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Meno diplomati in Italia che in Europa. Brugnoli (Confindustria): su scuola manca visione

Oggi Istat ha reso pubblico il suo rapporto 2019 sui “Livelli di istruzione e ritorni occupazionali per l’anno 2019“. Numerose le ombre sul mondo della scuola italiana. Il Paese, ancora una volta, registra come i nostri ragazzi conseguano titoli di studio con molta più fatica rispetto ai partner europei. Ad oggi infatti la quota di popolazione con un titolo di studio terziario è pari solo al 19,6% contro il 33,2% della media UE. Anche la crescita della popolazione laureata è più bassa rispetto ai nostri competitor continentali un +0,3% contro un +0,9%. La percentuale sale al 62,2% se si guarda ai diplomati ma la media nell’Ue è del 78,7%.

Anche sul fronte lavoro i dati sono preoccupati. Il tasso di occupazione dei giovani tra i 18-24 anni è del 35,4%, considerando chi ha conseguito un diploma si arriva al 53,6%. I dati migliorano se si guarda ai laureati tra i 30-34enni che arriva al 78,9%, sempre più bassa però rispetto all’87,7% della media UE. In leggera regressione il fenomeno dei Neet, giovani non occupati e non in formazione. Ora costituiscono il 22,2% dei giovani tra i 15 e i 29 anni. La quota Neet italiana resta però la più elevata d’Europa. Continuano poi le difformità territoriali. La popolazione residente nel Mezzogiorno é meno istruita rispetto a quella nel Centro-nord: poco piu’ della meta’ degli adulti ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore e nemmeno uno su sei ha raggiunto un titolo terziario 

Il vicepresidente di Confindustria per il Capitale Umano, Giovanni Brugnoli, commenta:  “I dati Istat sull’istruzione in Italia mostrano quanto il nostro capitale umano sia ancora relativamente debole rispetto al resto d’Europa. Abbiamo forti carenze in particolare sul livello di istruzione dopo il diploma”. “Il problema principale è l’assenza di una “seconda gamba” professionalizzante. Serve un’offerta formativa terziaria che copra la domanda delle imprese, che ad oggi non risulta soddisfatta. In Confindustria – prosegue Brugnoli – abbiamo stimato che ogni anno l’industria italiana avrebbe  bisogno di almeno 20mila giovani che provengano da un percorso professionalizzante post-diploma – magari costruito con le aziende – proprio come accade nel sistema ITS. Da questo canale però lo scorso anno sono usciti soltanto 4mila giovani, che infatti hanno trovato subito un impiego. Le criticità da affrontare sono diverse e altrettanto note: poche donne nei percorsi STEM, 2 milioni di NEET e l’abbandono del percorso scolastico. I nostri ragazzi sono disorientati ed è un problema che prescinde dal Covid-19. Siamo al paradosso in cui abbiamo da un lato tanti giovani che non trovano o neanche cercano lavoro e dall’altro le imprese che cercano ma non trovano lavoratori giovani “.

Il vicepresidente Brugnoli aggiunge: “Gli scritti e i diplomati ITS sono troppo pochi e non bastano le lauree professionalizzanti, peraltro ancora in via di sperimentazione, a colmare questo gap. Abbiamo bisogno quindi di impostare subito una riforma complessiva perché, al fianco delle università “tradizionali”, lavorino istituzioni educative professionalizzanti in cui il ruolo centrale delle imprese sia riconosciuto e apprezzato. Si può partire proprio dagli ITS e dalle loro caratteristiche specifiche: co-progettazione didattica, lezioni in laboratorio e robusti moduli di formazione in azienda. Dobbiamo smettere di pensare solo all’emergenza. Non ci si può concentrare soltanto sulle pur fondamentali questioni urgenti come la riapertura della scuola, ma serve una visione di medio-lungo periodo. Con Next Generation EU abbiamo l’occasione di cambiare le cose e non possiamo sprecarla”.

 ”I dati ISTAT di oggi fotografano uno scenario agghiacciante. Non è retorica. Siamo i primi in Europa per giovani Neet con 2 milioni di ragazzi tra i 15 e i 19 anni non occupati né inseriti in un percorso formativo. Giovani in bilico tra paura e desiderio. Non solo: nonostante un miglioramento degli ultimi anni, il gap tra Italia e Ue è ancora molto alto per abbandono scolastico e percentuale di laureati. Il nostro continua a non essere un Paese per giovani”. E’ quanto dichiara Maria Cristina Pisani, Presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani.

 “Anche per l’anno 2019 sono confermati i ritardi dell’Italia sui livelli di istruzione della nostra popolazione. Ce lo dice l’ISTAT nel suo report annuale che non lascia dubbi sull’urgenza di interventi che mirino a ridurre questi divari” raggiugne il Segretario Confederale della Cisl, Angelo Colombini. “Vogliamo fermamente che le promesse del governo nel Piano nazionale di riforma siano mantenute, destinando risorse importanti del Recovery Fund all’istruzione ed alla ricerca per invertire quella rotta sbagliata di disinvestimenti che ha portato l’Italia agli ultimi posti in Europa per quantità di risorse destinate a finanziare comparti strategici per la crescita, lo sviluppo e l’innovazione come quelli della scuola, università e ricerca“. 

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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