I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

L’esplosione di coronavirus si spegnerà da sola nel giro di un anno: questa la previsione di un esperto sulla diffusione della nuova malattia

Nel mondo impazza il panico per l’ennesimo “virus-killer”, il 2019-nCoV. L’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) ha proclamato l’altro giorno la situazione di emergenza internazionale. L’agenzia di rating Moody’s ha definito il coronavirus un “cigno nero” come non ve n’è mai stato prima. Ogni giorno giungono come fossero bollettini di guerra dichiarazioni ufficiali sulle nuove vittime della misteriosa “infezione cinese”. Vi sono già più di duecento deceduti e oltre diecimila malati. Circa 60 milioni di abitanti della città di Wuhan e dei suoi dintorni sono stati messi in quarantena: è il primo caso nella storia ad avere simili dimensioni. Sono stati individuati casi di contagio anche in Europa e negli Stati Uniti. Nell’ultimo giorno di gennaio si sono registrati due casi in Russia, entrambi cittadini della Repubblica Popolare Cinese.

Intervista telefonica a Mihail Supotnickij, ex microbiologo militare e colonnello del servizio medico di riserva

– Coronavirus cinese: di che tipo di sventura parliamo? È arrivata la fine del mondo?

– Ma no, invece vivremo! Mi è sorta l’impressione che per sua la scarsa fantasia la sceneggiatura di questo odierno melodramma sia stata copiata dal film “La peste” del 1992, tratto dal romanzo di Albert Camus e interpretato da William Hurt, Sandrine Bonnaire e Robert Duvall. E ciò non mi sorprende nemmeno, visto che l’idea che le persone di oggi e persino i medici hanno sulle epidemie proviene non da noiosi tomi specialistici, ma dai film dell’orrore. La prossima fase consisterà magari nelle “sommosse popolari della peste”.

Ricordiamo che nel 2009 i politici, l’OMS e i luminari dell’epidemiologia avevano messo paura al mondo con l’influenza suina, che si sarebbe poi trasformata nella “spagnola” e avrebbe eliminato un terzo della popolazione del pianeta. Il presidente americano Obama si era fatto vaccinare davanti alle telecamere contro l’influenza suina e aveva esortato l’America intera a seguire il suo esempio. 

In breve tempo la pandemia si era spenta da sola. L’OMS dovette ammettere che la terribile H1N1 era “significativamente meno mortifera” dell’influenza comune. In un anno, in tutto il globo erano deceduti 14mila individui. La normale influenza, senza bisogno di alcuna pandemia, uccide fino a mezzo milione di persone all’anno. Intanto, però, gli organizzatori di questa specie di truffa hanno guadagnato miliardi di dollari coi vaccini e i medicinali. Nei soli Stati Uniti sono rimaste inutilizzate ancora la bellezza di 138 milioni di dosi vaccinali, le quali sono state poi spedite nei Paesi emergenti, compresa l’Ucraina.

Nel 2014 arriva il nuovo spauracchio, l’Ebola. Obama e i tribuni dell’ONU la definiscono come una minaccia per l’umanità, al pari della Russia e dell’ISIS. L’OMS paventa milioni di vittime. Tuttavia in quel caso Mihail Supotnickij aveva responsabilmente dichiarato che la febbre emorragica Ebola non è un’arma biologica creata artificialmente, ma una malattia focale naturale. Il contagio si sarebbe esaurito da solo nel giro di un anno, senza fuoriuscire dal “continente nero”.

Ed effettivamente accadde così. Il numero ufficiale di morti fu 11279, non certo i milioni previsti. Ecco perché la risposta di Supotnickij rispetto al “terribile coronavirus” è tranquillizzante.

–  Ma allora perché questo panico in tutto il mondo? Cala il prezzo del petrolio, le borse e i mercati finanziari sono in subbuglio…

 La paura di un’epidemia è già da tempo divenuta uno strumento potente di controllo delle persone e dei processi sociali. Le epidemie sono da sempre il male assoluto per l’umanità e hanno causato più vittime delle guerre. Non saprei dire a chi giova questa epidemia con le sue puntate quotidiane tipo serial televisivo “La morte porta il nome di 2019-nCoV”. Magari c’è un collegamento con le questioni politiche interne alla Cina per il rafforzamento della “verticale del potere”, per esempio.

