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Le incongruenze del caso Navalny

In Russia c’è un videoblogger che talvolta organizza manifestazioni in piazza, che non ha un effettivo seguito popolare, che non può vantare percentuali elettorali da far pesare in Parlamento e che non gode della stima dei cittadini russi, dei quali molti ne ignorano persino l’esistenza. O almeno è così che viene presentato dai media ufficiali russi. Si chiama Aleksey Navalny, e dalla stampa occidentale viene invece descritto come il “principale oppositore” del regime di Putin. Anche la Wikipedia italiana lo presenta come protagonista della vita politica russa

Ora è tornato alla ribalta per colpa di un “incidente”: un mese fa è stato ricoverato in ospedale in Germania con sintomi da avvelenamento, dopo essere partito dalla città siberiana di Tomsk. Basta sfogliare qualunque giornale italiano o europeo per convincersi che il veleno lo hanno messo gli agenti del Cremlino, ma nei suddetti articoli non c’è mai spazio per il minimo dubbio, non c’è nemmeno il tentativo di un piccolo ragionamento su un caso che invece mostra parecchie stranezze. E allora proviamo qui a fare un po’ di chiarezza, partendo dalle nove domande che Mosca, tramite la sua Rappresentanza permanente presso l’UE, ha rivolto alle Istituzioni europee e agli europarlamentari, i quali si erano affrettati a condannare la Russia basandosi solo sulle tesi del governo tedesco. Il Parlamento Europeo si è infatti occupato di Navalny con grande solerzia, approvando a larga maggioranza una risoluzione su quanto accaduto, a cui ha fatto seguito un comunicato ufficiale in cui la Russia viene velatamente minacciata dell’impossibilità di ripristinare “relazioni normali” finché essa non rispetterà le leggi internazionali e i diritti umani universali.

Innanzitutto qualche delucidazione sul Navalny “uomo che fa paura al Cremlino”. Talmente paura che i suoi video non solo non vengono censurati, ma in Russia sulla prima pagina di Youtube compaiono spesso in evidenza. Il suo canale conta ben 4 milioni di iscritti: ma la sua rilevanza politica non si avvicina minimamente ai partiti dichiaratamente di opposizione, e ce ne sono almeno un paio in Russia, che prendono voti alle elezioni e mandano i loro rappresentanti nelle sedi istituzionali. Navalny no, però sembra disporre dei mezzi finanziari per pagare la propria presenza costante su Youtube, per la quale serve molto denaro. Ed è risaputo che si possono creare migliaia di account falsi o più semplicemente acquistare “like” da società specializzate in questo tipo di servizi, basta avere i soldi. 

Torniamo alle domande che Vladimir Chizhov, Rappresentante permanente della Federazione Russa a Bruxelles, ha sollevato per evidenziare certe stranezze. Le prime due domande racchiudono in pratica tutto il senso della questione: quale strategia razionale può aver spinto le autorità russe a tentare di avvelenare un soggetto la cui popolarità politica si aggira intorno al 2% (secondo un recente sondaggio di Levada Center, una società indipendente), in una città russa da mezzo milione di abitanti, con un agente nervino vietato dalla Convenzione sulle armi chimiche, per poi tentare di salvargli la vita e lasciarlo andare a curarsi in un Paese della NATO, in cui gli esperti locali hanno facilmente scoperto il veleno?

Le autorità tedesche non hanno fornito una risposta alla richiesta russa (emanata già il 27 agosto) di pubblicare i risultati della analisi tossicologiche fatte da un laboratorio militare in Germania. Finora i tedeschi si sono trincerati dietro la scusa delle “informazioni riservate”. Purtroppo però, sulla base di tali informazioni riservate è stato orientato il voto degli europarlamentari, nonché una larga fetta dell’opinione pubblica continentale. A chiedere il dialogo con i medici tedeschi sono proprio quelli russi, che vorrebbero creare una commissione congiunta coi colleghi di Berlino per studiare i dettagli dell’avvelenamento. Ma anche qui, nessuna replica positiva dalla Germania. Peraltro, a giudicare da quanto si legge sui giornali occidentali, soltanto l’Unione Sovietica avrebbe sviluppato quel tipo di agente nervino paralizzante, il Novichok, mentre nel corso di tutti questi anni anche i laboratori militari della NATO hanno provveduto a fare altrettanto, se non altro a scopo difensivo. 

Adesso Navalny è stato dimesso dalla clinica Charité di Berlino. Laboratori in Francia e Svezia avevano confermato la presenza nel suo corpo dell’agente nervino di classe Novichok, come annunciato dal portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert. Così, qualche giorno dopo aver assunto un agente chimico altamente letale, il paziente cammina e sta bene. E allora, l’unica conclusione su cui tutte le parti in causa concordano è questa: Navalny ha una salute di ferro!

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