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L’Isola di Pasqua torna all’antico per sopravvivere alla quarantena

Come se la sta cavando una delle isole abitate più lontane dai continenti? A partire da marzo, vi sono stati appena 5 casi di contagio da Covid, ma sono state comunque attuate misure di contenimento. Dopo 100 giorni senza nessun nuovo contagio, le scuole hanno riaperto. L’Isola di Pasqua (Rapa Nui) si trova a più di 3mila chilometri dal Sudamerica e appartiene politicamente al Cile. Nel marzo scorso vennero evacuati centinaia di turisti con voli speciali, e da quel momento l’isola è di fatto tagliata fuori dal mondo. Con l’economia ferma a tempo indeterminato e con l’estrema difficoltà di ricevere aiuti dalla terraferma, gli abitanti di Rapa Nui hanno riscoperto l’antico modo di vita dei loro antenati, che permise loro di andare abanti per chissà quanti secoli senza scambi con nessun’altra popolazione e avendo a che fare col problema serissimo di un piccolo territorio dalle risorse molto limitate. Sono così tornati al “tapu” (da cui deriva il termine “tabù”), un insieme di regole sacre di rispetto reciproco e auto-sufficienza. Oggi, da Santiago arriva finalmente una volta a settimana un volo carico di alimentari, ma nel frattempo coloro che erano impegnati nel turismo, cioè la maggioranza degli abitanti, si è messa a coltivare ogni angolo disponibile, a dedicarsi alla pesca e a ristrutturare le case.

Nel frattempo, un gruppo di isolani era rimasto abbandonato a sé stesso a migliaia di chilometri da Rapa Nui. Si tratta di 25 persone che si trovavano a Tahiti, 4mila chilometri di oceano più ad ovest. Per loro quello che è considerato un piccolo paradiso terrestre è diventata una prigione; vi si trovavano a per lavoro o per motivi personali, e in questi mesi nessuno è riuscito a organizzare il lungo viaggio di ritorno, impedito dalle restrizioni della quarantena e dall’impraticabilità di un volo lungo e costoso. Il gruppo intanto è aumentato di numero, perché pochi giorni fa è nato un bambino: la madre era andata a Tahiti a trovare l’altro figlio quando era ai primi mesi di gravidanza ed è rimasta là, lontana dal marito. Finalmente, dopo mesi di angoscia, un volo militare francese li ha riportati a casa.

Da agosto in poi, le autorità di Rapa Nui hanno iniziato a programmare un “nuovo paradigma” per il settore del turismo, il vero motore economico dell’isola, che dovrà diventare più “sostenibile”. I nuovi protocolli sono via di elaborazione: il personale verrà formato in maniera diversa dal passato e vi saranno i necessari cambiamenti infrastrutturali. L’arrivo dei primi turisti è previsto in autunno, se non vi saranno ricadute della pandemia. In linea di principio, sono previsti due voli a settimana. Su una popolazione di 10mila persone, 1200 operatori del turismo disoccupati sono stati assunti dal Comune per permettere loro di dedicarsi alla produzione di cibo dall’agricoltura.

L’Isola di Pasqua sta diventando anche protagonista di un caso politico. Il presidente cileno Sebastián Piñera ha annunciato di voler presentare alle Nazioni Unite la richiesta di estendere i limiti territoriali della piattaforma continentale intorno a Rapa Nui. L’obiettivo è ottenere la giurisdizione su uno spazio sottomarino più ampio di oltre 200 miglia. La giustificazione politica data alla richiesta è quella di “proteggere la sovranità e l’integrità territoriale” del Cile. Nel 2021 il presidente ha in programma di chiedere un’altra estensione territoriale, quella della piattaforma continentale relativa alla porzione di Antartide sotto la giurisdizione cilena.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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