– In effetti l’isteria sul coronovirus coincide proprio con la discussione sul cambio dei quadri nelle province e nelle regioni chiave della Cina.

– E non soltanto… Ma la questione è chiaramente sfuggita di mano alle autorità cinesi. Forse la sceneggiata è stata messa in piedi lateralmente per generare il caos nella Repubblica Popolare, e i cinesi ci sono cascati. Comunque si tratta ormai di una cosa risalente a due settimane fa: al momento sono numerosi i soggetti a cui conviene che si sviluppi la trama del lungometraggio sul terrificante coronavirus – i canali televisivi, ad esempio. Le trasmissioni dedicate al virus o al tema “moriremo tutti” richiamano sempre un grande pubblico, sul quale si possono guadagnare soldi. E intanto dal tavolo le briciole cadono nelle mani bramose degli “scienziati” che promettono di creare il supervaccino che sconfigga il coronavirus, “come un tempo accadde col vaiolo”.

Il dormiente si è risvegliato

– Ma allora da dove arriva questo 2019-nCoV? Gli scienziati asseriscono che si nasconde dentro serpenti velenosi come cobra e bungari o anche nei pipistrelli, dei quali amano cibarsi i cinesi. Infatti l’epidemia è iniziata proprio nel mercato di Wuhan, nel quale si commerciano tali leccornie. Ma gli abitanti dell’Impero Celeste da sempre mangiano topi e serpenti, quindi perché proprio adesso è scoppiato il problema?

– I coronavirus sono noti ai proprietari di cani e di gatti già da tempo, ce ne sono diversi e provocano tra l’altro bronchiti e polmoniti negli umani. Da dove arriva questo particolare virus di adesso? Bisogna valutare dove si va a cercare. Se si cerca nelle persone, allora forse dipende dalle delizie che mangiano; ma nella catena epidemiologica di trasmissione del virus, dall’incubatore iniziale in cui si conserva in natura fino agli individui, cobra bungari e pipistrelli sono solamente dei veicoli, non possono essere dei serbatoi originari, perché tutti i vertebrati posseggono sistemi di linfociti T e B che disturbano notevolmente i virus che cercano di penetrare nei loro macrofagi.

Per capire il motivo per cui il morbo si è sparso così all’improvviso, occorre trovare l’incubatore originario dei coronavirus e in particolare di questo 2019-nCoV, cioè la fonte alla quale si sono ammalate quelle che poi sarebbero diventate pietanze prelibate per i cinesi. Tuttavia, nell’ambito di ciò che si prefigurano i virologi moderni, cioè che tutti i microrganismi patogeni finiscono negli esseri umani partendo da ricettacoli che si trovano nel regno animale, è impossibile trovare il ceppo iniziale. Bisogna riconsiderare i libri di testo.

A mio parere, il ricettacolo originale consiste negli organismi più semplici. A causa di un qualche cambiamento dell’ecosistema che li contiene, un “dormiente si è destato” ed è avvenuta l’infezione dei cobra, dei bungari e così via. Finché non capiremo come funziona il sistema che va a “svegliare il dormiente”, allora il 2019-nCoV e gli altri “nuovi virus” appariranno sempre “inaspettatamente”.

– Ma concretamente cos’è che “sveglia” il virus “dormiente”?

– Cambiamenti nel clima, intrusione degli esseri umani negli ecosistemi, raggiungimento di una certa soglia critica di popolazione umana oltre la quale questo virus semplicemente non può finire nelle persone… Bisogna ricercare le cause.

– Dicono che il nuovo virus è mutato istantaneamente e ha cominciato a passare da essere umano a essere umano.

– È un stupidaggine! Il virus mutante… suvvia, sembra il soggetto di un blockbuster hollywoodiana! Un virus divampa tra gli esseri umani non perchè subisce una “mutazione”, ma perché si forma un meccanismo di trasmissione da un certo suo ambiente originario a una popolazione umana ricettiva. E poi che avrebbe da mutare? Anzitutto, le persone non costituiscono il suo ricettacolo originale, di conseguenza non sono necessarie per il suo mantenimento in natura. In secondo luogo, qualunque mutazione rappresenta per il virus soprattutto un trauma. Immaginatevi la situazione sul piano fisico: se è “mutato”, significa che determinati nucleotidi sono eliminati o sostituiti, ma nell’organizzazione della particella virus tutto quanto è stato messo in piedi nell’arco di milioni di anni di evoluzione, perciò perdendo una parte del patrimonio genetico, come potrebbe poi questa stessa particella diventare un virus infettivo con tutti i requisiti?

