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Lavoro, Mezzanzanica: la pandemia ha polverizzato i vecchi modelli del passato. Imprese e politica navigano a vista

Mario Mezzanzanica, Pro-Rettore per l’Alta formazione e per le attività del Job Placement eDirettore di Dipartimento di Statistica e Metodi Quantitativi dell’Università Bicocca di Milano, è esperto di analisi delle dinamiche del mercato del lavoro. Lo abbiamo incontrato, virtualmente, durante un seminario organizzato da Forma.Temp, fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione, proprio sul tema della situazione della domanda di lavoro.

Infografica La biografia dell’intervistato Mario Mezzanzanica

Professor Mezzanzanica cosa sta accadendo nel mercato del lavoro a seguito della crisi per l’emergenza da Covid-19.

Siamo di fronte ad uno shock senza precedenti. La chiusura delle attività di tutte le organizzazioni appartenenti a settori economici non essenziali ha avuto ripercussioni immediate ed evidenti ed altre meno esplicite. Forte impatto sulla domanda di lavoro con la caduta delle assunzioni, salvo alcune professioni che sono in crescita anche durante il periodo di lockdown, elevatissima e mai riscontrata sino ad oggi in queste dimensioni in altre situazioni di crisi, domanda di ammortizzatori sociali (cassa integrazione, FIS, cassa in deroga). Qualche dato per dare le dimensioni: 834,8 milioni di ore di CIG (cassa integrazione guadagni) autorizzate fra gennaio e aprile 2020, contro 91 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente.

Cosa si può leggere tra le pieghe dei dati che raccogliete sull’andamento della domanda di lavoro?

Con il CRISP, centro di ricerche interuniversitario, studiamo da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del lavoro attraverso numerose fonti. In particolare, nell’ultimo decennio abbiamo sviluppato, con il progetto WOLLYBI, una solida capacità di osservazione delle dinamiche della domanda che studiamo attraverso gli annunci pubblicati sul WEB. Questa emergenza ha, inevitabilmente, sorpreso il mercato. Le organizzazioni economiche stentano a ridisegnare scenari che non vadano oltre il brevissimo periodo. Le imprese si muovono navigando a vista, tendono a reagire con una risposta istantanea a sollecitazioni del mercato. Questo sollecita tutti gli operatori, in particolare istituzionali, ad una riflessione importante: abbiamo sempre osservato le dinamiche della domanda di lavoro come fattore predittivo le tendenze del mercato in termini di richieste di professioni, competenze, lavori nuovi; di norma eravamo abituati ad un tempo di anticipo dai tre ai sei mesi, in questo momento questo non vale più. 

Infografica – Elaborazione CRISP – Andamento tendenziale professioni

Mi sta dicendo che, almeno per i prossimi mesi, sarà difficile impostare politiche che possano, anche solo di poco, attrezzarsi per gestire anticipatamente le cadute della domanda di professioni e cambiamenti nel mix di competenze richieste?

Voglio dire che per qualche tempo sarà meglio mettere da parte i modelli previsionali, e cercare di organizzare una capacità di lettura puntuale e immediata dei cambiamenti. I modelli previsionali credo che per un po’ non ci aiuteranno a prevedere nulla.

Torno per un momento ai dati che osservate, rispetto all’andamento delle assunzioni quali sono gli elementi più critici che vede?

La crisi ha investito proprio le realtà economiche e occupazionali più dinamiche del paese. Crolla, a marzo, la domanda di lavoro a tempo determinato e l’apprendistato, con diminuzione di oltre il 40% per entrambe le tipologie contrattuali, calano meno i contratti in somministrazione, calano anche i tempi indeterminati. Certo marzo è il mese più drammatico, ma tutto il periodo segna perdite tra il 10 ed il 20% a seconda delle tipologie contrattuali. I settori più colpiti sono il commercio, le costruzioni, l’industria. Ha un segno ovviamente diverso il settore sanitario.

Infografica – Elaborazione CRISP – Dati degli annunci di lavoro sul Web

Guardando la dinamica degli annunci di lavoro, che rileviamo attraverso WOLLYBI, vediamo un andamento della caduta della domanda ( marzo 20 vs marzo 19) che ha la sua punta nel nord ovest (meno 37%), ma che non risparmia nessuna area del paese, dal nord est (meno 34%), al sud (meno 34%). Tiene leggermente meglio il centro Italia (meno 28%). 

Chi sono i soggetti più a rischio nella crisi occupazionale?

Giovani, donne, lavoratori con carriere frammentate, lavoratori stagionali; tutti colo che stanno nella zona di maggiore debolezza professionale stanno già trovando meno opportunità. Questa crisi può avere un forte impatto su un mercato del lavoro già polarizzato fra professioni con skills medio alte e basse, dobbiamo ricardare che il nostro paese è già caratterizzato da anni da difficoltà di ingresso dei giovani nel lavoro, da poca partecipazione, da fenomeni di mismatch. Certamente la crisi, senza adeguati interventi, non potrà che aggiungere criticità a criticità.

Eppure, sono state messe a disposizione risorse importanti per tutelare l’occupazione.

Certamente le risorse in politiche passive (quelle appunto di tutela del reddito) sono importanti, sia pur arrivate con lentezza, ma sono sempre un tampone che non garantisce il futuro. Come sappiamo da anni servono servizi di qualità, un coinvolgimento di tutti gli attori pubblici e privati, politiche per gestire le transizioni (i passaggi da lavoro a lavoro) stabilmente disponibili.

Lei sottolineava la forte variabilità e incertezza che coglie nei comportamenti attuali degli operatori economici, quale può essere una priorità di intervento per permettere di gestire in modo efficace questa crisi e gli impatti che, già sappiamo, nei prossimi mesi potrebbero essere anche numericamente molto significativi?

Ho già indicato alcune priorità, ma se devo sottolineare un punto essenziale metto l’accento sulla necessità che, finalmente, le diverse amministrazioni pubbliche mettano a disposizione i dati. Abbiamo giacimenti di informazioni sterminate che permetterebbero sia di seguire in tempo reale le dinamiche del mercato del lavoro, sia di realizzare integrazioni utili a migliorare la conoscenza dei fenomeni. Oggi diventa un costo insostenibile per la collettività permettere che gelosie e concorrenza fra amministrazioni pubbliche impedisca alle stesse di lavorare in modo integrato sulle informazioni ed alla comunità scientifica di accedere alle stesse, con tutte le cautele legate alla privacy, per sviluppare nuovi modelli e servizi a favore dei cittadini, delle imprese, del mondo della formazione, della scuola e, infine, della stessa pubblica amministrazione.

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Franco Chiaramonte, esperto di politiche del lavoro e della formazione, di cui si occupa da più di 25 anni. E' stato dirigente dell'Agenzia del Ministero del Lavoro, Direttore dell'Agenzia regionale del Piemonte, consulente di Pubbliche Amministrazioni, Enti di formazione, Associazioni di Categoria e Fondi professionali. Si occupa di innovazione, nuovi lavori, piattaforme e sistemi digitali per la valorizzazione degli apprendimenti

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