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Medioriente, Giacalone: si scrive Biden ma si legge Obama. Forti i rapporti Usa con Fratellanza Mussulmana

In queste prime settimane di presidenza Biden è già palese un netto cambio di rotta da parte degli Stati Uniti in politica estera. Obiettivo principale il Medioriente quasi che Biden voglia continuare il lavoro lasciato a metà dalla presidenza Obama. Il bombardamento della Siria, il cambio di strategia rispetto all’amministrazione Trump su dossier quali Arabia Saudita, Yemen e Turchia paiono l’antipasto di una nuova stagione da protagonisti degli americani in questa area territoriale da sempre ghiotta per le superpotenze. Abbiamo quindi deciso di interpellare sulle nuove strategie Usa Giovanni Giacalone, analista senior per Italian Team for Security, terroristic issues and managing emergencies all’Università Cattolica di Milano.

Infografica – La biografia dell’intervistato Giovanni Giacalone
  • Joe Biden ha già esplicitato le linee generali della sua politica estera. I principali cambiamenti rispetto al suo predecessore sembrano riguardare finora i rapporti con Arabia Saudita e Turchia. Cosa sta accadendo?

Io credo che Biden, da buon Dem, sia fortemente influenzato dai rapporti che quella parte politica ha sempre mantenuto con i Fratelli Musulmani. Gli anni di amministrazione Obama parlano chiaro, dal famoso discorso del Cairo fino al supporto incondizionato a Morsi e al suo governo islamista rapidamente rivelatosi un regime. Nonostante le proteste di massa dell’estate del 2013 e la richiesta di nuove elezioni, all’epoca Washington continuò a sostenere gli islamisti, al punto da scatenare l’ira del popolo egiziano. La foto dell’ex ambasciatrice Usa, Anne Patterson, mentre fa il segno delle quattro dita di Rabaa e quelle degli esponenti della Fratellanza egiziana presso il Dipartimento di Stato Usa le abbiamo viste tutti, dunque non sorprendiamoci di tali linee. Non dimentichiamo che molti dei consiglieri di Biden sono gli stessi dell’era Obama.

  • Il dipartimento di Stato USA ha fatto sapere che non esclude future sanzioni contro il principe ereditario Saudita MBS per l’uccisione del giornalista dissidente Khashoggi. Come vede questa mossa?

Trovo molto curioso che appena Biden entra in ufficio, improvvisamente la Cia se ne esce con l’ennesimo report dalle “prove schiaccianti” contro qualcuno. L’attendibilità delle “prove” di Washington la conosciamo tutti, dalle famose armi di distruzione di massa di Saddam Hussein agli attacchi chimici di Assad in Siria. Khashoggi è stato più volte indicato come vicino ai Fratelli Musulmani e non a caso era rifugiato in Turchia.

E’ bene ricordare che Amnesty International ha indicato la Turchia come la più grande galera per giornalisti… Su questo Washington non ha nulla da dire? 

  • Gli Stati Uniti, seguiti da altri Paesi europei – tra cui l’Italia – hanno sospeso la vendita di armi a UAE e Arabia Saudita. Che impatto avrà questa decisione in scenari di conflitto in cui la coalizione araba è impegnata come in Yemen?

Quando un negozio chiude, ne aprono altri quattro… Oggi non è difficile reperire armi e tanto meno per Paesi come Emirati e Arabia Saudita. Se Washington e l’Unione Europea cessano di vendergliele (ammesso che sia realmente così poi nella pratica), potranno tranquillamente comprarle da Mosca. Il danno è maggiore per Usa e Ue.

In Yemen non penso cambierà molto il decorso del conflitto. Biden comunque vuole riaprire il negoziato sul nucleare con la teocrazia iraniana e dunque non mi stupisce che cerchi anche di aiutare i ribelli sciiti in Yemen bloccando la vendita di armi ai Paesi che li combattono.

  • Come sono i rapporti tra Russia e Arabia Saudita? Crede che le recenti decisioni di Washington possano rafforzare i legami tra Riyadh e Mosca? 

Molto si basa su calcoli economici, quindi è chiaro che se da una parte chiudono i rubinetti, li apriranno dall’altra. Poi succederà qualcos’altro e magari gli equilibri cambieranno ancora. A partire dalle Primavere Arabe, dopo decenni di regimi pietrificati eredità della Guerra Fredda, l’area mediorientale è diventata più che mai tumultuosa, in preda al caos, imprevedibile, dagli equilibri in costante mutamento, nonché causa di destabilizzazione delle aree limitrofe. Puo’ succedere tutto e il contrario di tutto. Lo abbiamo visto ad esempio con l’Iran che in Siria appoggiava Assad contro le milizie islamiste, tra cui quelle legate ai Fratelli, ma a Gaza e in Egitto sosteneva i Fratelli. Pensiamo poi a Washington che se da una parte bollava al-Qaeda come nemico numero uno dell’Occidente, dall’altro sosteneva la branca siriana qaedista “Hayyat Tahrir al-Sham”, con la scusa che “dopotutto fuori della Siria non stavano pianificando attacchi” (parole dell’inviato James Jeffrey, come riportato da Newsweek), parole che non possono non far accapponare la pelle a qualsiasi esperto di terrorismo.

