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Le uccisioni di Soleimani e Fakhrizadeh, per Bayat sono attacchi a persone dedite alla pace

Il prossimo 3 gennaio sarà il primo anniversario della morte del Generale iraniano Qassem Soleimani e sono trascorse poche settimane dall’uccisione dello scienziato nucleare Mohsen Fakhrizadeh, due episodi che secondo l’ambasciatore iraniano in Italia H.E. Hamid Bayat hanno palesi connessioni come rivelato dallo stesso all’Adnkronos. Entrambe le figure infatti secondo la ricostruzione iraniana sarebbero portatori di pace. “Il martire Gen. Soleimani lavorava alacremente per costruire pace e sicurezza non solo per il popolo iraniano, ma anche per la Regione dell’Asia occidentale e per l’umanità. Uno dei suoi grandi servizi a tutti i popoli, inclusi gli europei, è stato quello di liberare il mondo dall’ ISIS e di porre fine al suo dominio territoriale in Iraq e Siria, compiuto con coraggio e abnegazione e ovviamente, su richiesta dei governi iracheno e siriano. I suoi solenni e imponenti funerali in varie città dell’Iran e dell’Iraq e lo svolgimento di numerose cerimonie in suo onore in tutto il mondo, sono la testimonianza della alta considerazione dei popoli per lui”. E così è anche per il Dr. Fakhrizadeh “che è stato tra coloro che hanno lavorato nel campo della ricerca nucleare pacifica, compresa la difesa nucleare. A capo della Organization of Defensive Innovation and Research, le sue attività di ricerca includevano la produzione del kit per il coronavirus e l’individuazione del suo vaccino. Il suo assassinio dimostra l’ostilità del regime israeliano e dei suoi sostenitori verso le attività scientifiche al servizio dei popoli”.

E’ evidente quindi per l’ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia H.E. Bayat che “L’assassino del Gen. Soleimani e del Dr. Fakhrizadeh, perpetrati dai nemici dell’Iran in palese violazione dei diritti umani, hanno come scopo privare l’Iran degli strumenti e delle risorse che determinano il suo potere e di renderlo indifeso dinnanzi alle cospirazioni. I mandanti di questi omicidi non sono in grado di comprendere il semplice fatto che la strada tracciata da queste due eminenti figure continua ad essere percorsa più che mai dal popolo iraniano e dai numerosi discepoli che hanno formato“.

A riprova delle sue parole l’ambasciatore spiega come ad oggi solo gli Stati Uniti, Israele e i terroristi, compreso l’ISIS, si sono rallegrati dell’assassinio di Soleimani. “La lotta al terrorismo, da lui guidata, ha portato all’annientamento della creatura che Stati Uniti e Israele avevano creato nella Regione, vale a dire l’ISIS (Daesh), rendendo i suoi creatori furiosi. Dopo questo assassinio, gli Stati Uniti stanno cercando di apportare cambiamenti nella Regione con l’obiettivo di diffondere insicurezza e instabilità per creare le condizioni di un ritorno di questo movimento. L’obiettivo degli Stati Uniti è di rendere la nostra Regione non sicura e instabile, perché una delle conseguenze importanti della instabilità, è quella di accrescere il mercato per la vendita delle loro armi e prodotti militari ad alcuni paesi della Regione“. La principale differenza secondo l’Iran nell’approccio contro il terrorismo è che “Contrariamente alle politiche statunitensi, l’Iran cerca sicurezza e stabilità con la partecipazione dei paesi della Regione. Crediamo che se i paesi della Regione non partecipassero unanimi alla ricerca condivisa della sicurezza sul loro territorio, ci sarebbe sempre la possibilità che gruppi terroristici operino con il sostegno americano“.

Anche il Jcpoa resta un fronte aperto. Secondo l’Iran se gli Stati Uniti di Biden torneranno all’attuazione dei loro obblighi e revocheranno le ingiuste sanzioni contro l’Iran, in modo tale da esercitare un positivo impatto sulla vita del popolo iraniano, allora anche l’Iran tornerà al pieno adempimento dei suoi obblighi. Questo processo potrebbe condurre al ripristino della diplomazia multilaterale e il mantenimento degli impegni internazionali. “Nel quadro del JCPOA (qualora gli Stati Uniti rientrino nell’Accordo e si sospendessero le sanzioni) possiamo dialogare con questo Paese. Più precisamente gli USA qualora rientrino nell’ Accordo tornerebbero  a sedere al tavolo negoziale  e quel tavolo nuovamente si trasformerebbe in un 5+1 con la Repubblica islamica dell’Iran. L’Amministrazione Biden deve rimanere fedele alla Risoluzione 2231  e dimostrare la propria buona determinazione interrompendo la guerra  economica iniziata da Trump contro l’Iran. Certo non si può dimenticare che il JCPOA è un Accordo multilaterale il cui processo di  definizione è durato anni. Abbiamo chiaramente detto e qui lo ribadisco che l’ Accordo nucleare è il frutto di uno sforzo diplomatico multilaterale  e dell’ Unione Europea , nella persona dell’italiana  Federica Mogherini che  vi ha svolto un ruolo rilevante. Come tale non è rinegoziabile, né passibile di aggiunte o sottrazioni. – benchè corrano voci negli Stati Uniti e in Europa in questo senso. Ogni proposta di revisione, rinegoziazione o rinnovo sarebbe in contrasto con la Risoluzione 2231 e chiaramente non accettabile nemmeno per l’Iran“.