È probabile invece che la causa delle polmoniti di massa con infezione da coronavirus stia non nel genoma del virus, ma nel genoma degli stessi cinesi.

– Si spieghi meglio…

– Ancora all’inizio del ХХ secolo in Manciuria si notò che nei cacciatori cinesi di marmotte della Mongolia o tarbagan, che prendevano la peste da esse attraverso ferite o tagli, la malattia si trasformava rapidamente in una forma polmonare secondaria: quindi iniziava come bubbonica, ma poi velocemente finiva per colpire i polmoni. La peste polmonare primaria del 1910 a Harbin si è originata da tale meccanismo. I malati di forma polmonare secondaria tra i cacciatori cinesi di tarbagan divennero la fonte del contagio delle persone attraverso il meccanismo della trasmissione per via respiratoria. Così iniziò l’epidemia. Nel libro “Saggio di storia della peste” questo processo viene descritto dettagliamente.

Quando si parla di processo infettivo si dimentica spesso che partecipa ad esso non soltanto l’agente infettivo, ma anche il sistema immunitario dell’essere umano. Credo che al principio dell’infezione polmonare coronavirus vi siano non soltanto le caratteristiche del virus 2019-nCoV, ma anche i portatori degli specifici alleli di geni presenti nell’etnia cinese: proprio loro ne sono diventati vittime. L’inclusione (espressione) di tali geni in risposta all’infezione si accompagna a necrosi infiammatorie, cioè alla distruzione del tessuto polmonare.

– Di che geni si tratta?

– Ne sono noti a decine, ad esempio l’NNF*2. Il suo potente attivatore della trascrizione facilita l’aumento della sintesi del fattore cellulare di contagio della necrosi delle tumescenze, quindi di conseguenza favorisce la necrosi del tessuto polmonare e la condizione di shock del paziente, che si sviluppa rapidamente e che diventa praticamente incurabile. I medici cinesi hanno vissuto questa amara esperienza durante la quale non vi è nessuna cura e il malato perisce. Le mutazioni che rafforzano l’espressione dei geni delle interleuchine 1, 4 e 8 portano al rapido deterioramento del miocardio: l’insufficienza cardiaca acuta è per i pazienti affetti da 2019-nCoV la seconda complicazione per gravità dopo le lesioni ai polmoni. Una insufficiente fagocitosi congenita e i sistemi di interferoni e di assimilabilità della vitamina D rendono il paziente indifeso di fronte all’infezione, la quale assume carattere generalizzato. Ripeto, vi sono molti alleli di geni di questo tipo, e per le lesioni ai polmoni non è assolutamente necessario che un’epidemia scoppi come risultato di un contagio attraverso i polmoni stessi: qui conta quali sono le porzioni di polmone verso cui il virus ha affinità.

– Ne conseguirebbe così che i cinesi sono geneticamente più predisposti a determinate malattie, compresa la polmonite stessa per la quale muoiono ancora oggi le vittime del coronavirus 2019-nCoV?

– Da tempo non è più un segreto che etnie diverse abbiano una diversa ricettività nei confronti degli agenti infettivi. Ciò non significa comunque che i russi o gli europei siano al sicuro dal rischio di infezione. Per lo sviluppo di un’epidemia è necessaria la coincidenza di tre fattori: l’attivazione di un focolaio naturale di infezione, la presenza di un meccanismo di trasmissione dell’agente infettivo dal focolaio alla popolazione umana e la presenza di individui ricettivi a tale infezione. Il fattore genetico ha qui un ruolo notevole. Tuttavia, la frequenza con cui si riscontrano gli alleli dei geni che determinano la ricettività e l’esito della malattia può variare in diverse popolazioni della medesima etnia.

