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L’Ordine dei Medici a Conte: Così non va! 1647 operatori sanitari malati perchè indifesi

Il ministro Boccia si lamenta degli attacchi provenienti dalla Regione Lombardia. Sono anche altri a non pensare che il Governo stia facendo tutto quello che puó fare per il Laese in questa triste e drammatica emergenza. Il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, che ha scritto questa sera una lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

“Ridefinire le priorità nella lotta al nuovo Coronavirus, mettendo subito in sicurezza i medici e gli altri operatori, come strategia primaria di sanità pubblica”. È questa la richiesta dell’ordine dei Medici che ha argomentato:

“Le statistiche ci indicano oggi un totale di casi pari a 21.157, con positivi pari a 17.730 e operatori colpiti pari a 1674. Stiamo parlando di circa un 10% delle nostre potenzialità professionali sanitarie già cadute sul campo o, comunque, poste in una situazione di non attività. E’ una realtà che non possiamo permetterci”, afferma. Da qui, “l’istanza di cambiare la rotta se quella già scelta, per motivi differenti, non puó essere proseguita”. 

“È un dato oggettivo la mancanza per i nostri medici dei Dpi, le indispensabili protezioni individuali, che sono al momento scarse o contingentate, comunque attualmente insufficienti – aggiunge ancora Anelli – La Protezione Civile dovrebbe quindi rassicurare i professionisti della salute informando sulla disponibilità a livello nazionale dei dispositivi di protezione individuali, sulla gestione delle consegne sia nelle aree in cui maggiormente necessitano che ai soggetti legittimamente destinatari dei presidi di protezione stessi. Sarebbe un segnale di condivisione che il Paese attende e che, sono convinto, sarebbe apprezzato da tutti”. “Se i dispositivi non sono sufficienti a garantire la sicurezza di tutti i medici, con maschere ffp3, guanti, camici, visiere o occhiali, calzari e copricapo, allora si definiscano le priorità. Sono gli ospedali le strutture sanitarie in cui si concentra la maggiore intensità di cura nei confronti dei malati di Covid-19, sul territorio invece si deve gestire la maggiore richiesta di assistenza dell’epidemia e le Autorità e i sanitari devono mettere in atto le strategie per ridurre quanto più possibile il contagio”.

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