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L’Iran continua a giustiziare sospette fonti della CIA

L’Iran ha giustiziato lunedì un cittadino iraniano che era stato condannato a morte con l’accusa di spionaggio per la Central Intelligence Agency (CIA) e il Mossad, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Fars. Amir Rahimpour “ha guadagnato molti soldi” per trasmettere informazioni sul programma nucleare dell’Iran agli Stati Uniti, ha detto il portavoce della magistratura iraniana, Gholamhossein Esmaili. Il quale ha aggiunto che “altre due spie americane” – di cui non si conoscono ancora ulteriori dettagli – sono state condannate a 10 anni di carcere per spionaggio e cinque anni per aver agito contro la sicurezza nazionale dell’Iran. Il portavoce si è limitato a dire che i due avrebbero lavorato nel Paese per un’organizzazione di beneficenza. Né il Governo degli Stati Uniti, né la CIA hanno commentato queste notizie.

Foto – portavoce della magistratura iraniana Gholamhossein Esmaili

Precedentemente, Mahmoud Mousavi-Majd è stato arrestato nell’ottobre 2018 e condannato a morte nell’agosto 2019. Secondo l’agenzia di stampa iraniana, una delle accuse contro l’uomo era quella di fornire informazioni su dove si trovava il comandante Qassem Soleimani – ucciso da un raid USA nei pressi dell’aeroporto di Baghdad – e altri comandanti iraniani. Mousavi-Majd ha lasciato l’Iran con la sua famiglia da bambino ed è cresciuto in Siria, non è mai stato un membro del Corpo di Guardia della Rivoluzione Islamica (IRGC), ma è stato in grado di infiltrarsi in molte aree sensibili sotto le spoglie di traduttore. Altri media locali hanno riferito che Mousavi-Majd è stato arrestato e consegnato all’Iran nel 2018 dagli Hezbollah libanesi in Siria, dopo aver ricevuto un pagamento mensile di 5.000 dollari dalla CIA e dai servizi israeliani in cambio di informazioni sulle forze iraniane in Siria, ha anche affermato il quotidiano “Tasmin”.

All’inizio di luglio, i funzionari statunitensi hanno messo in dubbio un annuncio da parte dell’Iran di aver arrestato 17 spie che presumibilmente stavano raccogliendo informazioni sul settore nucleare e militare del paese per il governo degli Stati Uniti, aggiungendo che alcuni erano stati condannati a morte. “Fa parte della natura dell’Ayatollah mentire al mondo”, aveva detto il segretario di Stato Mike Pompeo, riferendosi al leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei. Il mese scorso, un ex appaltatore del Ministero della Difesa iraniano, Jalal Hajizavar, è stato giustiziato dopo essere stato dichiarato colpevole di spionaggio. Hajizavar avrebbe confessato di essere stato pagato dalla CIA. Nel 2016, l’Iran aveva già giustiziato uno scienziato nucleare sempre accusato di spionaggio per conto degli Stati Uniti. Secondo quanto riferito dai media locali, Shahram Amiri aveva disertato negli Stati Uniti nel 2009, ma è tornato in Iran l’anno successivo dopo aver affermato di essere stato rapito e trattenuto contro la sua volontà. 

La condanna a morte confermata di Amir Rahimpour arriva in un momento di forte tensione tra Teheran e Washington. Gli Stati Uniti e l’Iran sono quasi entrati in un conflitto diretto l’8 gennaio 2020, quando l’IRGC ha lanciato attacchi missilistici contro due basi militari irachene che ospitano soldati statunitensi in rappresaglia per l’uccisione del generale Qassem Soleimani, morto il 3 gennaio durante un attacco missilistico americano in Iraq. Il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha assicurato oggi che il suo paese non dimenticherà mai il suo martirio, minacciando gli Stati Uniti di un attacco simile. Questa dichiarazione è arrivata durante la visita dell’Ayatollah al Primo Ministro iracheno Mustafa Al-Kadhimi. Khamenei ha aggiunto che il crimine americano nell’assassinio di Soleimani e del comandante militare iracheno Abu Mahdi al-Muhandis è un esempio dell’interferenza americana. “Uccidere un ospite a casa tua e confessarlo apertamente non è cosa da poco“, ha ricordato il leader supremo riferendosi alle azioni di Washington in Iraq.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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