  • Rapporti tesi anche tra Washington ed Ankara, cosa sta accadendo?

Sono anni che si parla di “rapporti tesi tra Usa e Ankara”, prevalentemente per la questione dei missili S400 acquistati dai russi. La verità è che Erdogan continua a fare quel che vuole sia sul piano interno, violando sistematicamente i diritti umani di minoranze, giornalisti e oppositori, sia all’estero con una politica aggressiva e curiosamente tollerata dalla Nato; ciò nonostante mosse estremamente aggressive ne confronti di altri Paesi membri dell’Alleanza come Grecia e Francia. Chiediamoci il perché.

  • Gli USA hanno sanzionato il Governo siriano, così come il Governo libico dal 2011 per le violazioni dei diritti umani e crimini contro i civili. Non trova ipocrita il silenzio nei confronti del regime turco che persegue giornalisti e minoranze, oltre ad arrestare studenti e persone LGBT? 

Certo, ma gli Usa non hanno alcun interesse a toccare la Turchia perché è un attore estremamente utile in Medio Oriente, nonché un Paese membro della Nato ed anche strategicamente importantissimo in quanto avamposto verso Medio Oriente e Russia. Ci sono regimi “amici” e regimi “nemici”…Erdogan, nonostante tutte le violazioni che ha commesso e che continua a perpetrare, si può permettere cose che altri non possono, grazie a Washington e all’Ue.

  • La Turchia è anche accusata di essere il principale sostenitore del terrorismo e di aver contribuito all’ascesa di Daesh a livello globale. Come é avvenuto tutto ciò e quali sono i rischi per l’occidente? 

Che la Turchia fosse la rampa di lancio dei jihadisti verso la Siria s’era capito fin da subito. Solo un ingenuo o qualcuno in malafede può veramente credere che migliaia di jihadisti siano transitati per gli aeroporti turchi, abbiano stazionato nelle zone di Hatay, Gazantiep, abbiano fatto avanti e indietro sul confine, tutto ciò senza che le autorità di Ankara ne fossero al corrente. Non dimentichiamo poi tutti i casi in cui i turchi sono stati presi in castagna mentre inviavano armi ai jihadisti, mentre li curavano nei loro ospedali. Il Mit ha anche trasferito jihadisti in Libia. Sono cose che tutti sanno, ma fa parte del grande “teatro” mediorientale, un “teatro” che però semina morti.

  • Come vede il rapporto tra Russia e Turchia? Crede che Erdogan e Putin stiano facendo il doppio gioco, litigando in Siria e in Libia salvo poi concludere l’acquisto degli S400? Qual è la reazione degli Stati Uniti a tutto ciò?

Ognuno fa i suoi interessi…Erdogan ha capito che può tenere un piede con Mosca e uno con Washington e Nato…Putin lo usa per il proprio tornaconto, Washington idem e sono tutti felici e contenti. L’Ue invece, come sempre, non ha una politica estera al riguardo perché ogni Paese pensa ai propri affari (vedere le posizioni francesi e quelle tedesche nei confronti dei turchi, giusto per intenderci).

  • Aggiungerei solo una domanda sull’ascesa della Fratellanza Mussulmana in medioriente, complice la Turchia. In questo contesto come vede la posizione di attori come Siria (Assad), Libia, Tunisia e Algeria?

L’ascesa è iniziata durante le cosiddette “Primavere arabe” (che di primaverile hanno avuto ben poco), grazie anche al sostegno dell’ex amministrazione Obama, ma è anche risultata in un disastro politico totale sia in Egitto che in Tunisia. Per capire quanto democratici siano i Fratelli, basta guardare cosa succede dove governano: la Turchia di Erdogan.

Per quanto riguarda l’anno di governo Morsy, la Arabic Network for Human Rights Information denunciò il triste record per quanto riguardava i provvedimenti legali nei confronti di giornalisti e personaggi legati ai media. Secondo tale rapporto il numero di denunce sarebbe di quattro volte maggiore rispetto all’era Mubarak e ventiquattro volte più grande rispetto a quella di Sadat; ora, considerato che Mubarak rimase al potere per trent’anni, Sadat per undici anni e Morsi soltanto per un anno…

I Fratelli Musulmani sono adattabili, fluidi, sanno cogliere le occasioni e si infiltrano su più piani: economico, sociale, culturale, politico, istituzionale (anche in Europa ed anche in Italia)…Ci sono Paesi dove riescono a farlo meglio perché godono di maggior spazio ed altri dove invece gli vengono sbarrate le porte, come ad esempio la Siria. In Tunisia e Libia hanno trovato terreno fertile, soprattutto a Tripoli. 

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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