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Manifestazioni anti-Turchia nella Libia orientale dopo che l’LNA distrugge i suoi moderni sistemi di difesa ad al-Watiya

Migliaia di libici sono scesi in piazza nella Libia orientale per protestare contro l’aggressione turca contro il loro Paese.  Organizzazioni della società civile, compresi attivisti e rappresentanti delle componenti sociali, si sono riuniti in un’atmosfera di festa, a Bengasi ed Agedabia, sventolando bandiere e striscioni contro l’interferenza del presidente turco Recep Tayyip Erdogan negli affari interni dei libici. Non sono mancati attacchi alla Fratellanza Musulmana internazionale, che ha sede proprio in Turchia e Qatar, considerati i principali sponsor del terrorismo a livello globale.

Le proteste seguono l’annuncio da parte dell’esercito nazionale libico, guidato dal generale Khalifa Haftar, della distruzione dei moderni sistemi di difesa di Ankara preso la base aerea di al-Watiya nella regione occidentale. Secondo fonti militari, la base sarebbe stata target di almeno 9 raid dell’aviazione orientale (o dei suoi sostenitori stranieri) nelle prime ore di domenica mattina. Fonti locali hanno confermato che i bombardamenti hanno preso di mira i sistemi Hawk schierati dalle forze turche in aree separate all’interno della base, che copre un’area di circa cinquanta chilometri quadrati. Media turchi hanno affermato che i raid non avrebbero provocato vittime.

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FOTO – Proteste in Libia contro le ingerenze turche

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Secondo gli osservatori, al-Watiya, la più grande base aerea in Nordafrica, avrebbe un ruolo strategico nell’eventuale conquista di al-Jufra, essenziale per un’offensiva su Sirte. Più in generale, le forze del Governo di Accordo Nazionale (GNA) sostenuto dalla Turchia, con il consenso di Italia, Regno Unito e Stati Uniti, potrebbero utilizzare la base aerea nord-occidentale per sferrare attacchi nella Libia meridionale, controllata dall’LNA. La regione, infatti, ospita le principali risorse petrolifere del Paese nordafricano, rifornendo la maggior parte degli impianti lungo la costa, compresi gli impianti della Mellitah Oil e Gas, una joint venture tra la libica National Oil Corporation (NOC) e l’italiana Eni.

I gruppi islamisti allineati al governo di Tripoli, guidato da Fayez al-Serraj, hanno annunciato a metà maggio il controllo sulla base di al-Watiya dopo pesanti attacchi aerei da parte di UAV turchi con il sostegno di personale militare siriano sul campo. In questo contesto, Francia ed Emirati Arabi Uniti hanno riaffermato il loro pieno sostegno all’iniziativa egiziana, che mira ad un ritiro immediato di tutti i combattenti stranieri dal territorio libico, per raggiungere un cessate il fuoco comprensivo ed immediato, con l’obiettivo di eleggere un nuovo consiglio presidenziale in grado di fornire servizi alla popolazione e ristabilire le istituzioni nazionali attraverso la rappresentanza delle tre regioni storiche: Tripolitania, Cirenaica o Barqa, e Fezzan.

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