In questo ambito Iran e Italia hanno alle spalle relazioni durature che hanno attraversato i secoli. “La storia dei rapporti bilaterali tra i due paesi ha sempre dimostrato che esistono le capacità per andare oltre nello sviluppo delle relazioni in diversi ambiti. Abbiamo sempre accolto favorevolmente il contributo dell’Italia alla pace e alla stabilità. Crediamo che la lunga storia di amicizia e di vicinanza tra Iran e Italia e un ulteriore sviluppo delle nostre relazioni, costituisca un grande patrimonio per i due Paesi, al servizio del benessere dei loro cittadini Senza dubbio se gli ostacoli esistenti, comprese le sanzioni, venissero rimossi, l’Italia tornerebbe rapidamente alla sua posizione di primo partner commerciale dell’Iran in Europa con un volume di scambi molto più alto di prima. Le aziende italiane, grandi e piccole, hanno sempre espresso la loro insofferenza verso l’imposizione di sanzioni e di ostacoli nel percorso dei rapporti tra i due Paesi, e sottolineato la loro disponibilità a proseguire le collaborazioni. L’Italia gode di una buon credito tra gli iraniani e in Italia esiste rispetto nei confronti dei rapporti con l’Iran in ogni ambito e dimensione. Posso quindi affermare con sicurezza che se gli ostacoli venissero rimossi, l’Italia tornerebbe rapidamente alla posizione di primo partner commerciale dell’Iran in Europa e si determinerebbero ancor più opportunità rispetto al passato per sviluppare le relazioni tra i due Paesi“.

Resta aperta la questione del rispetto dei diritti umani e della sentenza di morte comminata a Djalali. H.E. Hamid Bayat chiarisce: “Quando si parla di Diritti umani, bisognerebbe fare una distinzione. Un conto è il concetto in sè di diritti umani e la necessità della loro salvaguardia; dubito infatti che esista un Paese al mondo che osteggi seriamente la necessità di promuovere i diritti dell’ Uomo: la società così come la intendiamo non potrebbe autodeterminarsi  senza di essi e non ci potrebbero essere relazioni tra Governance  e popolazione. Altra questione sono alcuni  meccanismi che sottendono la questione dei diritti umani. Ritengo  che questi meccanismi rendano possibile una strumentalizzazione  politica ai danni di quei  Paesi soggetti al monitoraggio del grado di  tutela dei diritti umani. Ci sono vari esempi di ciò: basti osservare come ogni Paese che abbia problemi politici con determinati Paesi , si trovi dopo poco, oggetto di accuse che riguardano la violazione  delle Risoluzioni sui Diritti umani, azioni di  terrorismo, detenzione di armi  di distruzione di massa, non appena però le problematiche di ordine politico vengono superate, anche la questione dei diritti umani perde importanza e la sua discussione scompare dall’ ambito delle relazioni tra quei Paesi, soprattutto con i Paesi occidentali. Doppi standard di giudizio fanno sì che la natura delle problematiche inerenti i diritti umani cambi e che questi alti inalienabili valori si trasformino in meri strumenti con cui perseguire intenti che sono per lo più politici. In relazione ai dossier giudiziari, è importante considerare  i dettagli  di ogni singolo caso, poichè parte delle ambiguità verrebbero chiarite. Riguardo alla vicenda del Sig. Djalali è bene sapere che il processo si è svolto in un ragionevole lasso di tempo  e sulla base di prove certe è stata formulata un accusa di spionaggio: le informazioni  che il suddetto ha messo a disposizione  dei servizi di informazione di paesi ostili hanno reso possibile l’assassinio degli scienziati nucleari iraniani . Nonostante questo, le ultime notizie pervenute dal potere giudiziario, parlano per il momento di una sospensione dell’esecuzione“. 

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