armi e aerei militari come F-16.  Durante l’intervista concessa a New York Times il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan  ha parlato del colloquio telefonico avuto con Robert O’Brien, consigliere nazionale del Presidente Donald Trump, durante il quale aveva detto che gli Stati Uniti devono spiegare se questi F-16 erano stati consegnati alla Turchia per bombardare i vilaggi e la popolazione civile. Durante gli attacchi le forze armate azere impiegano anche armi di fabbricazione israeliana tra cui droni da attacco. Secondo il SIPRI nel periodo 2014-2018 l’Azerbaijan ha acquistato il 17 % delle armi esportate da Israele. Giorni fa il governo armeno ha ritirato il suo ambasciatore da Tel Aviv accusando Isaele di vendere armi a Baku. 

Da 13 giorni le truppe azere continuano a bombardare con attacchi missilistici gli insediamenti civili tra cui la capitale Stepanakert, Shushi, Martuni, Hadrut causando decine di morti e centinaia di feriti. Le truppe azere prendono di mira abitazioni, scuole, ospedali, centri culturali e religiosi. Ieri è stata bombardata la cattedrale di Cristo San Salvatore, simbolo della città di Shushi, durante i bombardamenti sono rimasti feriti decine di civili tra cui giornalisti locali e stranieri. Durante la conferenza stampa il rappresentante del Ministero della Difesa armeno, Artsrun Hovhannisyan ha dichiarato che la parte armena non risponderà  nella stessa maniera mettendo in evidenza il fatto che l’Armenia non ha mai preso di mira la popolazione civile e i luoghi di culto dell’avversario e non lo farà mai.

Il Ministero della Difesa armeno ha denunciato diverse volto l’utilizzo di armi vietate secondo le leggi internazionali  che possono causare disastri umanitari ed ambientali. Giorni fa l’Amnesty Internatinal ha confermato l’impiego delle  bombe a grappolo da parte delle truppe azere. Giorni fa Artak Beglaryan, il Difensore Civile della Repubblica di Arsakh  ha fatto appello alla comunità internazionale presentando i crimini di guerra perpetrati dall’Azerbaijan contro la popolazione civile. 

Non una volta il Ministero degli Affari Esteri armeno ha dichiarato: “Il deliberato attacco da parte della leadership politico-militare azera alla popolazione e alle infrastrutture civili di Artsakh è una gravissima violazione del diritto internazionale umanitario per cui la responsabilità ricade pienamente sulla leadership politico-militare azera”.

Nonostante gli avvertimenti del Governo armeno l’Azerbaijan conituna le azioni belliche. Giorni fa il Presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliev ha parlato del ritiro completo delle forze armate armene come unica condizione per fermare l’intervento militare. Inoltre il Governo azero rimane fedele alla sua politica di diffondere false notizie secondo le quali l’Armenia colpisce in direzione degli insediamenti azeri. E` opportuno mettere in evidenza il fatto che il Governo azero ha impedito l’ingresso ai giornalisti stranieri  in Azerbaijan a differenza dell’Armenia, dove attualmente sono presenti più di 200 giornalisti stranieri. 

Gli avvertimenti del Governo armeno e gli appelli della comunità  internazionale di cessare immediatamente il fuoco rimangono ancor oggi ignorati dal Governo azero. La comunità internazionale ha il dovere di intervenire con risolutezza e condannare fermamente il coinvolgimento della Turchia nel conflitto e i crimini di guerra compiuti dall’alleanza turco-azera. La Comunità Europea e paesi come la Russia e gli Stati Uniti devono passare dalle parole alle azioni prendendo misure concrete per fermare le violenze. La comunità internazionale deve agire perché non farlo significa rendersi complici.

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Nata nel 1982, abita a Yerevan. Laureata in Lingue Straniere all'Università di Bologna e da anni sono impegnata nel diffondere la lingua e cultura italiana in Armenia. Insegna lingua italiana all'Università Brusov di Yerevan e all'Università Americana in Armenia. Collabora anche diversi giornali armeni e italiani  scrivendo articoli  sull'attualità armena ed italiana.

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