– A Wuhan c’è un istituto scientifico di virologia, in cui si trova un laboratorio di livello 4 di biosicurezza nel quale vengono studiati i più terribili microrganismi patogeni del mondo, dall’Ebola al Marburg, che possono anche essere i potenziali agenti distruttivi di un’arma biologica. Secondo alcuni, il virus 2019-nCoV è stato concepito in questo laboratorio ed è casualmente sfuggito per negligenza del personale. Qual è il Suo parere come ex microbiologo militare che da oltre 30 anni si occupa della sicurezza biologica della Russia?

– Il livello 4 di biosicurezza è quello maggiore ed è assicurato dai sistemi di ingegneria del laboratorio. Quest’ultimo è un edificio a parte. Il lavoro sugli agenti infettivi viene condotto solamente dentro speciali cabine, l’aria in entrata e in uscita dal laboratorio è filtrata e vi sono ancora altre severissime misure di sicurezza. Come potrebbe il virus “scappare” in queste condizioni? A ciò si aggiunga il tracciamento “dell’epidemiologia della sorgente puntiforme”, cioè la comparsa improvvisa in una certa data di una grande quantità di malati e la successiva rapida fine del contagio. Qui non si è verificato nulla del genere: i primi casi singoli si sono avuti, sembrerebbe, nel periodo tra il 25 settembre e il 19 dicembre del 2019. Il loro numero è cresciuto gradualmente e cresce ancora adesso, ma ormai soltanto grazie alla diagnostica. Credo che chi voglia presentare accuse così pesanti debba anche dimostrarle coi fatti e non con mere ipotesi.

– Esiste ancora una versione: il virus è stato creato nei laboratori segreti del Pentagono e gli yankee lo hanno “spruzzato” su Wuhan. Pechino e Washington, dall’arrivo di Trump alla Casa Bianca, sono in uno stato di guerra commerciale. Gli USA hanno deciso così di assestare un colpo all’economia cinese. Nel biennio 2002-2003 a causa della polmonite atipica, anch’essa provocata dal coronavirus, la Cina ha preso il 2% del PIL. Ora i danni potrebbero essere persino maggiori.

– Certo, è una bella spiegazione, ma andrebbe analizzata l’intera catena epidemiologica: se si dovesse vedere che manca qualche anello della catena, cioè per esempio il virus è comparso già in un prodotto finale, ma è assente da quello iniziale, allora si potrebbe sospettare un atto di sabotaggio. Ripeto: per accuse di questa gravità occorrono prove, non ipotesi. Comunque, bisogna anzitutto conoscere la reale epidemiologia del virus 2019-nCoV. Per il momento vediamo solo immagini di individui mascherati che corrono su e giù, e ce le avevano già mostrate quando avevano pompato la pseudo-pandemia dell’influenza suina nel 2009. Sono evidenti ed efficaci manovre di sabotaggio mediatico, ma non certo biologico.

– Come valuta le misure di contrasto predisposte dalle autorità cinesi contro l’epidemia, ad esempio la quarantena di decine di milioni di persone, che non ha precedenti nella storia?

– Stanno facendo tutto ciò che serve e anche quello che non serve. Il primo risultato, per ora, è stato il panico nelle città cinesi, ed ora questo panico gradualmente sta diventando globale.

– Ma perché nel 21-mo secolo proprio le epidemie sono divenute la paura principale? La polmonite atipica, l’aviaria, l’influenza suina, l’Ebola, e adesso il virus 2019-nCoV … È già la quinta volta in due decenni che ci spaventano.

– Il terrore di un’epidemia funziona bene: e allora perché cambiarlo con un’altra paura? Nel diffonderlo e nel gonfiarlo vengono efficacemente applicati sulla popolazione i metodi di programmazione neurolinguistica. Quando tutti i giorni ci mostrano le stesse immagini apocalittiche di città recintate dai militari, di cadaveri che giacciono sulle strade, di persone che si dimenano con indosso una maschera, di donne sgomente che gridano “Moriremo tutti!”… E in più aggiungiamo la blogosfera piena di idioti, di troll e di provocatori… Tutto ciò finisce per trasformare la popolazione in un gregge spaventato su cui è poi possibile condurre ancora altri esperimenti.

Fontehttps://www.kp.ru/daily/27086.5/4158238/

Condividi questo post

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password