I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

La zappa sui piedi: ma la Germania rinuncerebbe davvero al gas russo?

E anche questo inverno l’Europa si scalderà con il gas russo: ne avremo bisogno, a maggior ragione, se staremo chiusi in casa per colpa di una pandemia dai numeri discutibilissimi. La Russia rifornisce di gas il Vecchio Continente per una quota che ammonta al 40% del fabbisogno complessivo, mentre rappresenta niente meno che il fornitore principale per il Paese considerato leader politico-economico dell’Unione Europea: la Germania. Quest’ultima compra “calore” dalla Russia più che da Norvegia e Olanda, altri due colossi petroliferi le cui contraddizioni politiche o finanziarie non vengono stranamente mai messe in discussione dalla stampa occidentale. In una situazione del genere, l’Europa rimane legata alla Russia volente o nolente, e sarebbe la prima a soffrire un eventuale boicottaggio basato sulle periodiche accuse di avvelenamenti e violazioni dei principi democratici. L’ultimo pseudo-scandalo è quello montato sulle accuse al Cremlino di aver avvelenato il “principale” oppositore politico del governo russo, Aleksey Navalny: si è immediatamente levato il coro di politici europei, in particolare tedeschi, che chiedono di sanzionare ulteriormente la Russia.

Tuttavia, a prospettare un danno materiale dalle sanzioni antirusse di gran lunga peggiore di qualunque vantaggio politico non sono i fan di Putin, ma gli esperti di settore. Il famoso quotidiano tedesco di economia e finanza Handelsblatt riporta le opinioni di alcuni di essi. Hubertus Bardt, direttore dell’Istituto tedesco di economia (Institut der deutschen Wirtschaft), situato a Colonia, definisce come “assolutamente non realistico”, nonché estremamente rischioso, il pensare di poter sostituire in tempi prevedibili i volumi di energia acquistata da Mosca. Non aiuterebbe nemmeno il GNL o lo shale oil americano, per le cui esportazioni gli USA hanno lavorato molto a livello diplomatico, facendo pressioni sul governo tedesco. Ma offrire compromessi, blandire o ricattare non serve, quando il proprio prodotto è semplicemente inutilizzabile dal potenziale compratore: le industrie tedesche di trasformazione petrolifera, infatti, non possono operare con qualunque volume o qualunque tipo di materia prima. Una conferma di questi ragionamenti arriva anche da Timm Kehler, membro del consiglio direttivo di Zukunft Erdgas, associazione che si fa portavoce di più di cento aziende del settore tedesco del gas. Secondo Kehler, i politici che amano sventolare la minaccia delle sanzioni dovrebbero prima spiegare ai rappresentanti della propria economia nazionale quali sarebbero le conseguenze in termini di aumento dei prezzi per i consumatori e di eventuali interruzioni nell’erogazione del riscaldamento: insomma due elementi non certo secondari. La Germania – motrice produttiva del continente – che tra due anni dirà addio all’energia nucleare e successivamente al carbone e le cui energie rinnovabili non coprono una quota sufficiente di fabbisogno, è passata dal 44% di acquisto di gas russo nel 2016 al 51,6% del 2019. E la tendenza sembra in aumento. In definitiva, la Germania non può permettersi il lusso di rinunciare al calore che le manda la Federazione Russa.

Ma c’è di mezzo il celebre gasdotto Nord Stream 2, quello su cui i politici occidentali si scontrano da diverso tempo. Qualcuno lo vede come grandioso investimento nonché occasione per ottimizzare i rifornimenti dall’est, altri come un cappio al collo della Germania (e dell’UE) che il Cremlino potrebbe stringere a piacimento. È la terza “freccia” della strategia energetica russa puntata verso l’Europa: insieme al suo fratello maggiore Nord Stream 1, il nuovo gasdotto permetterà di trasportare annualmente in Germania altri 55 miliardi di metri cubi di gas naturale. Se verrà completato, si intende. Su di esso si intrecciano molteplici e contrastanti interessi di vari Paesi. Per l’Italia, ad esempio, è stato un affare per imprese come Saipem e Snam che si sono aggiudicate i ricchi appalti; e allora meglio rimandare le considerazioni più strettamente politiche a quando il lavoro sarà finito. Per la Germania la convenienza del secondo Nord Stream è questa: oltre alla notevole crescita del volume di forniture, i tedeschi pagheranno il gas meno degli altri consumatori europei, essendo coloro che nella catena distributiva lo riceveranno per primi.

Altri soggetti sono fortemente contrari, non solo per l’aumento della dipendenza energetica dalla Russia, ma anche perché le tubature aggirano il territorio dell’Ucraina, un tratto ormai inaffidabile e imprevedibile. Ma proprio in occasione di un incontro con il presidente ucraino Zelensky, quello austriaco Kurz ha respinto le richieste di fermare il Nord Stream 2 dopo il caso Navalny. Secondo il Cancelliere federale dell’Austria, si tratta di un progetto di carattere commerciale, di segno positivo, che non dovrebbe essere confuso con le circostanze politiche. Infine, pure il Parlamento Europeo ha sentito l’esigenza di esprimersi sul caso Navalny, votando a favore di nuove sanzioni antirusse e della sospensione dei lavori del Nord Stream 2. Però Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, ha dichiarato che sanzionare un gasdotto non rientra nelle competenze o nelle possibilità delle Istituzioni europee: si tratta di qualcosa a cui devono pensare i governi degli Stati membri, se lo ritengono opportuno. Dunque, la patata bollente resta nella mani di Angela Merkel, che dovrà vedersela non solo con il biasimo europeista, ma anche con l’opposizione interna nel Parlame

Condividi questo post

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password